Il mercato dei Big data Analytics ammonta in Italia a 1,7 miliardi di euro con una consistente crescita sul 2018, ma non si riduce il gap tra le aziende
La trasformazione digitale, volta a rispondere alla dinamicità e alla complessità del mercato e del modo di operarvi, ha uno dei suoi elementi chiave in due campi che sempre più vengono declinati congiuntamente, quello dei big data e quello delle analitiche, o analytics.
Sullo stato della situazione e sul suo livello di adozione da parte delle imprese nazionali ha fatto luce una ricerca del Politecnico di Milano. Vediamone gli aspetti salienti che sono emersi.
A dimostrare l’interesse sono le cifre investite, con un mercato nell’Analytics che nel 2019 dovrebbe chiudersi con un valore intorno a 1,7 miliardi di euro, in netta in crescita (23%) rispetto all’anno precedente.
Se si scende nel dettaglio degli investimenti i maggiori investimenti sono nel software (47%), con una divisione quasi paritaria tra gli strumenti per la visualizzazione e analisi dei dati che pesano per il 53% e , strumenti di ingestion dei dati, integrazione, preparazione e governance per il 47%.
Non sorprende poi che al primo posto tra i settori che fanno uso dei Big Data Analytics vi sia quello del Finance, che ne ha una quota di poco inferiore al 30%, seguito dal settore manifatturiero con il 24%, telco e media con il 14% e a seguire con quote progressivamente inferiori i settori dei servizi, GDO e retail, assicurazioni, utility, PA e sanità.

La situazione nelle grandi aziende
Come sopra accennato il 93% delle grandi aziende sta investendo in Analytics, che sono inseriti tra gli investimenti prioritari. Svariate le tipologie di investimento e i progetti:
- progetti di analisi dei dati in circa l’80%, di cui più della metà in iniziative di Advanced Analytics.
- infrastrutture atte ad aumentare il livello di integrazione dei dati (62%)
- azioni per migliorarne la qualità (54%).
Di minor interesse nella fascia alta del mondo industriale nazionale sembra invece essere il tema della formazione di base sull’analisi dei dati (il 27%) nonché la creazione di una struttura organizzativa dedicata (il 24%).
Oltre alla fotografia del momento, interessante è anche considerare l’andamento su un più ampio eprido, indicatore della postura delle aziende nei confronti dei Big Data Analytics.
Prendendo in considerazione il triennio 2017-2019, ad esempio, il 90% ha realizzato almeno un progetto nel 2019, contro il 64% del 2017.
La crescita si evidenzia anche per quanto concerne i progetti a cui si è dato il via che mostrano una riduzione di oltre il 50% della probabilità di fallimento, scesi dal 65% del 2017 al 31% del 2019.

La situazione nelle piccole e medie aziende
Significativamente diversa è la situazione per quanto concerne le PMI nazionali. Di certo quello dei big data e delle relative analitiche costituisce un ambito di interesse anche per le PMI, che nel 2019 vi hanno investito per oltre il 60%. In particolare per:
- Integrazione dei dati interni (80%).
- Formazione di base sull’analisi dei dati per risorse già presenti in azienda (66%)
- Integrazione di dati da fonti esterne (57%).
- Sviluppo di progetti di analisi predittiva (40%).
Gli obiettivi principali perseguiti sono stati l’ottimizzazione della supply chain, questo in particolare per quanto concerne l’ambito manifatturiero, l’analisi dell’ambiente competitivo e il miglioramento dell’efficacia delle campagne di marketing.
Significativo della crescente importanza attribuita al campo del Big Data Analytics anche dalle PMI è che il 40% del campione abbia sviluppato progetti di analisi avanzati, perlomeno predittivi, anche se comprensibilmente ricorrendo per lo più al supporto di competenze esterne.

