Gestire la trasformazione digitale accelerata dal Covid

Mauro Bonfanti di PureStorage analizza le conseguenze delle pressioni e dell'incertezza creata dalla pandemia sui dipartimenti IT

Per certi aspetti, può risultare difficile immaginare un tempo antecedente al Covid-19, quando c’era meno tensione a livello sociale, economico e di business, prima dell’impatto devastante del virus.

Tuttavia, gli esperti e l’industria sostengono che anche prima dell’arrivo del Covid-19, il mondo stesse già attraversando un periodo di grandi cambiamenti. Per molti anni, le aziende sono state sottoposte a un’intensa pressione per la trasformazione digitale e per evitare di soccombere alla concorrenza.

Indipendentemente dal fatto che le aziende abbiano lavorato per adattarsi alle mutevoli abitudini di acquisto dei consumatori, sfruttando i vantaggi del cloud o utilizzando software per creare nuovi flussi di profitto, il cambiamento è stato in gran parte una reazione all’aspettativa della società moderna che si aspetta di avere “tutto subito”, che a sua volta si è riversata sulle aspettative dei clienti nella nostra vita lavorativa.

Quel che risulta evidente in questo momento è che la pandemia ha senza dubbio amplificato e accelerato questo cambiamento. L’anno scorso IDC aveva previsto che oltre la metà dell’economia globale si sarebbe digitalizzata entro il 2023.

E mentre in passato la trasformazione digitale altro non era che una lenta evoluzione per la maggior parte delle aziende, a causa della pandemia è diventata un imperativo immediato per la sopravvivenza.

Da un giorno all’altro, le aziende hanno dovuto affrontare la necessità di soddisfare la richiesta di pagamenti contactless, così come le organizzazioni sanitarie hanno dovuto impegnarsi per garantire metodi di telemedicina affidabili e le piccole imprese hanno dovuto rivedere interamente la propria offerta per adattarla all’e-commerce.

Come ha giustamente evidenziato il CEO di Microsoft Satya Nadella, la pandemia causata dal COVID-19 ha costretto le aziende a mettere in campo in soli due mesi ben due anni di trasformazione digitale.

Come ha quindi influito questa rapida accelerazione della trasformazione digitale sull’IT? E come possono le aziende gestire i rischi associati al rapido sviluppo tecnologico?

Il rischio del debito tecnologico causato dal Covid

Mentre l’immediatezza causata dalla pandemia ha dimostrato ai responsabili di business che i progetti di trasformazione digitale possono avvenire molto più velocemente di quanto si pensasse prima, numerosi dipartimenti IT si sono ritrovati così sotto pressione per adeguare le tecnologie a supporto del business data generalmente la mancanza di tempo necessario per un’adeguata valutazione.

Questo comporta la gestione del debito tecnologico, ovvero l’accumulo fuori bilancio di tutte le implicazioni tecnologiche di cui un’azienda dovrà occuparsi in futuro. Se questo però viene continuamente rimandato può impedire alle aziende di essere competitive, considerato che investirebbero il loro tempo non per l’innovazione tecnologica bensì per gestire le sfide nascoste nell’architettura, come ad esempio modernizzare i sistemi, semplificare le applicazioni e dismettere i database legacy.

Infatti, in una recente ricerca di McKinsey, i CIO hanno riferito che viene utilizzato tra il 10 e il 20% del budget dedicato ai nuovi prodotti proprio per risolvere i problemi legati al debito tecnologico.

Tuttavia, nel contesto creato dal COVID-19, le sfide più comuni che tipicamente frenavano i progetti di trasformazione digitale non sono destinate a sparire dall’oggi al domani. I CIO devono ancora fare i conti con una vecchia infrastruttura non progettata per l’era digitale moderna, in quanto non può supportare data service critici o modelli di business oggi necessari.

Questo retaggio rende anche molto più difficile consolidare, migrare, scalare o fornire l’accesso ai dati, costringendo i team IT a incorrere in interruzioni per gli aggiornamenti storage enterprise, che a loro volta comportano tempi di inattività e disagi che le aziende non possono permettersi.

Queste sfide sono state ulteriormente amplificate dalle pressioni aggiuntive e dall’incertezza creata dalla pandemia, il che significa che i dipartimenti IT devono necessariamente tagliare su altri fronti come ad esempio la governance, che a sua volta determina un conseguente incremento del debito tecnologico nel ciclo innovativo.

Come superare la spirale del debito tecnologico?

Ora che lo scossone iniziale creato dalla pandemia è in parte passato, le aziende devono abbandonare quelle azioni messe in campo all’inizio per far fronte alle nuove sfide con l’obiettivo di costruire una strategia che dia priorità alla trasformazione digitale e gestisca questo debito tecnologico nel modo più sostenibile possibile a lungo termine. Ci sono cinque modi principali in cui le organizzazioni possono farlo:

  • Allineare la strategia IT e di business: definendo la strategia aziendale nel suo complesso e analizzandone le potenzialità, le aziende possono inserirle nella roadmap generale per allocare le risorse e il budget necessari.
  • Dare priorità all’automazione e privilegiare la “human innovation”: automatizzando al massimo le attività, è possibile liberare tempo e risorse in modo che le organizzazioni possano concentrarsi sulla creazione di una cultura dell’innovazione per consentire un approccio a lungo termine che guidi la crescita dei profitti.
  • Scegliere modelli di consumo flessibili: le imprese hanno bisogno di gestire i costi nel tempo senza un contratto a lungo termine, in particolar modo durante un periodo in cui può essere difficile prevedere esigenze mutevoli. Pertanto, scegliendo modelli di consumo flessibili in cui si paga solo ciò che si usa effettivamente, le aziende possono salvaguardare i budget quando i carichi di lavoro sono destinati a fluttuare.
  • Assicurarsi il personale adeguato e allocarlo correttamente: garantendo l’accesso alle giuste competenze interne ed esterne, le aziende possono ridurre il rischio di ritardi nei progetti, di non essere in grado di soddisfare la domanda di prodotti e di non disporre di risorse libere nei settori che non ne hanno bisogno. Per esempio, se un’organizzazione ha solo team focalizzati sulla consegna di progetti a breve termine, non sarà in grado di ridurre il crescente debito tecnologico.
  • Stimolare e sostenere i dipendenti mentre il mondo cambia: è stato un anno complesso e il lavoro a distanza su vasta scala ha avuto il suo peso sul benessere mentale e fisico dei dipendenti. È importante assicurarsi che siano incoraggiati e preparati man mano che il mondo del lavoro evolve. È da tener presente inoltre che il lavoro da remoto ha portato ad un’impennata degli attacchi ransomware a causa delle più ampie superfici di attacco nelle reti domestiche e nei device condivisi.

Sebbene la pandemia abbia insegnato alle organizzazioni che cambiare rapidamente è davvero possibile, ora è ancor più critico bilanciare il focus di tale cambiamento sulla business agility nel 2021.

Anche una strategia che faccia totale affidamento sugli ultimi software per mitigare il debito tecnologico dovrebbe essere evitata, come ha dimostrato il recente attacco ‘Sunburst’ alla supply-chain di Solarwinds.

È fondamentale la consapevolezza che la tecnologia da sola non può risolvere questi problemi, la cultura e i processi di un’azienda devono infatti essere in grado di evolvere al passo o in anticipo sui tempi.

Le organizzazioni ora devono affrontare la sfida di ottenere il giusto equilibrio per evolvere rapidamente senza creare un debito tecnologico di cui bisognerà occuparsi in un secondo momento.

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