Secondo un sondaggio realizzato da IDG Connect per conto di F5 a novembre e dicembre 2020, intervistando 163 manager (residenti per il 17% in Nord America, il 23% in Europa, il 30% in Giappone Asia Pacifico e il 30% in Medio Oriente e Africa), i service provider a livello globale, circa la metà degli operatori mobile sta implementando o pianifica di adottare la rete 5G standalone.
Oggi quasi tutti gli operatori 5G possiedono reti 5G Non-Standalone (NSA), senza un core 5G dedicato, il che implica che la connessione 5G non può esistere autonomamente. Tuttavia, l’adozione delle reti autonome è destinata a crescere rapidamente: il 18% degli operatori di rete intervistati a livello globale alla fine del 2020 stava già implementando un core 5G standalone e un ulteriore 29% aveva intenzione di seguire presto questo esempio.
Tra gli intervistati in Europa, il 21% stava implementando un core 5G standalone, con un ulteriore 21% che si trovava in una fase di pianificazione.
Anche se notevolmente più indietro rispetto al continente asiatico, dove il 22% degli intervistati stava implementando questa rete e un ulteriore 41% aveva in programma di farlo a breve, circa il 90% degli intervistati in Europa prevede di aver completato la transizione al 5G standalone entro la fine del 2023. Una risposta in linea con quanto dichiarato negli altri Paesi: Nord America (96%), Medio Oriente e Nord Africa (94%) e Asia (86%).
In termini di preferenze architetturali per l’implementazione 5G, gli operatori intervistati a livello globale e in Europa hanno mostrato una predilezione evidente per gli stack verticali forniti da un unico fornitore (l’opzione preferita del 73% degli operatori in tutto il mondo) rispetto a una strategia orizzontale e best-of-breed (23%).
Strade diverse verso l’edge
L’edge computing, con la localizzazione della potenza di calcolo più vicino agli utenti finali, è destinato a rappresentare una delle caratteristiche principali delle reti 5G.
IDG ha chiesto agli operatori se fossero disponibili a collaborare con le diverse principali piattaforme public cloud per sviluppare le capacità edge.
A livello globale, la maggioranza degli operatori (60%) è pronta per una partnership o disposta a prendere in considerazione la collaborazione, se le circostanze lo permettono.
Tuttavia, in Europa, solo il 18% afferma che collaborerà o ha collaborato con le piattaforme di cloud pubblico, per motivi di policy.
Quattro operatori su dieci a livello globale hanno affermato di stare sviluppando le proprie reti edge o di avere intenzione di farlo.
Le tre principali sfide tecniche per garantire una transizione graduale dal 4G al 5G indicate dagli intervistati sono: la necessità di una policy di sicurezza unificata tra 4G e 5G; la segnalazione e l’internetworking tra reti nuove e legacy; la sfida nel fare operare con successo le funzioni di rete virtuali (VNF) insieme alle funzioni native del cloud (CNF).
La sfida relativa all’unificazione delle policy di sicurezza tra le reti 4G e 5G è stata indicata al primo posto in particolare in Europa (61% degli intervistati), seguita dall’internetworking 4G/5G (53%) e dalla coesistenza VNF/CNF (53%).
La principale priorità di sicurezza del 5G standalone indicata è il 5G core network signaling, seguita dalle difese DDoS e prevenzione delle intrusioni, dai servizi edge e IoT e dai servizi di configurazione della rete core.

