Jeff Bezos: “Stabili nella vision, flessibili nei dettagli”

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Interessante, e non poteva essere diversamente visto il livello dei protagonisti, il talk andato in scena nell’ultima giornata dell’Italian Tech Week svoltasi la settimana scorsa a Torino. On stage infatti c’era a parlare di imprenditoria, tecnologie e futuro, Jeff Bezos (fondatore di Amazon e Blue Origin) intervistato e sollecitato alle riflessioni da John Elkan (presidente di Ferrari e Stellantis e amministratore delegato di Exor).

Più che un editoriale, quindi, vi propongo un’analisi ragionata su alcuni punti emersi nell’incontro. Punti non banali, a mio avviso, sia sul fronte dello sviluppo imprenditoriale e dell’organizzazione di impresa, sia sulla tecnologia e sul futuro impatto che questa avrà ridisegnando prodotti, servizi, relazioni sociali in sempre più ambiti del nostro vivere.

Fondamentale, nell’esperienza di Bezos e come consiglio alle giovani generazioni, è stato quello di  coltivare una mentalità innovatrice, essere entrepreneur sia se si fonda una propria impresa sia se si lavora in una grande azienda. Anzi, ripensando al proprio passato, il fondatore di Amazon ritiene che il passaggio esperienziale in una big company, apprendendo regole, modelli, practice e i fondamentali di un’organizzazione, sia un momento davvero molto formativo. Anche le grandi aziende hanno bisogno di anticonformisti, di gente in grado di scardinare il pensiero dominante, con curiosità ma anche con senso di responsabilità. Ma quali sono le chiavi di lettura per provare ad avere successo? Interessante la risposta di Bezos: “La tecnologia è in continuo cambiamento e i mercati sempre in evoluzione: devi saper pensare in una modalità long term, identificando, anche in periodi di forte trasformazione, i punti di stabilità, i customer need. Puoi cambiare i dettagli tecnologici e di servizio, ma non i bisogni, perché la realtà vince sempre. Devi riuscire a essere stabile nella visione e flessibile nei dettagli”.

Tutto questo si scontra, o meglio deve essere declinato correttamente, con la realtà delle imprese. “Jeff, mi disse una volta un collaboratore facendomi pensare a fondo al mio approccio in aziendatu hai così tante idee da distruggere Amazon”. Un monito che è stato utile a ri-parametrare l’approccio innovativo in azienda perché, come sostiene Bezos, ogni volta che si rilascia un’idea si crea un backlog, una coda, un work in progress. Serve quindi la capacità di rilasciare innovazione al ritmo corretto affinché l’organizzazione possa accettarla e metabolizzarla. Se accumuli troppo, non aggiungi valore, ma defocalizzi.

Il passo successivo, nell’esperienza di Bezos, è stato quindi quello di ritarare il focus: “Il punto era diventato quindi: come posso disegnare un’organizzazione che sia pronta ad accogliere nuove idee?”. Ecco allora, nell’esperienza di Bezos, una prima ricetta: costruire il giusto mix di persone e di modelli disegnando i giusti senior team in raccordo alle spinte innovatrici continue; le giuste leadership, la giusta “larghezza di banda” per le persone, perché queste potessero essere più agili, più intraprendenti e “imprenditrici”, libere di sperimentare e agire. “E’ così che abbiamo costruito un’azienda in grado di fare più di una cosa alla volta – ha detto Bezos. – E in ogni caso un principio fondamentale è avere la capacità di conoscere a fondo, sia individualmente sia da parte dell’organizzazione, se la ‘grande idea’ che hai avuto si armonizza davvero con i customer need. L’analisi dei dati è fondamentale (e su questo, immagino, sarete d’accordo che il personaggio ha abbastanza esperienza – ndr) ma non puoi limitarti a questo. Serve la persona e la sua capacità di esplorazione, di ‘sentire’ le cose. Ci deve essere una componente intuitiva, di istinto e di presentimento”.  Un punto interessante soprattutto in vista del tema successivo, più tecnologico e inevitabilmente legato all’intelligenza aArtificiale, ma non solo.

Cambiamenti strutturali e un futuro…exciting

Secondo il fondatore di Amazon, in questa fase iniziale di diffusione delle tecnologie di AI c’è ancora molta sperimentazione e anche dal punto di vista finanziario-speculativo, si è nel periodo in cui si cerca di capire quali siano le buone idee su cui investire e su quali invece non vi siano grandi prospettive. Tuttavia quello che va considerato, e che spesso si dimentica, è che stiamo parlando, come avvenuto in passato per l’energia elettrica e per Internet, di una tecnologia infrastrutturale destinata a cambiare ogni ambito di business, ogni industry: “L’impatto sarà enorme in termini di crescita di qualità e di produttività. Ogni impresa ne sarà cambiata, pur con difficoltà e ritmi diversi. Non abbiamo ancora la reale percezione di quanto potrà essere profondo questo cambiamento né l’impatto che l’AI avrà in termini di benefici per l’umanità. Una cosa è certa: dobbiamo essere entusiasti del futuro che ci attende”.

Un futuro che sembra un libro di fantascienza ma che Bezos traguarda a soli 15-20 anni: “Inizieremo a costruire giganteschi data center da gigawatt nello spazio, dove sfrutteremo al meglio, 24 ore su 24, l’energia solare. Milioni di persone vivranno nello spazio e lo spazio ci darà la possibilità di rendere la terra un posto migliore di quello che è oggi”. E non potevamo che chiudere con una frase di Bezos che, in tempi di intelligenza artificiale e incubi distopici, suona davvero molto bene: “Noi esseri umani avremo ancora un significato centrale nelle nostre vite, nonostante la tecnologia”.

 

Stefano Uberti Foppa
Stefano Uberti Foppa
Giornalista professionista, è stato direttore della rivista e del portale ZeroUno per 22 anni. Inizia a occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno, edito da Arnoldo Mondadori Editore, di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Fonda nel 2006 la casa editrice Next Editore, poi confluita, nel 2017, nel Gruppo Digital360. Si occupa dell’analisi dell’evoluzione digitale sia in rapporto allo sviluppo di impresa sia all’impatto sui modelli organizzativi e sulle competenze professionali ed è oggi opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia.

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