Nell’ambito delle sfide energetiche e climatiche che devono affrontare le imprese, le cleantech non sono più solo una voce di bilancio o una dichiarazione di intenti: sono strumenti che consentono di individuare praticamente dove si hanno consumi eccessivi, perché si verificano e come intervenire per migliorare l’efficienza e ridurre costi. Vediamo quali “tecnologie pulite” possono aiutare le aziende a mappare i consumi, tradurre i dati in azioni e misurare i risparmi.
Mappatura dei consumi e strumenti analitici
Le imprese che vogliono tagliare consumi inutili devono prima di tutto conoscere con precisione la loro “anatomia energetica”: quali macchine o reparti assorbono più potenza, in quali fasce orarie si concentrano i picchi, dove si verificano dispersioni termiche o inefficienze nei processi. Qui entrano in gioco sensori, sub-metering e piattaforme di gestione energetica. Installando contatori di seconda e terza classe a livello di singola linea produttiva, di singolo quadro elettrico o di specifico impianto di climatizzazione, le aziende possono acquisire dati ad alta granularità: consumi istantanei, profili temporali, fattori di potenza e frequenza di avvio di carichi pesanti. Questi dati, aggregati su piattaforme cloud e combinati con i dati di produzione e di occupazione, permettono di tracciare i “pattern” che rivelano sprechi – ad esempio frigoriferi che lavorano a vuoto nelle ore notturne o forni che restano in temperatura oltre il necessario – e di definire priorità d’intervento.
Le soluzioni di energy management basate su algoritmi permettono di andare oltre il semplice reporting, trasformando dati grezzi in insight operativi. Le piattaforme moderne con funzioni di machine learning possono identificare anomalie, prevedere picchi futuri e suggerire azioni correttive in tempo reale, come lo spegnimento temporaneo di carichi non essenziali, la riallocazione della produzione in fasce orarie a minor costo energetico o l’attivazione automatica di sistemi di accumulo. L’adozione di digital twin per impianti critici consente inoltre di simulare scenari “what-if” – quale risparmio si ottiene abbassando di un grado la temperatura di processo, o quanto si riducono i picchi se si interviene su un singolo ventilatore – senza interrompere la produzione effettiva.
Le tecnologie cleantech non esauriscono il loro valore nella sola “intelligenza” dei dati: esistono interventi fisici che le aziende possono attivare con ritorni rapidi. L’efficientamento degli edifici attraverso coibentazioni, sistemi HVAC più moderni e lampade LED a controllo dinamico rimane una leva importante, soprattutto se affiancata a sistemi di controllo automatico che modulano consumi in funzione dell’occupazione reale. La cogenerazione e il recupero di calore nei processi industriali permettono di sfruttare energia che altrimenti verrebbe dispersa. L’integrazione tra misurazione, analisi e intervento operativo è ciò che avvalora l’argomento del risparmio: quando una misura identifica un problema e la macchina lo corregge automaticamente, il risultato è misurabile e replicabile.
Un mercato in rapida crescita
Dal punto di vista del mercato, la domanda per questi prodotti e servizi è cresciuta rapidamente negli ultimi anni. Secondo le stime di Grand View Research, il mercato globale delle tecnologie pulite ha raggiunto nel 2024 916,20 miliardi di dollari in termini di fatturato aggregato e le previsioni indicano che il valore complessivo raggiungerà i 1.844,70 miliardi di dollari entro il 2030, con un CAGR del 12,7% dal 2025 al 2030. In particolare, Global Market Inside indica un mercato globale degli Environmental management systems (EMS) di circa 12-13 miliardi di dollari nel 2024, con proiezioni che lo vedono crescere fino a 28-30 miliardi di dollari entro il 2034, con un CAGR prossimo all’8,5 %, segnalando una domanda forte per software e servizi che orchestrano sensori, dati e controllo degli impianti. Questa crescita è alimentata sia dalla pressione regolatoria che dalla volontà delle imprese di ridurre costi energetici e impronta di carbonio.
Anche gli investimenti nella transizione energetica continuano a sostenere l’ecosistema cleantech. Pur con oscillazioni geografiche e politiche, i flussi di capitale verso energie rinnovabili, accumulo e tecnologie di rete sono rimasti elevati nel 2024 e nel 2025: un report di Bloomberg evidenzia come gli investitori privilegino soluzioni che combinano riduzione dell’intensità carbonica e ritorno economico misurabile. Questi capitali alimentano sviluppo di prodotti, scalabilità delle piattaforme e adozione su scala industriale.
I 4 elementi chiave delle cleantech company
Le cleantech company che offrono il maggior valore alle imprese sanno combinare quattro elementi: misurazione di qualità (hardware affidabile), integrazione (API con ERP e sistemi di controllo), analytics avanzati (ML, anomaly detection, previsioni di consumo) e capacità di esecuzione sul campo (project management per retrofit, commissioning e mantenimento). È in questa intersezione che nascono le soluzioni “as-a-service” che permettono anche a PMI di accedere a tecnologie prima riservate alle grandi aziende: contratti di rendimento energetico, modelli di servizio che prevedono la condivisione del risparmio e finanziamenti che ammortizzano l’investimento iniziale.
Un altro trend che accelera l’efficacia degli interventi è l’integrazione con mercati e servizi di flessibilità energetica. Le aziende dotate di sistemi di controllo intelligenti possono partecipare a meccanismi di demand response, modulando i carichi in momenti di prezzo elevato o quando la rete richiede stabilizzazione, ottenendo ricavi aggiuntivi e riducendo il costo totale dell’energia. Anche l’uso di sistemi di accumulo e la collaborazione con aggregatori sono leve che trasformano un centro di consumo in un attore attivo del sistema elettrico, con benefici economici e ambientali.
Chiari KPI e formazione per abbattere gli sprechi
Non vanno trascurati i vincoli: molte realtà sono rallentate da barriere interne come la scarsa alfabetizzazione energetica dei team operativi, la frammentazione dei dati e la reticenza a investire in manutenzioni preventive. La digitalizzazione, se proposta senza una chiara roadmap di change management, rischia di produrre report che rimangono consultati e non convertiti in azioni. Perciò le migliori cleantech company abbinano la tecnologia a servizi di consulenza che accompagnano il cliente nella definizione di KPI energetici, nella formazione del personale e nella strutturazione di processi che standardizzano la risposta a allarmi e opportunità. Guardando al prossimo futuro, le prospettive rimangono positive: la decarbonizzazione della generazione, la caduta dei costi delle tecnologie pulite e la crescente normazione su disclosure e reporting ESG spingono le aziende a dotarsi di strumenti più sofisticati per il controllo dei consumi. Tuttavia, la trasformazione non è solo tecnica; è gestionale e culturale. Le imprese che riusciranno a integrare i dati energetici nei processi decisionali quotidiani – pianificazione della produzione, ciclo di vita dei macchinari, politiche di manutenzione predittiva – saranno quelle in grado di convertire l’investimento in risparmio reale e in vantaggio competitivo.
Dai sensori all’AI, così l’efficienza diventa intelligente
La forza delle cleantech non sta solo nella novità, ma nella capacità di connettere tecnologie esistenti, analisi dati e automazione. Il primo passo è la misurazione: sensori e sistemi di sub-metering permettono di rilevare i consumi di una singola linea, di un compressore o di un reparto, individuando sprechi e anomalie che un tempo restavano nascosti. Ma il vero salto avviene con gli Energy management systems, piattaforme che aggregano i dati in tempo reale, li integrano con produzione e manutenzione e li trasformano in mappe comprensibili, fino ad attivare direttamente correzioni automatiche. A potenziarne l’efficacia è l’intelligenza artificiale, che grazie al machine learning riconosce pattern anomali, prevede picchi futuri e suggerisce azioni correttive difficili da cogliere per l’occhio umano. Sempre più diffusi sono anche i digital twin, repliche virtuali di impianti e macchinari che consentono di simulare scenari – come ridurre una temperatura di processo o anticipare la manutenzione – calcolando risparmi ed effetti ambientali prima di intervenire sul reale. L’ultimo tassello è il demand response: collegando i sistemi di consumo ai mercati energetici, le aziende possono modulare i carichi in base a prezzi e segnali di rete, trasformandosi da consumatori passivi in attori attivi. In questa integrazione – dalla misura all’analisi, dalla previsione all’azione – si gioca la vera potenza delle cleantech, ovvero la capacità di coniugare efficienza, competitività e sostenibilità.
Manufacturing e retail, use case concreti
Quando si parla di cleantech si pensa spesso a concetti astratti, ma concreti use case nel manufacturing e nel retail mostrano la loro efficacia. Nelle fabbriche, i sistemi di monitoraggio hanno rilevato consumi anomali legati ai compressori d’aria: perdite non rilevate o pressioni eccessive possono generare sprechi da decine di migliaia di euro l’anno. Sensori e modelli predittivi permettono di intervenire subito, riducendo dispersioni e pianificando manutenzioni preventive. Nei forni industriali, invece, lo spreco deriva dal mantenimento della temperatura anche quando non serve: digital twin e intelligenza artificiale simulano scenari di spegnimento o modulazione, calcolando i benefici prima di agire. Nel retail, l’impatto riguarda soprattutto la refrigerazione. Un supermercato medio gestisce centinaia di frigoriferi e banchi frigo, responsabili di gran parte della spesa energetica. Il monitoraggio intelligente rileva anomalie come apparecchi accesi durante la chiusura o guarnizioni usurate che costringono i motori a lavorare di più. Correggere queste situazioni riduce i consumi e allunga la vita degli impianti. Anche l’illuminazione è sotto osservazione: sensori di presenza e controllo dinamico dei LED adattano la luce alle reali esigenze, evitando reparti illuminati a piena potenza senza clienti. La vera novità sta nell’automazione e nella misurabilità: i dati raccolti prima e dopo gli interventi documentano i risparmi, rafforzando fiducia e trasparenza. Così, sia nel manufacturing sia nel retail, le cleantech generano risparmi, migliorano la sostenibilità e offrono un vantaggio competitivo, perché dimostrare con dati concreti l’impegno ambientale rafforza la reputazione e la relazione con clienti e stakeholder.

