Partiamo da un chiarimento di fondo. Perché ritiene che il concetto di data center non sia ancora ben compreso, soprattutto in relazione all’AI generativa?
Sento troppo spesso chi si focalizza sull’impatto che il consumo energetico dei data center può avere, soprattutto in relazione all’incremento richiesto dall’intelligenza artificiale generativa, senza considerare la catena del valore che queste infrastrutture attivano. Il data center è costituito da dispositivi di calcolo che trasformano energia in contenuti al servizio delle persone, che ampliano la conoscenza e la produttività: dalle previsioni del tempo, ai servizi in ambito sanità, al supporto nel lavoro e nella vita quotidiana.
Il progresso di un Paese non può prescindere dalla tecnologia e il consumo energetico dei data center è un trade-off positivo rispetto all’energia che andrebbe comunque spesa per eseguire in modo meno efficace le attività su cui ha un impatto diretto o indiretto.
In termini di efficienza, la tecnologia ha davvero ridotto il rapporto tra energia impiegata e risultato ottenuto?
Sì. La crescente richiesta di capacità di calcolo rende i server sempre più compatti e richiede raffreddamento a liquido. Il mio primo lavoro 35 anni fa mi portò a operare sul raffreddamento a liquido di un Cray Supercomputer che ai tempi consumava 25 kW, e che aveva un ingombro pari a metà stanza. Oggi, un sistema di raffreddamento a liquido che raffredda rack da 130 kW occupa poco più del volume di un armadio a un’anta. Questo viaggio dell’ottimizzazione ci porta verso quella che definiamo “unit of computing” che integra i server con l’infrastruttura che li contiene e li raffredda.
È qui che si inserisce il vostro approccio denominato OneCore. Che cos’è e perché lo avete lanciato ad agosto?
Vertiv OneCore è una soluzione infrastrutturale prefabbricata ibrida pensata per elevate densità di elaborazione e raffreddamento che integra moduli di potenza, di raffreddamento e la superstruttura Vertiv SmartRun. È disegnata intorno all’architettura di Nvidia e risponde all’esigenza di accorciare i tempi di messa in opera dei data center rispetto ai metodi tradizionali che non risultano più congruenti con i cicli di innovazione tecnologica come, per esempio, la frequenza di rilascio delle nuove generazioni di server. Oggi può accadere che, quando il data center è pronto, si trovi a dover operare con sistemi che sono già di una o addirittura due generazioni precedenti.
Quanto si accorcia il percorso da decisione a messa in esercizio con OneCore?
Dal classico orizzonte di 12-24 mesi si può arrivare a 8-12 mesi.
In che cosa OneCore si differenzia dal data center modulare prefabbricato?
Il data center modulare continua a essere prodotto e adottato ed è costituito da moduli prefabbricati: costruiti, testati, smontati, spediti e riassemblati. Vertiv OneCore parte, invece, dal bisogno di ridurre i tempi adottando un approccio ibrido: non più soli moduli, ma vere e proprie unità prefabbricate integrate su basamento metallico che noi chiamiamo “skid”, già cablate e collaudate, pronte per l’installazione in sito. Le tre macro aree infrastrutturali coperte sono i Power Modules (comprensivi di interruttori, UPS, batterie, distribuzione), il white space (con server, cablaggi in fibra, alimentazione) e la parte di distribuzione superiore che chiamiamo Vertiv SmartRun.
Spieghiamo meglio come è fatta questa distribuzione in modalità “sopra rack”?
Un data center ad alta densità da 10 MW può alloggiare un’ottantina di rack da circa 130 kW ciascuno ma, alimentarli e raffreddarli tutti, diventa estremamente complesso. I Vertiv SmartRun sono superstrutture prefabbricate alte circa due metri che si installano sopra i rack e distribuiscono, in modo pre-assemblato e collaudato, alimentazione elettrica, connettività e raffreddamento a liquido. Questo approccio favorisce le attività di manutenzione e riduce tempi di cantiere ed errori, perché i componenti critici vengono montati e testati in fabbrica, in ambiente controllato, mentre le attività richieste in sito sono unicamente quelle di eseguire l’assemblaggio e il collegamento e il successivo collaudo.
OneCore può innestarsi su data center esistenti o resta “isola a sé”?
Vertiv OneCore va pensato come una suite, stile Microsoft Office 365 e ti consente di sfruttare al meglio tutte le potenzialità dei singoli elementi. Rispetto a un’infrastruttura esistente si possono usare i pilastri costitutivi che lo compongono come il PowerTrain, che è la linea che si estende dalla media tensione fino al chip, sia della Cooling chain che integra tutti gli elementi per la gestione del trasferimento di calore, dal riuso dello stesso per riscaldamento distrettuale o all’uso del Freecooling senza usare una goccia d’acqua nel processo.
Il calore rilasciato sulla Cooling chain può quindi diventare una risorsa?
Sì. Lo chiamiamo calore “nobile”: il liquido di raffreddamento esce a circa 50 gradi ed entra nella cosiddetta Secondary Fluid Network e potrebbe alimentare reti di teleriscaldamento ove vi siano le reti di distribuzione o come incentivo alla loro realizzazione.
In Italia avete già collegato data center a teleriscaldamento?
In Italia no. Esistono recuperi di calore interni agli edifici, ma non collegamenti a teleriscaldamento veri e propri cosa che invece abbiamo in altri progetti fuori Italia. Non dipende solo da noi: servono condizioni territoriali e prossimità. Ad esempio, l’idea di spostare i data center lontano dalla città va in conflitto con l’uso del calore dove serve e dove può produrre un vantaggio per la comunità.
Qual è oggi il limite nello sviluppo dei data center?
Il limite non è la tecnologia, ma la capacità di implementarla e utilizzarla. Vertiv, in questi anni, ha saputo interpretare con lucidità le evoluzioni del mercato, investendo con anticipo rispetto alle esigenze che sarebbero poi emerse.
È un percorso iniziato già nei primi anni 2000, con i primi colocation data center, e sostenuto da continui investimenti in ricerca e sviluppo nelle nostre sedi italiane — oggi riconosciute come un modello di riferimento a livello mondiale. Nel tempo, abbiamo consolidato questa visione attraverso acquisizioni strategiche mirate a integrare tecnologie complementari, creando sistemi capaci di confluire in soluzioni complete come Vertiv OneCore. Tra le più significative ricordiamo alcune:
- E+I Engineering (2021), specializzata in blindosbarre di distribuzione e sistemi elettrici modulari, oggi parte integrante delle nostre soluzioni integrate.
- Cooltera, frutto di una lunga collaborazione e ora pienamente integrata nel portafoglio Vertiv per il liquid cooling
- Great Lakes, che rafforza e sviluppa la nostra presenza nell’ambito del white space.
- Waylay NV, azienda leader nel digital twin e nel monitoraggio real time basato su intelligenza artificiale, destinata a ridefinire il paradigma dei servizi di continuità attraverso il monitoraggio predittivo.
Come vi rapportate allo sviluppo tecnologico nel white space?
Vertiv è specializzata in data center e la competenza che abbiamo maturato ci pone una generazione oltre il mercato. Abbiamo relazioni di collaborazione molto strette con i vendor specializzati nella componente di elaborazione come NVIDIA e Intel. Per esempio, qualche mese fa NVIDIA ha annunciato le proprie soluzioni rack a 800 Volt in corrente continua insieme alle nostre soluzioni in grado di alimentarle e che arriveranno in commercio nel 2026. Il nostro approccio è di vivere nel futuro per essere sicuri che quello che viene portato nel presente sia esattamente ciò che serve a risolvere i bisogni del cliente di oggi e di domani.

