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Pagamenti elettronici, la posta ora è il controllo del denaro

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La storia dei pagamenti elettronici in Italia ha cambiato capitolo. Per anni la domanda è stata se il digitale avrebbe sostituito il contante e ora la risposta c’è: il digitale regola circa il 45% dei consumi, davanti al contante intorno al 38% (fonte Gruppo BPER), con un transato superiore ai 518 miliardi di euro (fonte Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano).

Superata quella fase, il fronte si sposta oggi su un terreno più profondo: che cosa diventa il denaro e chi controlla l’infrastruttura su cui si muove. A ridisegnare lo scenario sono tre forze, l’euro digitale, le stablecoin e i pagamenti agentici, ciascuna delle quali interviene su un pezzo diverso dello stesso sistema.

Il presente è maturo, la rottura arriva dal livello del denaro

Sul piano dell’uso quotidiano il sistema è ormai maturo. Il contactless con carta, smartphone o wearable è la modalità prevalente nei punti vendita e gli innovative payments, da wallet a biometria fino al QR code, valgono già circa il 16% del transato digitale.

L’ulteriore crescita passa dall’integrazione del pagamento dentro servizi più ampi (dalla mobilità alla sanità) e dalla profondità d’uso considerando che l’Italia è ancora tra gli ultimi paesi in Europa per transazioni pro-capite con carta. Anche le regole spingono in questa direzione, con l’obbligo di collegamento tra registratori di cassa e dispositivi di accettazione introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 e la nuova Direttiva europea sul Credito al Consumo, entrambi in vigore dal 2026. Sono evoluzioni dentro un modello conosciuto, mentre la rottura vera arriva dal livello sottostante, quello del denaro.

Euro digitale e stablecoin si contendono il denaro digitale

Il primo fronte riguarda la forma stessa del denaro, contesa tra una versione pubblica e una privata. La versione pubblica è l’euro digitale e la Banca Centrale Europea ha avviato la fase realizzativa con un progetto pilota di dodici mesi dal secondo semestre del 2027 e una possibile prima emissione nel 2029 subordinata all’adozione del regolamento europeo: un progetto nato per dare all’area euro una moneta digitale sovrana e indipendente dai circuiti privati.

La versione privata sono le stablecoin, che hanno superato i 320 miliardi di dollari di capitalizzazione (fonte DefiLlama) e si sono affermate come binario di pagamento e regolamento, oggi quasi interamente agganciato al dollaro. La posta in gioco è la sovranità monetaria europea e il regolamento MiCAR insieme a iniziative come Wero serve a presidiare un terreno dominato da operatori extraeuropei.

Sul piano tecnologico il punto di fragilità delle stablecoin è la concentrazione della liquidità su poche blockchain, che espone a congestione della rete, costi di transazione variabili e vulnerabilità degli smart contract, mentre l’aggancio quasi esclusivo al dollaro ne fa una questione geopolitica oltre che finanziaria.

COS’È UNA STABLECOIN

Una stablecoin è una criptovaluta il cui valore è ancorato a una valuta tradizionale, di norma il dollaro o l’euro, attraverso riserve in liquidità e titoli di Stato a breve termine. Unisce la rapidità di trasferimento della tecnologia blockchain alla stabilità della moneta ufficiale e, per questo, viene usata sempre più per pagamenti, rimesse e regolamento tra operatori. Nell’Unione europea è disciplinata dal regolamento MiCAR, che impone riserve integrali e obblighi di trasparenza.

Con i pagamenti agentici a pagare non è più una persona

Il secondo fronte tocca un punto ancora più radicale, ossia chi avvia il pagamento. Con i pagamenti agentici l’iniziativa passa dalla persona a un agente software che acquista per suo conto a partire da un obiettivo. I grandi circuiti hanno già aperto una corsa agli standard per governare il passaggio, da AP2 di Google al Trusted Agent Protocol di Visa fino ad Agent Pay di MasterCard, che vincola la carta tokenizzata a uno specifico agente. Visa prevede milioni di acquisti completati da agenti AI già dalla stagione natalizia del 2026.

La sfida è soprattutto di fiducia. Un’infrastruttura di pagamento è deterministica e deve stabilire con certezza chi ha autorizzato cosa, mentre un agente basato su AI è probabilistico per natura e conciliare le due logiche è l’ostacolo principale. Il punto più delicato è l’autorizzazione, dove si concentra il rischio di frode e dove il consenso dell’utente va dimostrato in modo verificabile. Nel contempo, attorno si aprono i nodi dell’interoperabilità tra protocolli concorrenti e di una superficie di attacco inedita, dalla manipolazione delle istruzioni al furto delle credenziali temporanee. In tutti e tre i fronti la domanda di fondo resta la stessa, chi controlla l’infrastruttura e chi garantisce la fiducia? È su questo tema, più che sul transato, che si deciderà la prossima fase dei pagamenti digitali.

COSA SONO I PAGAMENTI AGENTICI

Si parla di pagamenti agentici quando un agente software basato su AI compie un acquisto per conto di una persona, gestendo l’intero ciclo dalla scelta del prodotto al pagamento a partire da un obiettivo. L’utente lo delega con un mandato che fissa limiti di spesa e ambito d’azione e l’agente si autentica verso il commerciante con una credenziale temporanea, senza esporre i dati della carta.

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