Sostenibilità dei data center oltre il PUE

Ridurre l’impronta di carbonio e rafforzare il bilancio di sostenibilità sta diventando un vincolo operativo, non solo reputazionale. Tra nuove metriche, obblighi europei di rendicontazione e obiettivi 24/7 carbon-free, il 2025 segna un cambio di passo per progettazione, approvvigionamento energetico e disclosure.

Per un decennio l’efficienza è stata raccontata quasi solo attraverso il PUE (Power usage effectiveness). Nel 2025, però, il PUE medio ponderato dell’industria resta pressoché stabile attorno a 1,54, sesto anno senza progressi sostanziali: un segnale che i margini “facili” sono esauriti e che l’ottimizzazione va cercata in altre dimensioni come impronta di carbonio, acqua e riuso del calore. È qui che entrano in gioco metriche complementari: il CUE per l’intensità di carbonio e il WUE per l’uso idrico, indicatori esplicitamente promossi anche dalle linee guida del Dipartimento dell’Energia USA per la progettazione efficiente dei data center, che invitano a puntare al 100% di energia rinnovabile per il 100% del tempo e a minimizzare l’uso d’acqua con strategie di raffreddamento “dry” quando possibile. L’Open Compute Project, a sua volta, nel Data Center Facility Sustainability Metrics formalizza set di KPI per strutturare CUE e inventari di emissioni in modo confrontabile tra operatori e regioni.

Obblighi europei e reporting come requisito normativo

In Europa la sostenibilità è ormai materia regolata, con impatti diretti sui data center. La direttiva sull’efficienza energetica, nella versione riveduta, introduce l’obbligo di monitorare e riportare le performance dei data center in un database europeo, con indicatori su energia, temperatura, uso dell’acqua, quota rinnovabili e recupero di calore per siti sopra una certa soglia di consumo. La Commissione europea per l’Energy efficiency directive (EED) in un atto delegato ha esplicitato i KPI allineando la rendicontazione ai requisiti tecnici.

Sul fronte corporate, la Corporate sustainability reporting directive (CSRD) estende in profondità il perimetro del bilancio di sostenibilità e rende gli European sustainability reporting standards (ESRS) la base tecnica per la rendicontazione; per i gruppi extra UE con presenza significativa nel mercato europeo, l’entrata in vigore dei requisiti è stata confermata con tempistiche previste indicativamente a partire dal 2028-2029.

In parallelo, il Climate neutral data centre pact anticipa impegni di settore su energia 100% rinnovabile o carbon-free su base oraria entro il 2030, con un target intermedio al 75% entro fine 2025 e un allineamento crescente agli obblighi pubblici per superare gli audit basati su autoregolamentazione e orientarsi, invece, verso una rendicontazione conforme agli obblighi normativi.

Decarbonizzazione “reale” e transizione verso il 24/7 carbon-free

L’evoluzione del settore non si gioca solo sulla quantità annuale di rinnovabili contrattate, ma sulla coerenza oraria tra consumo e generazione a zero emissioni.

Pioniere di questo approccio, Google misura da anni l’allineamento orario 24/7 integrando contratti di acquisto di energia a lungo termine (PPA) e certificati granulari per avvicinare il consumo di ciascun data center alla produzione locale di energia a zero emissioni: un paradigma che sta diventando riferimento anche per altri hyperscaler e operatori europei. L’IEA, nel report Energy demand from AI , stima che il consumo elettrico dei data center possa raddoppiare fino a circa 945 TWh entro il 2030 nello scenario base (quasi il 3% dei consumi globali) con una crescita media del 15% annuo nel periodo 2024-2030 trainata anche da AI e nuove applicazioni. In questo contesto, la decarbonizzazione “aggiuntiva”, che porta nuova capacità rinnovabile in rete e la usa nelle stesse ore del consumo, diventa discriminante rispetto a un semplice bilancio annuale di certificati.

Come cambia il bilancio di sostenibilità per un operatore europeo

Un bilancio di sostenibilità completo non è più solo CO2. L’uso idrico finisce sotto i riflettori dei regulator e delle comunità locali, con pressioni per scegliere tecnologie di raffreddamento che minimizzino i consumi nei periodi critici e per documentare il WUE con la stessa precisione del PUE.

In molte città europee, inoltre, cresce l’attenzione per il recupero di calore verso reti di teleriscaldamento, che la stessa direttiva europea considera tra i KPI da tracciare nel database dei data center e che rappresenta una leva che può migliorare il valore ambientale e sociale dei progetti. L’effetto pratico delle nuove esigenze di reporting è una pressione “a monte” sulle scelte tecniche.

La stabilità del PUE a 1,54 segnala che la vera frontiera competitiva si sposta su tre assi: approvvigionamento energetico a basse emissioni nelle stesse ore del consumo; architetture termiche capaci di ridurre WUE e stress idrico; misurazioni granulari e auditabili delle emissioni Scope 1-2-3 (dirette, da energia acquistata, altre emissioni) per alimentare un bilancio di sostenibilità che risponda a CSRD ed ESRS.

Gli hyperscaler stanno già incorporando questi vincoli in target ambiziosi al 2030: nel caso di Microsoft, per esempio, carbon negative e water positive, con investimenti su rimozione di CO2 e riduzione dei consumi idrici rientrano tra gli obiettivi descritti e tracciati nel report di sostenibilità 2025 dell’azienda.

Per un operatore europeo, il bilancio di sostenibilità 2025-2026 dovrà integrare indicatori operativi e obiettivi coerenti con gli standard ESRS e il database previsto dalla direttiva EED: inventario CO2 con l’indice CUE e la quota di energia carbon-free per sito misurata ora per ora (24/7); indice WUE di uso dell’acqua con evidenza della stagionalità e delle misure di risparmio nei picchi; piani di recupero e riuso del calore e di collegamento al teleriscaldamento; percentuale di energia acquistata tramite contratti a lungo termine (PPA) aggiuntivi; roadmap per le emissioni Scope 3 legate alla filiera dell’hardware e alle fasi di costruzione. Il tutto dentro un contesto di domanda elettrica in accelerazione, che rende imprescindibile legare i progetti di capacità a strategie di decarbonizzazione “ora per ora” e a un dialogo trasparente con i territori.

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