Pure Storage: i full flash possono sostituire gli HDD nei data center

All’evento Pure//Accelerate 2023, la società ha annunciato un modulo NVMe da 75 TB (e arriveranno anche i 150 TB e 300 TB), che si trova all’interno del nuovo FlashArray//E. Si riducono i costi per Terabyte e si riduce l’impatto ambientale: il full flash è pronto per prendere il posto dei dischi rotativi

Come da tradizione, Pure Storage ha chiamato a raccolta i partner di tutto il mondo per il suo evento Pure//Accelerate 2023 che si sta svolgendo in questi giorni a Las Vegas. L’azienda ha colto l’occasione per annunciare una serie di novità di prodotto, che spaziano dall’adozione di nuovi moduli full flash da 75 TB sino all’ampliamento della famiglia di prodotti Pure//E con il modello FlashArray//E. Ci siamo fatti illustrare in dettaglio le novità da Umberto Galtarossa, Partner Technical Manager di Pure Storage.

Da circa un anno, la strategia su cui ci stiamo focalizzando mira all’ampliamento dell’offerta ­– ha affermato Galtarossa –. Da oltre 12 anni con lo storage all flash proponiamo un modello di business un po’ diverso da quello degli storage vendor tradizionali. E, soprattutto negli ultimi tempi, abbiamo abbracciato anche workload mission critical, come i repository file based o tutta la parte di code archiving, che storicamente non erano presenti nel mondo all flash perché più che di performance hanno bisogno della durabilità del dato, di mantenere il dato attivo per molti anni, come accade per esempio per il settore medicale”.

75 TB su singolo drive flash

Il primo annuncio fatto da Pure Storage va proprio in tale direzione. Riguarda infatti l’adozione del modulo flash più capiente oggi nell’industria IT: 75 TB su singolo drive. “È un annuncio che si colloca in una strategia di medio-lungo termine volta a sostituire i dischi HDD con moduli NVMe – ha precisato Galtarossa –. Il mondo degli HDD non ha subito negli ultimi anni, e non subirà, una sostanziale rivoluzione o evoluzione per limiti fisici del numero di piatti che si possono usare nel singolo dispositivo. Al contrario, invece, la tecnologia NVMe permette una densificazione delle celle di memoria molto alta. Noi usiamo già i moduli da 24 a 48 TB e quest’anno inseriamo quello 75 TB, ma il target è raddoppiare la capacità nel 2025/2026 con moduli da 150 TB e poi anche da 300 TB. NVMe ci permette di rendere le soluzioni molto dense senza pregiudicare le latenze applicative anche a fronte di grosse quantità di dati archiviate all’interno di pochi moduli flash”.

Costi ridotti e maggiore attenzione all’ambiente

L’uso di full flash NVMe molto più capaci comporta anche altri vantaggi. In primo luogo, “di abbattere il costo per terabyte in modo significativo rendendolo quasi paritetico ai moduli rotativi”, ha precisato Galtarossa. Secondariamente, ma non meno importante, di ridurre l’impatto ambientale. L’uso di moduli flash ad alta densità consente di sostituire all’interno del data center interi armadi di sistemi basati su dischi rotativi con alcuni rack “che hanno un ventesimo dei consumi, minori richieste di raffreddamento e necessitano di un più limitato management”, ha aggiunto Galtarossa.

FlashArray//E per gestire petabyte di dati

I moduli full flash NVMe ad alta densità sono usati anche all’interno dei nuovi sistemi FlashArray//E. Il nome riprende quello di un FlashBlade già a listino pensato proprio per estendere verso il mondo rotativo la proposition Pure Storage. “FlashArray//E è un FlashArray//C ulteriormente densificato che usa i nuovi moduli per ridurre maggiormente il costo per Terabyte – ha sottolineato Galtarossa –. Target di FlashArray//E sono tutti quei database che hanno bisogno di un accesso block and file su quantità vicine a un petabyte di dati o addirittura superiori”.

Aggiornate le gamme FlashArray//X e FlashArray//C

A Pure//Accelerate 2023, Pure Storage he reso nota anche l’aggiornamento delle due famiglie core FlashArray//X e FlashArray//C, che giungono quindi alla release R4. “Grazie al software Purity, non cambia nulla dal punto di vista dell’esperienza d’uso – ha dichiarato Galtarossa –, ma l’aggiornamento ci permette di sfruttare al meglio le nuove CPU Intel e anche la connettività in front-end back-end per ottimizzare i workload applicativi. Tant’è che una prima preview dice che le nuove macchine raddoppiano le performance rispetto alla famiglia R3. Tale boost di prestazioni ci ha permesso estenderne anche la scalabilità”.

Gli aggiornamenti per entrambe le famiglie sono ottenibili anche trasformando le architetture basate sulla release R3 nelle nuove infrastrutture R4. “L’idea di Pure Storage di permettere di non sostituire mai in toto la base – ha concluso Galtarossa – consente anche su queste gamme di prodotto di far evolvere una generazione precedente sostituendo le componenti hardware necessarie, senza dover migrare i dati e bloccare le applicazioni”.

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