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Il futuro del data center nell’era dell’intelligenza artificiale

Il futuro del data center nell’era dell’intelligenza artificiale, Il futuro del data center nell’era dell’intelligenza artificiale

Andrea Faeti, sales director Enterprise Accounts Italy di Vertiv

Andrea Faeti, sales director Enterprise Accounts Italy di Vertiv condivide la sua visione sull’evoluzione dei data center,  dall’impatto dell’intelligenza artificiale, all’interazione con l’IT fino alla crescente importanza di sostenibilità ed efficienza energetica.

Quale impatto avrà l’intelligenza artificiale sulla creazione di nuovi data center?

L’AI sta comportando un notevole incremento nei consumi energetici dei data center, ma rappresenta anche un’opportunità unica per il settore IT e la società in generale. L’AI va oltre l’evoluzione dell’IT tradizionale, introducendo un’automazione che consente di sostituire processi che prima richiedevano interventi manuali. È qualcosa di nuovo che apre grandi opportunità e se le promesse saranno mantenute, come in questo momento sembra, è probabile che assisteremo a un aumento significativo nel numero di data center per rispondere alla crescente domanda di capacità computazionale.

Questo aumento non arriverà troppo in fretta e non rischierà di creare problemi?

Gli analisti stimano un raddoppio dei consumi entro il 2027. È importante tenere conto però del bilancio complessivo tra consumi e benefici. Per esempio, anche un’Email ha un impatto in termini di “carbon footprint” ma in passato non era un aspetto di cui ci si occupava. Però l’Email ha ridotto la necessità di spedizioni fisiche, portando una serie di vantaggi. Analogamente, l’AI porterà a risparmi energetici indiretti, nonostante l’aumento dei consumi diretti. Un po’ come è avvenuto in tempi più recenti con il cloud che ha fatto nascere grandi data center ma, nel contempo, ha portato all’eliminazione dei piccoli data center aziendali locali con un miglioramento risultante netto dell’efficienza.

Come si relaziona oggi Vertiv con IT e intelligenza artificiale?

Vertiv rimane un abilitatore tecnologico. Mentre le GPU continuano a evolversi aumentando le loro prestazioni e consumi, il nostro ruolo è ottimizzare l’efficienza dell’alimentazione e della dissipazione del calore. L’integrazione tra infrastruttura e IT è diventata essenziale: oggi, per progettare un data center, dobbiamo collaborare strettamente con il settore IT per garantire una perfetta sinergia tra hardware e infrastruttura.

Mi spiega meglio come è cambiata la relazione tra data center e IT?

In passato, l’hardware seguiva le sue strade e noi, a fronte di condizioni al contorno definite esclusivamente in termini di numero di rack e di KWh assorbiti, dimensionavamo e disegnavamo il data center. Oggi, invece, non ci si può limitare a definire i parametri di potenza, perché c’è una tale integrazione tra infrastruttura e Information Technology che il data center va progettato congiuntamente all’IT. L’IT entra nell’infrastruttura e noi dobbiamo considerare nuovi parametri come, per esempio, il volume d’acqua refrigerante che deve entrare direttamente all’interno del chip di un nodo di supercalcolo per raffreddarlo a una determinata temperatura.

Questo legame con l’IT crea anche nuovi problemi in termini di cyber security?

La cyber security è diventata imprescindibile. Oltre alla sicurezza fisica, oggi è fondamentale garantire la protezione dei dati anche durante operazioni di manutenzione predittiva o remota. Per farlo, i dati devono essere trasmessi e gestiti in maniera sicura e, di conseguenza, il tema della cyber security che, per noi in passato era limitato alla “fisicità” degli impianti diventerà un tema con cui confrontarci in modo sempre più deciso in accordo ai nostri servizi di gestione remota dell’infrastruttura.

Quanto è rilevante la sostenibilità nei progetti di Vertiv?

La sostenibilità è centrale. Il nostro obiettivo è ridurre al minimo il consumo dell’infrastruttura rispetto a quello dell’IT mirando però, nel contempo, a conseguire un rapporto ideale di efficienza e sostenibilità. Stiamo anche facendo molta ricerca, per esempio per cercare ridurre al minimo i passaggi di conversione di potenza non necessari, al fine di continuare a migliorare l’efficienza complessiva.

Qual è la situazione del mercato italiano rispetto a quello europeo?

In Italia si stanno costruendo attualmente molti data center: molto più che in passato e molto più grandi e stiamo assistendo a un crescente interesse da parte dei grandi player del cloud. Fino a pochi anni fa, il nostro mercato era caratterizzato da piccoli data center. Oggi, con l’arrivo di hyperscaler e colocator, stiamo recuperando il ritardo rispetto ad altri Paesi europei come Germania o Francia. Questo rinnovato interesse è legato anche all’esigenza di gestire localmente i dati sensibili, richiesta dalle normative europee. Vertiv è il leader del mercato, soprattutto quando parliamo di grandi sistemi scalabili, e siamo coinvolti in tutte le più grandi iniziative di realizzazione di data center oggi in Italia e che ci sono state negli ultimi 3 anni.

Come evolve la vostra strategia per restare competitivi?

Come ho detto siamo molto attivi sul versante della ricerca e sviluppo e continuiamo ad ampliare la nostra offerta per renderla sempre più ampia e versatile. Oltre alla ricerca anche la formazione resta un tema centrale per anticipare le esigenze di mercato e noi stiamo investendo in nuove competenze per affrontare le sfide del futuro. Con l’integrazione sempre più profonda tra IT e infrastruttura, collaboriamo direttamente con i produttori di tecnologie come Nvidia per poter agire in anticipo ed essere già pronti con l’infrastruttura adatta a supportare l’introduzione di nuove soluzioni, come le GPU di prossima generazione.

Che messaggio volete dare alle aziende che operano nel mondo del data center?

Miriamo a diffondere una cultura e competenze di base per far comprendere il cambio di paradigma a tutti i player del mercato. Questo include progettisti, utenti finali, solution provider, IT vendor e partner tecnologici. L’obiettivo deve essere di creare una base comune di comprensione, favorendo una visione condivisa che consenta di affrontare, tutti insieme, le nuove sfide del settore.

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