Cybersecurity, niente più scuse

A fronte di un’indagine a livello globale, CyberArk ha riscontrato che la grande maggioranza dei CISO italiani ritiene di “essere indietro” rispetto alle sfide di sicurezza che può trovarsi ed affrontare. Ma con i fondi del PNRR in arrivo, ammettono che non si può più dire che dipende dal budget

“Non abbiamo più scuse per non investire in cybersecurity”. Secondo quanto riporta Paolo Lossa, Country Sales Manager di CyberArk Italia, questo è quanto avrebbero detto alcuni CISO italiani durante un’indagine condotta dell’azienda di sicurezza. “Sinora – precisa Lossa – i CISO si trinceravano dietro un ‘non ci sono abbastanza fondi per investire’, ma oggi con un PNRR che renderà disponibili 620 milioni di euro entro il 2025, quella del budget limitato è una scusa che non regge più”.

In realtà, a ben guardare, i fondi per la cybersecurity si sono sempre trovati, precisa Lossa. Però purtroppo, sinora si sono spesso resi disponibili solo dopo che l’azienda è stata attaccata da un ransomware e ha pagato per riavere l’accesso ai dati.

Il debito in sicurezza

Quella di attrezzarsi solo dopo aver subito un danno è, purtroppo, un’abitudine ancora molto diffusa e che ha sicuramente avuto il suo apice durante la pandemia. Nell’indagine condotta da CyberArk, il 72% dei CISO italiani intervistati ha affermato però di ritenere ancora oggi di essere indietro in termini di sicurezza rispetto alle sfide che potrebbero dover affrontare.

Questo significa che la grande maggioranza delle aziende che sta puntando alla digital transformation lo sta facendo “senza aver definito una cybersecurity by design e quindi si trova indietro – sottolinea Lossa –. Questa affermazione è molto importante perché potrebbe rappresentare una svolta: finalmente c’è un riconoscimento attivo e positivo da parte delle organizzazioni di dover agire in maniera proattiva e non solo dopo un attacco”.

Le certificazioni per il settore pubblico

CyberArk ha messo in atto una serie di iniziative per poter favorire sia le organizzazioni pubbliche sia le aziende private nell’acquisire gli strumenti necessari per erigere il più elevato muro di protezione possibile contro gli attacchi.

Sul versante pubblico, l’azienda sta lavorando molto attentamente sulle indicazioni fornite dall’agenzia cyber, che prevedono il rispetto di una regolamentazione piuttosto stringente, ma le prospettive sono molto interessanti. Lossa precisa che CyberArk sta operando per ottenere la certificazione dei prodotti SaaS per l’impiego presso la pubblica amministrazione. “Siamo in fase avanzata per alcuni sotto segmenti del nostro portfolio che dovrebbero entrare nel marketplace della pubblica amministrazione. Stiamo poi lavorando assieme a diversi service provider per sviluppare anche un’offerta di Previlege Access Management as a service”.

In questo senso, per rispettare la direttiva inerente alla gestione dei dati critici, che impone che le informazioni risiedano in Italia, CyberArk sta facendo in modo che i servizi SaaS saranno erogati tramite un data center basato su AWS e residente a Milano.

Alla ricerca di competenze sul versante privato

Sul versante privato, CyberArk sta principalmente cercando di aiutare le aziende a trovare il personale adatto a realizzare i progetti, perché dall’indagine effettuata è emerso evidente la difficoltà di individuare talenti e di riuscire ad assumerli. “L’identity security e il Previlege Access Management sono temi che per essere di successo devono prevedere una serie di attività legate ai processi dell’azienda – conclude Lossa –. Però, talvolta, il progetto si ferma perché in azienda non c’è chi è in grado di farsene carico dal programma di blueprint fino al termine. Stiamo perciò lavorando per creare il numero più elevato possibile di Certified Delivery Expert di CyberArk, persone che non necessariamente devono risiedere presso il cliente, possono essere anche parte dell’ecosistema di partner”.

 

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