Hybrid cloud e multi-cloud, facciamo chiarezza

Spesso si tende a confondere le due piattaforme, che invece hanno caratteristiche ben definite, ciascuna con vantaggi e sfide differenziati. Analizziamole in dettaglio per evidenziare quando proporre l’una o l’altra a un’azienda o addirittura implementarle entrambe

Flessibilità, scalabilità, sicurezza, resilienza e risparmi sui costi. Sono queste le principali caratteristiche del cloud, caratteristiche che, in un primo momento, hanno convinto molte aziende ad abbandonare in modo repentino l’on-premise per migrare dati e applicazioni sulla nuvola. L’esperienza ha però insegnato che il cloud può portare notevoli vantaggi, ma anche che va affrontato in modo un po’ più cauto perché non è detto che sia la soluzione migliore per tutte le situazioni. Infatti, se la cloud strategy non è parte di una chiara tattica di workload placement finalizzata a raggiungere gli obiettivi aziendali i costi possono superare i benefici. Concetto questo che, nel tempo, ha portato all’adozione di ambienti distribuiti come il multi-cloud e l’hybrid cloud, i quali, grazie anche allo sviluppo tecnologico, permettono di coniugare al meglio le opportunità offerte dal cloud con le esigenze aziendali.

Vediamo allora perché oggi un’azienda dovrebbe scegliere uno o l’altro ambiente (o anche entrambi) e come un partner tecnologico può giocare un ruolo strategico nell’aiutarla a superare le sfide che si possono presentare nell’ottimizzazione della gestione delle proprie risorse IT. Senza trascurare che l’adozione sempre più diffusa dell’intelligenza artificiale (AI) sta accelerando il mercato del cloud in Italia, che nel 2024 ha registrato una crescita del 24% rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore complessivo di 6,8 miliardi di euro. Secondo l’ultima ricerca dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, questo incremento rappresenta il più alto degli ultimi sei anni, superando persino il +20% registrato nel 2020, in piena pandemia.

Multi-cloud, per avere sempre il meglio

Il multi-cloud e l’hybrid cloud rappresentano soluzioni strategiche con vantaggi distintivi e peculiari. Perciò avere chiare le differenze, le potenzialità e i limiti è fondamentale per adottare una strategia efficace e allineata agli obiettivi aziendali.

Il modello multi-cloud prevede l’utilizzo simultaneo di servizi di cloud computing offerti da diversi provider pubblici. Questa strategia permette di ottimizzare l’impiego delle risorse in base alle specifiche necessità aziendali, sfruttando le peculiarità dei vari fornitori come Amazon Web Services (AWS), Google Cloud Platform (GCP) e Microsoft Azure. L’adozione di un’architettura multi-cloud garantisce maggiore libertà di scelta ed evita la dipendenza da un singolo provider, riducendo il rischio di interruzioni del servizio.

Vantaggi che hanno una notevole attrattiva sulle aziende. Prova ne è che, secondo l’indagine “Cloud evolution: mandate to modernize” effettuata da HCL Tech a livello globale nella seconda metà del 2024, l’87% delle organizzazioni che opera in cloud utilizza più di un fornitore di servizi, con una media di tre fornitori nella propria strategia multi-cloud. Inoltre, il 73% delle aziende dichiara di avere riorganizzato le applicazioni durante la migrazione al cloud, evidenziando un passaggio verso la modernizzazione cloud-native. Leggi il Report 

Scelte che hanno portato risultati rilevanti: l’83% delle aziende che collabora con consulenti terzi evidenzia un miglioramento dell’efficienza IT e delle prestazioni delle applicazioni. Al punto che gli intervistati sostengono che oggi è 2,2 volte più probabile che le aziende adottino una strategia multi-cloud rispetto a tre anni fa. Come diretta conseguenza, e in linea con l’evoluzione tecnologica, il 93% del campione indica di stare esplorando soluzioni personalizzate di intelligenza artificiale generativa per poterle integrare nelle proprie strategie cloud.

Il Rapporto 2024 di Flexera sullo stato del cloud mostra un’adozione del multi-cloud in linea con quella rilevata da HCL Tech. Precisa però che le due principali implementazioni multi-cloud sono app isolate su cloud diversi e disaster recovery/failover tra cloud. Le app isolate su cloud hanno avuto l’incremento maggiore (fino al 57% dal 44% nel confronto anno su anno). Nel medesimo periodo, l’integrazione dei dati tra cloud è aumentata dal 37% al 45%, poiché le organizzazioni hanno cercato la soluzione migliore per applicazioni e analisi dei dati. Seguono l’integrazione dei dati tra cloud differenti (45%), lo spostamento di workload tra più cloud (40%) e la suddivisione delle applicazioni tra cloud pubblico e privato (35%).

LEGGI Il Cloud computing trends: Flexera 2024 State of the Cloud Report

La sfide del multi-cloud

Agli innegabili vantaggi che può apportare il multi-cloud, si associano però sfide altrettanto rilevanti:

  • Complessità gestionale: monitorare e orchestrare servizi di diversi provider richiede strumenti avanzati di gestione e competenze specifiche per garantire un’efficace governance dei dati.
  • Conformità e sicurezza: la gestione di dati su più piattaforme aumenta le criticità legate alla protezione delle informazioni e al rispetto delle normative locali e internazionali.
  • Costi variabili: la gestione di un ambiente multi-cloud necessita di un’ottimizzazione costante per evitare spese impreviste e garantire una gestione efficiente delle risorse.
  • Interoperabilità limitata: i servizi cloud non sono sempre compatibili tra loro, e la migrazione tra diversi ambienti può risultare complessa.

Hybrid cloud: pubblico e privato insieme per aumentare il controllo

L’hybrid cloud combina risorse di cloud pubblico e privato, consentendo alle aziende di mantenere il controllo sui dati sensibili e, al tempo stesso, beneficiare della scalabilità del cloud pubblico. Questa architettura è particolarmente vantaggiosa per settori regolamentati che necessitano di rispettare rigidi standard di conformità e sicurezza dei dati.

I dati raccolti dall’Osservatorio del Politecnico di Milano mostrano che il comparto public & hybrid cloud si conferma il principale motore della crescita, con una spesa di 4,8 miliardi di euro (+30% rispetto al 2023). Di particolare rilievo il sorpasso storico dei servizi Infrastructure as a service (IaaS) sui Software as a service (SaaS), che tradizionalmente hanno dominato gli investimenti delle imprese. L’IaaS ha raggiunto il valore di 2,1 miliardi di euro (+42%), con una domanda in forte espansione per le virtual machine destinate a sviluppo, test e produzione.

La crescita è sostenuta anche dal Platform as a service (PaaS), che segna un incremento del 23% (845 milioni di euro), spinto dall’adozione di modelli di IA come i Large language models (LLM) accessibili via API. Parallelamente, il SaaS si attesta a 1,8 miliardi di euro (+21%), con una crescente integrazione di funzionalità IA nei software di gestione documentale e collaborazione.

Sfide dell’hybrid cloud

Nonostante la crescita sostenuta, le imprese si trovano ad affrontare sfide significative nella gestione dell’hybrid cloud. Tra queste troviamo:

  • Integrazione complessa: garantire un’interoperabilità efficace tra i diversi ambienti richiede investimenti in strumenti di gestione avanzati e risorse IT specializzate.
  • Latenza e prestazioni: il trasferimento di dati tra cloud pubblici e privati deve essere ottimizzato per evitare colli di bottiglia e garantire tempi di risposta efficienti.
  • Gestione delle competenze: l’adozione di un hybrid cloud richiede un team IT con conoscenze specifiche su ambienti distribuiti e piattaforme cloud.
  • Sicurezza dei dati: la trasmissione di informazioni tra ambienti pubblici e privati necessita di robuste misure di crittografia e autenticazione per prevenire violazioni.

Il report dell’Osservatorio del Politecnico precisa che il 58% delle grandi organizzazioni segnala difficoltà nel controllo della spesa, mentre il 54% denuncia una carenza di competenze specializzate e il 43% evidenzia criticità nella gestione della sicurezza.

Uno non esclude l’altro

Nel contesto della trasformazione digitale, le architetture cloud stanno evolvendo rapidamente, offrendo alle aziende una varietà di opzioni per ottimizzare le proprie risorse IT. Spesso multi-cloud e il hybrid cloud vengono confusi tra loro e i loro nomi sono usati in modo intercambiabile. Tuttavia, presentano differenze sostanziali che influenzano la scelta strategica.

Il cloud ibrido è un sottoinsieme del modello multi-cloud. Un’infrastruttura multi-cloud si compone di diverse piattaforme cloud, ciascuna destinata a fornire applicazioni o servizi specifici. Al contrario, un’architettura di cloud ibrido integra risorse IT on-premises (infrastruttura fisica tradizionale o private cloud) con soluzioni di IaaS o altri servizi cloud pubblici forniti dagli hyperscaler o altri provider.

Un equivoco comune è che hybrid cloud e multi-cloud si escludano a vicenda. In realtà, un ambiente ibrido può essere considerato parte del multi-cloud, ma non tutte le configurazioni multi-cloud sono ibride.

Mentre il multi-cloud può includere più cloud pubblici senza necessariamente integrarli, il cloud ibrido richiede che esista un livello di interconnessione e interoperabilità tra le componenti on-premise e i servizi cloud pubblici.

La decisione tra multi-cloud e hybrid cloud dipende dagli obiettivi aziendali, dai requisiti di sicurezza e dalla necessità di flessibilità. Mentre il multi-cloud offre massima libertà di scelta, resilienza e innovazione, l’hybrid cloud garantisce maggiore controllo sui dati sensibili e conformità normativa.

Indipendentemente dall’opzione scelta, è fondamentale si usino strumenti di gestione avanzati per ottimizzare la governance e la sicurezza dell’infrastruttura cloud. Le aziende devono considerare le proprie necessità operative, le capacità di gestione IT e i costi complessivi prima di adottare una strategia cloud. La scelta ottimale sarà quella che meglio si allinea agli obiettivi di crescita e digitalizzazione dell’impresa, assicurando scalabilità, efficienza e competitività nel lungo periodo.

E in tale scelta un ruolo essenziale lo riveste il partner, che, oltre ad aiutare il cliente a implementare la soluzione migliore, inizia con l’azienda un percorso destinato a durare nel tempo.

Strumenti per la gestione del multi-cloud

Le organizzazioni che utilizzano un cloud singolo dovrebbero attenersi ai servizi di gestione nativi del proprio provider cloud per i carichi di lavoro cloud e al proprio stack di gestione dell’infrastruttura on-premise nella misura in cui supporta la piattaforma cloud scelta. Se si estende il workload ad altri ambienti cloud o si riscontrano limitazioni significative con gli strumenti integrati, come la mancanza di visibilità o il provisioning e l’analisi manuale rispetto a quella automatizzata, si dovrebbero invece usare strumenti specifici per la gestione multi-cloud. Un tempo, i software di terze parti colmavano lacune nelle capacità di gestione dei provider cloud, ma gli hyperscaler hanno notevolmente migliorato le loro piattaforme di gestione native. Strumenti come AWS Cost Explorer e Microsoft Cost Management and Billing includono funzionalità di analisi, reporting e ottimizzazione che un tempo si trovavano solo nei prodotti aggiuntivi. Inoltre, i provider di servizi cloud ora offrono anche framework in grado di semplificare la gestione dei workload tra cloud diversi. Per esempio, Azure Arc consente di gestire carichi di lavoro ospitati al di fuori di Azure utilizzando strumenti nativi di Azure. Google Cloud Anthos offre funzionalità simili. Questi sono poco flessibili perché richiedono che i workload siano configurati o distribuiti in modi specifici; per esempio, Anthos in genere funziona solo con ambienti basati su kubernetes. Tuttavia, hanno il vantaggio di essere integrati nelle piattaforme cloud pubbliche.

Dinamiche di adozione del cloud

Mentre le grandi aziende continuano ad accelerare nella migrazione al cloud, le piccole e medie imprese (PMI) mostrano un approccio più cauto. Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano, il tasso di adozione rimane stabile al 67%, ma la spesa in public & hybrid cloud segna comunque un aumento del 21%, raggiungendo i 581 milioni di euro.

Nel contesto delle grandi organizzazioni, l’84% ha già migrato almeno parte dei dati critici in cloud, mentre solo il 2% ha intrapreso operazioni di repatriation, riportando dati e applicazioni su infrastrutture on-premise. Secondo i ricercatori dell’Osservatorio del Politecnico, le aziende italiane stanno acquisendo una crescente consapevolezza nell’adozione del cloud, adottando modelli cloud native e rivedendo scelte passate attraverso refactoring architetturali. Tuttavia, la trasformazione è ancora in corso e richiede una continua revisione delle strategie per sfruttare le nuove soluzioni offerte dai cloud provider, in particolare nel segmento SaaS e AI.

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