La crescita delle videoconferenze negli ultimi anni ha reso evidente quanto sia cruciale l’infrastruttura tecnologica che le sostiene. Nel solo 2022, i dipendenti hanno partecipato al 60% in più di riunioni remote rispetto al 2020 e, secondo le analisi, la maggior parte dei professionisti prende parte ad almeno tre meeting virtuali a settimana. Una consuetudine che si è consolidata e che richiede prestazioni costanti e affidabili.
Dietro a ogni videochiamata si trova una rete complessa di dispositivi, software, sistemi di rete e server che lavorano insieme per garantire qualità e continuità. Tuttavia, è il data center a svolgere il ruolo centrale: qui convergono elaborazione, storage e interconnessione, creando l’ambiente che permette a milioni di utenti di collegarsi senza interruzioni.
L’infrastruttura dietro una videochiamata
Una sessione di videoconferenza si appoggia a vari livelli tecnologici.
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Dispositivi degli utenti: smartphone, PC e tablet che inviano e ricevono flussi audio-video.
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Applicazioni: software come Zoom, Microsoft Teams, Webex o Google Meet, basati su protocolli di compressione e trasmissione avanzati.
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Networking: switch, router, firewall, dorsali in fibra ottica e cavi sottomarini che trasportano i dati.
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Server e storage: risorse che gestiscono in tempo reale connessioni, flussi multimediali e archiviazione di registrazioni.
Questi elementi, pur essendo distribuiti in più punti della rete, trovano nei data center il nodo cruciale che li coordina e li integra.
Zoom ed Equinix, una collaborazione strategica
L’espansione globale di Zoom è un esempio di come l’infrastruttura di colocation e interconnessione consenta alle piattaforme di scalare rapidamente. Dal 2015 l’azienda si affida alla rete Equinix, sfruttando la piattaforma di data center International Business Exchange (IBX) presente nei principali hub tecnologici mondiali.
Oggi Zoom opera nei data center Equinix di nove mercati chiave: Silicon Valley, New York, Toronto, Tokyo, Hong Kong, Sydney, Melbourne, Amsterdam e Francoforte. Per garantire resilienza e continuità del servizio, sono stati attivati almeno due data center in ciascuna delle macroregioni globali: Americhe, EMEA e Asia-Pacifico.
Questa architettura consente non solo affidabilità, ma anche tempi di latenza ridotti grazie alla vicinanza fisica agli utenti. Attraverso Equinix Internet Exchange, Zoom beneficia inoltre di un peering scalabile tra operatori globali, mentre con Equinix Cloud Exchange Fabric è in grado di configurare in pochi giorni nuove connessioni verso partner, cloud provider e clienti.
Perché l’infrastruttura è decisiva
La pandemia ha accelerato l’adozione delle videoconferenze, ma la tendenza continua con la progressiva introduzione di funzionalità basate su intelligenza artificiale, realtà aumentata e strumenti di collaborazione immersiva. Anche l’evoluzione delle reti 5G contribuisce a rendere possibile la trasmissione di video ad altissima definizione con minimi ritardi.
Per piattaforme come Zoom, la sfida non è solo garantire la qualità delle chiamate, ma anche assicurare scalabilità e ridondanza globale. La posizione dei data center diventa quindi strategica: più l’infrastruttura è distribuita e vicina agli utenti, maggiore sarà la stabilità del servizio.
Come sottolinea Equinix, i fornitori di applicazioni devono replicare l’infrastruttura nei luoghi in cui si trovano gli utenti. È proprio da questa scelta di posizionamento e interconnessione che dipende la qualità dell’esperienza nelle comunicazioni digitali.

