Il fantasma del superCIO

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Alla ripresa dell’anno lavorativo…divertiamoci un po’. Proviamo a immaginare uno dei tanti scenari futuri che potrebbero realizzarsi all’interno dei sistemi informativi aziendali, un ambito che sia pur investito da tecnologie hardware e software sempre più evolute, automatizzate e da intelligenze artificiali pensate per semplificare la vita delle persone, si rivela sempre complesso e di difficile gestione.

È in corso, ormai da anni, un lento ma inesorabile processo che riguarda le persone che si occupano di tecnologia in azienda. Si tratta dello scollamento tra chi, per ruolo o per scelta, resta ancorato a una professionalità molto specializzata, di nicchia e di elevata competenza tecnologica, e chi, pur nella conoscenza di dettaglio della tecnologia, sta vivendo un elevarsi del proprio ruolo da “manutentore del dettaglio tecnologico” a “supervisore dei dati” che emergono da sistemi sempre più intelligenti. In tutti gli ambiti sta avvenendo questo processo. Non solo nelle figure apicali, come il CIO, ormai da anni alle prese con la delicata declinazione tra evoluzione tecnologica dei sistemi informativi e capacità di risposta non unicamente sul piano dell’efficienza e della continuità di servizio, ma soprattutto su quello della realizzazione corretta e rapida delle strategie di business.

Tutte le figure, si diceva, vengono toccate da questa marea di autonomous systems, di AI systems, di Analytics and machine learning systems, di intelligent Erp. Si tratta di software che vengono applicati, integrandoli in modo nativo, nella governance delle reti e dei sistemi; nello sviluppo di codice; nella gestione delle applicazioni Erp sempre più arricchite di funzioni di volta in volta ripensate in rapporto al profilo di utente e di utilizzo; nel ridisegno dinamico e ottimizzato dei processi al variare delle condizioni di business; nell’individuazione delle competenze più opportune in rapporto ai progetti in corso; nell’analisi dei dati provenienti dall’interno e dall’esterno dell’azienda e in molto altro ancora. Tutto è una marea di dati che spinge le professioni specialistiche dell’IT a un innalzamento concettuale: la capacità dell’essere umano di saper interpretare i dati e i funzionamenti che emergono dalle intelligenze diffuse nei sistemi. Non più quindi “cacciavitari” ma vista strategica e decisionali su tutti i tipi di dati e sulle prospettive di funzionamento. Quindi, perché non immaginare il nostro futuro professionale all’interno dell’IT tra qualche anno?

Ecco allora, in una sorta di scenario un po’ distopico e sicuramente utopistico, l’avvio della costruzione, passo dopo passo, di una meta-intelligenza aziendale, una AI enterprise platform (di cui peraltro già si vedono sul mercato alcune prime elementari forme) verso la quale convergono in modo integrato tutte le intelligenze distribuite nei diversi sistemi e vengono coordinate, in modo unitario, semplificato da interfacce vocali, in funzione delle esigenze e dei problemi che di continuo si presentano in azienda. Immaginiamo quindi una piattaforma alla quale si riferiscano dati, analisi, nuovi processi e capacità operative nei diversi ambiti: sviluppo software; gestione dei moduli applicativi in rapporto ai differenti usi e necessità; IT governance evoluta delle architetture, delle reti, dei server, dei database e delle applicazioni; monitoraggio ottimizzato e ridisegno dinamico e guidato di alcuni processi core; indicazione delle competenze presenti in azienda e percorsi formativi in rapporto al timing di rilascio dei progetti; analisi dei rapporti e delle competenze presenti nell’ecosistema delle terze parti; scouting continuo di tecnologie applicate alle architetture che definiscono il sistema informativo aziendale per aumentare la capacità di innovazione; project management evoluto e ancora tanto altro.

Ecco fatto! Non vi sembra un bel sogno? Un superCIO in grado, finalmente, di tenere sotto controllo in modo coerente e integrato tutto quello che da anni difficilmente si riesce a rendere omogeneo. Una meta-intelligenza artificiale a cui affidare autonomia operativa e capacità decisionale. In una continua analisi dei dati in rapporto alle variabili e ridisegno dinamico di ogni cosa per supportare al meglio quell’essere complicato che si chiama impresa e, ancora di più, le persone che ci lavorano.

Un momento: sogno o incubo? La direzione nei prossimi anni potrà anche essere quella di un continuo miglioramento nell’analisi dei dati e nel rapporto tra questi e la capacità di innovare in ogni ambito da parte dell’impresa. Ma sono chiari alcuni elementi. Primo: una meta-intelligenza a governance di ogni cosa implica una complessità strutturale nei sistemi e nelle tecnologie di AI che probabilmente solo con i computer quantistici saremo in grado di affrontare; secondo: sistemi intelligenti distribuiti con altrettante distribuite e focalizzate competenze sono più difficili da armonizzare ma più semplici da gestire e su cui intervenire. Terzo: il giorno in cui lasceremo a una meta-intelligenza artificiale il compito di rispondere alle esigenze di business dell’impresa avremo già superato un limite che nessuno di noi, tanto meno i CIO, sono disposti a valicare. Quindi…avanti tutta con i nostri quotidiani problemi…

Stefano Uberti Foppa
Stefano Uberti Foppa
Giornalista professionista, è stato direttore della rivista e del portale ZeroUno per 22 anni. Inizia a occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno, edito da Arnoldo Mondadori Editore, di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Fonda nel 2006 la casa editrice Next Editore, poi confluita, nel 2017, nel Gruppo Digital360. Si occupa dell’analisi dell’evoluzione digitale sia in rapporto allo sviluppo di impresa sia all’impatto sui modelli organizzativi e sulle competenze professionali ed è oggi opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia.

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