L’integrazione tra Information Technology (IT) e Operational Technology (OT) ha trasformato profondamente le superfici di attacco informatico, aprendo nuovi fronti di vulnerabilità nei sistemi cyber-fisici (CPS), che comprendono impianti industriali, dispositivi IoT e sistemi di automazione (BAS).
Negli ultimi anni, l’interconnessione crescente tra reti IT e OT ha reso i dispositivi industriali accessibili da remoto e, di conseguenza, più esposti a minacce cyber. L’uso di soluzioni tradizionali si dimostra spesso inefficace, e la sicurezza richiede approcci specifici, progettati per rispondere alle caratteristiche tecniche e operative di questi ambienti complessi.
Di seguito, tre punti chiave che ogni Chief Information Security Officer dovrebbe tenere in considerazione.
1. Attacchi informatici sempre più mirati alle infrastrutture operative
Le offensive ransomware contro ambienti industriali sono aumentate in frequenza e gravità. Dal blocco della Colonial Pipeline nel 2021, fino all’attacco a Dole Foods del 2023 e alle incursioni recenti del Ghost Ransomware, i segnali sono chiari: le operazioni critiche sono nel mirino.
Le conseguenze sono dirette: fermi produttivi, perdite economiche, danni alla reputazione e impatti anche sulla sicurezza fisica. Secondo il report Claroty The Global State of CPS Security 2024, il 67% delle organizzazioni ha riportato danni superiori a 100.000 dollari, e quasi la metà ha subito interruzioni operative di oltre 12 ore.
2. Gli strumenti dell’IT non bastano a proteggere l’OT
Gli ambienti industriali utilizzano sistemi eterogenei, spesso obsoleti, basati su protocolli proprietari e privi delle protezioni di sicurezza tipiche del mondo IT. Integrare soluzioni pensate per server e laptop in contesti produttivi può risultare non solo inefficace, ma anche rischioso.
Tecniche come il rilevamento passivo offrono copertura limitata e parziale. Il rischio è di lasciare scoperti asset fondamentali e di operare su basi informative incomplete, rendendo difficile una risposta tempestiva agli incidenti.
3. La sicurezza CPS richiede visibilità completa e strumenti dedicati
Proteggere gli ambienti OT richiede una strategia specifica, che tenga conto della loro struttura e delle loro vulnerabilità. La complessità dei dispositivi in uso — spesso vecchi, eterogenei e inadatti alla connessione continua — rende necessari strumenti progettati per il rilevamento, l’analisi e la protezione degli asset cyber-fisici.
È essenziale costruire una mappa accurata dell’infrastruttura, combinando metodi di rilevamento attivi, passivi e agentless. Su questa base è possibile implementare misure avanzate: segmentazione della rete, gestione delle vulnerabilità, controllo degli accessi e rilevamento delle minacce.
L’approccio va oltre i modelli classici e richiede una visione aggiornata, competente e adattabile a un contesto operativo in continua evoluzione.

