La tecnologia moderna permea quasi ogni aspetto della nostra esistenza, le nostre vite sono modellate da innovazioni che agiscono sia in maniera sottile che evidente. Pensiamo per un momento all’orrore di rimanere senza smartphone o connessione Internet per qualche giorno: come potremmo pianificare percorsi, ordinare la spesa settimanale o mantenere i contatti con i nostri cari?
La nostra comunicazione è ormai dominata dai messaggi, sostituendo spesso gli incontri faccia a faccia con amici e familiari. In questo contesto, i progressi tecnologici non stanno solo trasformando il nostro modo di lavorare, apprendere o viaggiare, ma anche il nostro modo di pensare e di sentire.
Molti di questi cambiamenti passano inosservati nella frenesia della vita quotidiana. Tuttavia, sorge spontanea una domanda: la nostra relazione con la tecnologia sta migliorando o danneggiando il nostro senso di connessione con gli altri? Nonostante viviamo in un mondo iperconnesso, sempre più persone sentono la necessità di cercare relazioni profonde o una figura di fiducia su cui contare. La solitudine, infatti, è più comune che mai, tanto da essere stata dichiarata una “preoccupazione globale per la salute pubblica”. Ricerche recenti dimostrano che la solitudine può danneggiare la salute tanto quanto il fumo, sollevando importanti interrogativi sul futuro delle nostre interazioni sociali in un mondo sempre più tecnologico.

Sabrina Curti, marketing manager di ESET Italia, risponde a questo cambiamento spiegando quali sono i potenziali rischi nel relazionarsi con l’AI.
“È molto probabile che si viva già con una qualche forma di intelligenza artificiale conversazionale, come un assistente virtuale tipo Alexa o Siri. Tuttavia, la tecnologia sta progredendo più velocemente che mai e l’AI è sempre più pronta ad affrontare bisogni più sfumati ed esistenziali rispetto al mero controllo delle previsioni del tempo o delle luci di casa. Recentemente, il mondo è stato incantato da ChatGPT e chatbot simili. Le nostre interazioni con la tecnologia diventano sempre più personalizzate, sfidando i concetti tradizionali di relazione. Ci si chiede se l’AI possa anche fornire il supporto tanto necessario e persino essere la cura per la solitudine. L’AI potrebbe sostituire le interazioni umane genuine, anziché solo aumentare o completare i bisogni e le capacità umane?”.
“I cambiamenti nella comunicazione e la penetrazione dell’AI in sempre più aspetti delle nostre vite hanno predisposto l’accettazione della relazione con l’AI. Si hanno tutti i messaggi, il divertimento e il supporto amichevole di cui si ha bisogno online senza dover uscire di casa. Non c’è nessun senso di colpa per aver risposto in ritardo, nessun imbarazzo sociale nell’approcciare nuove persone, e nessuna preoccupazione di essere un “cattivo amico”.”, continua Curti.
Un recente sondaggio condotto in UK ha rilevato che oltre il 70% dei partecipanti ritiene che i chatbot dell’IA possano essere attori chiave per combattere la solitudine, con oltre il 50% che afferma che lo sviluppo di questa tecnologia sia in grado di migliorare significativamente la qualità della vita.
Vantaggi e svantaggi della relazione con l’AI
Prima di approcciare quella che viene definita AI companion, è importante comprendere meglio l’impatto sulle interazioni sociali, le questioni etiche, le minacce alla privacy e alla sicurezza e altri rischi che questo può comportare. Vediamone insieme alcuni.
- Disponibilità 24/7: l’AI companion è disponibile tutto il giorno, fornisce compagnia e supporto ogni volta che se ne ha bisogno.
- Interazione non giudicante: ci si può esprimere liberamente senza paura di giudizi e critiche con un AI companion.
- Esperienze personalizzate: l’AI companion può essere personalizzato per soddisfare le preferenze individuali, con interessi simili ai propri.
Questi, invece, gli svantaggi:
- Mancanza di emozioni genuine: l’AI companion manca della comprensione emotiva genuina e della profondità che offrono le relazioni umane.
- Preoccupazioni etiche: dove vengono condivisi dati personali, il consenso, la privacy e il potenziale di sfruttamento devono essere attentamente considerati.
- Rischi di dipendenza: l’affidarsi all’AI per avere compagnia può portare all’isolamento sociale e ostacolare lo sviluppo di connessioni umane significative.
- Comprensione limitata: l’AI companion potrebbe avere difficoltà a comprendere la complessità delle emozioni umane e del contesto.
Quanto è sicura la relazione con l’AI?
Vengono in mente diversi rischi riguardanti l’AI companion:
- Problemi di privacy: senza una protezione adeguata della privacy e dei dati, le informazioni condivise possono rendere un individuo un bersaglio per i cybercriminali. Condividendo, per esempio, date importanti, il nome del proprio animale domestico o il cibo preferito, le probabilità che chiunque abbia accesso a questi dati sia in grado di decifrare le nostre password aumentano, mettendoci a maggior rischio di furto d’identità e frode.
- Sfruttamento: i cybercriminali potrebbero sfruttare gli utenti che ne fanno uso per scopi dannosi. Per esempio, potrebbero indurre al trasferimento di denaro o diffondere notizie false.
- Invasione dello spazio personale: i programmi che utilizzano telecamere o microfoni per l’interazione potrebbero invadere involontariamente la privacy.
Creare uno spazio sicuro per la relazione con l’AI
La relazione con l’AI offre un approccio nuovo ed entusiasmante per soddisfare il bisogno umano di connessione e supporto. Ha il potenziale per ridurre la solitudine e può persino specializzarsi nell’interagire con coloro che soffrono di difficoltà di comunicazione. Non esiste, però, una soluzione valida per tutti e ognuno potrebbe rispondere diversamente allo stesso messaggio.
“Quando si esplora il mondo delle relazioni con l’AI, è importante essere consapevoli delle informazioni personali condivise, adottare sufficienti misure di sicurezza per proteggere i propri dati, considerare attentamente i messaggi e le informazioni ricevute e segnalare qualsiasi cosa sembri sospetta. Man mano che l’AI continua a svilupparsi, è necessario rimanere vigili nel salvaguardare le nuove preoccupazioni di sicurezza e benessere che l’innovazione potrebbe portare”, conclude Curti.

