Trasformare radicalmente il modo in cui le imprese progettano, simulano e governano sistemi complessi. Questo l’obiettivo che si è posta Dassault Systèmes e che ha portato alla realizzazione di 3D UNIV+RSES, un’evoluzione sostanziale del tradizionale digital twin. La nuova proposta affonda le radici nella storia stessa dell’azienda, che ha portato prima alla creazione del software Catia, successivamente alla costruzione di un ecosistema tecnologico in grado di integrare simulazione, trattamento dei dati, dinamiche d’uso e, più recentemente, alla rappresentazione delle interazioni umane all’interno dei processi tramite l’approccio POWER’byAI e le sue piattaforme multi-AI e specifiche per settore, 3DEXPERIENCE (manifatturiero), MEDIDATA (scienze della vita e sanità) e CENTRIC (beni di consumo e alimentazione).
Condividere i gemelli virtuali

Con l’arrivo dei 3D UNIV+RSES, questa evoluzione compie un ulteriore salto: non si parla più di un singolo gemello virtuale, isolato e limitato alla riproduzione digitale di un oggetto, ma di una rete di rappresentazioni digitali interconnesse, costantemente aggiornate da flussi di dati reali e potenziate dall’intelligenza artificiale. L’intento è costruire un ambiente coerente e condiviso in cui ingegneri, tecnici e responsabili di processo possano analizzare come ogni decisione progettuale od operativa influenzerà non solo il prodotto, ma anche l’ecosistema in cui esso si inserisce. “Se consideriamo, per esempio, il mondo dell’automotive, non parliamo più di un modello isolato – osserva Chiara Bogo, strategy & marketing senior director di Dassault Systèmes – ma di un ecosistema dove l’auto dialoga con la strada, il ponte, la fabbrica che l’ha prodotta e perfino con il tecnico che un giorno dovrà ripararla”.
La più avanzata generative economy

Questa visione si inserisce in un cambiamento profondo che sta investendo l’economia industriale. Secondo Umberto Arcangeli, amministratore delegato di Dassault Systèmes Italia, i 3D UNIV+RSES sono una delle manifestazioni più avanzate della generative economy, un paradigma emergente che valorizza l’intersezione tra sostenibilità ed esperienza d’uso. “La vera sfida – spiega – è creare modelli che restituiscano alla società più di quanto consumano. È un principio che vale per i materiali, per i processi produttivi e per l’intero ciclo di vita di un oggetto”. Da qui deriva la struttura stessa della piattaforma, pensata per rappresentare ogni fase dell’esistenza di un prodotto: ideazione, progettazione, industrializzazione, produzione, distribuzione, utilizzo, manutenzione, riuso e smaltimento. Includendo anche le dinamiche di deterioramento naturale dei componenti.
Trasferire competenze
Nell’intero sistema l’intelligenza artificiale, in particolare quella generativa, gioca un ruolo cruciale. Più che sostituire attività ripetitive, l’AI permette di trasformare la conoscenza accumulata dalle organizzazioni in un patrimonio strutturato, interrogabile e condivisibile. Attraverso quella che Dassault Systèmes chiama generative experience, la piattaforma può analizzare decenni di progettazione, test di validazione, feedback operativi e interventi di manutenzione, restituendo configurazioni intelligenti, suggerimenti e scenari che sarebbe difficile ottenere con strumenti tradizionali. Come sottolinea Arcangeli, “l’AI è utile solo se sa attingere a ciò che un’azienda ha imparato nel tempo. Automatizzare ha senso, ma trasferire competenze alle nuove generazioni è ancora più importante”.
L’AI come virtual companion
Il ruolo delle persone rimane quindi centrale, come evidenzia Bogo: “Il punto non è sostituire i tecnici, ma permettere loro di ampliare le proprie capacità. L’AI deve diventare il loro compagno di lavoro, non un concorrente”. È in quest’ottica che nasce il virtual companion, una figura digitale pensata per affiancare i professionisti nelle attività quotidiane: supporta la generazione di documentazione tecnica, facilita il recupero immediato di informazioni, fornisce assistenza contestuale durante processi complessi, accompagna nella formazione interna i nuovi assunti e alleggerisce il carico operativo dei profili più esperti.
La piattaforma dei 3D UNIV+RSES si basa su una serie di componenti strettamente integrati: dai gemelli virtuali alle funzioni generative, dal companion AI alle esperienze immersive, fino al sense computing, una tecnologia che porta la simulazione oltre la rappresentazione visiva trasformandola in interazione fisica tridimensionale. Questi strumenti permettono di testare prodotti e processi in ambienti controllati e privi di rischi, di pianificare manutenzioni complesse senza interrompere le linee produttive e di formare il personale attraverso scenari realistici. Ne derivano vantaggi significativi in termini di riduzione dei costi, prevenzione degli errori, accelerazione dei tempi e incremento della qualità operativa.
Un accordo con Apple ha portato a integrare Apple Vision Pro in 3D UNIV+RSES e alla realizzazione dell’applicazione 3DLive. Grazie a quest’ultima, i gemelli virtuali creati sulla piattaforma 3DEXPERIENCE possono “uscire dallo schermo” ed entrare nello spazio fisico dell’utente, consentendo la visualizzazione in tempo reale e la collaborazione dei team in ambienti realistici. Le telecamere, i sensori e il tracciamento avanzati di Apple Vision Pro consentono inoltre ai gemelli virtuali di interagire con il mondo fisico che li circonda nei 3D UNIV+RSES.
Non solo per il manifatturiero
Le applicazioni non si limitano però al mondo manifatturiero: la stessa logica può essere estesa alla sanità, alla gestione urbana, all’ingegneria civile e all’infrastruttura territoriale, per supportare decisioni operative e strategiche. “L’importante è che la simulazione non resti fine a sé stessa – conclude Bogo –. Deve diventare uno strumento decisionale, un supporto continuo alla pianificazione e alla gestione”.
L’obiettivo di 3D UNIV+RSES non è soltanto generare modelli sempre più accurati, ma costruire un sistema in grado di proteggere, far crescere e rendere accessibile la proprietà intellettuale delle aziende. Come osserva Arcangeli, “il futuro non dipenderà solo dalla qualità dei prodotti, ma dalla capacità di valorizzare ciò che le aziende sanno, ricordano e imparano”.

