Site icon bizzIT.it – Magazine di Information Technology B2B

Hitachi Vantara anticipare l’evoluzione in un mondo data-driven

Hitachi Vantara anticipare l’evoluzione in un mondo data-driven, Hitachi Vantara anticipare l’evoluzione in un mondo data-driven

Simon Ninan senior vice president of Business Strategy di Hitachi Vantara

Hitachi Vantara, parte integrante del gruppo Hitachi, è uno dei principali attori globali nella gestione e archiviazione dei dati, con un’offerta che spazia dalle infrastrutture storage tradizionali fino alle soluzioni avanzate per l’intelligenza artificiale e il cloud ibrido.

Simon Ninan, responsabile della strategia, racconta le prossime direttrici evolutive dell’azienda.

Come avete trasformato la specializzazione nello storage hardware in una strategia orientata ai dati?

La trasformazione non avviene da un giorno all’altro: richiede tempo. Uno degli elementi più importanti a livello strategico è la coerenza. Molti clienti associano ancora il nostro nome a Hitachi Data Systems e, quando sentono parlare di Hitachi Vantara, restano talvolta disorientati, perché sette anni fa ci presentammo come un’azienda focalizzata sull’IoT. Per diversi anni la sfida è stata proprio quella di gestire troppi cambi di rotta, ma abbiamo affrontato e superato la situazione con una nuova strategia, un nuovo team dirigenziale e un nuovo CEO arrivato due anni fa. Da allora, abbiamo raggiunto più risultati che nei dieci anni precedenti. Oggi siamo un’azienda focalizzata sull’infrastruttura completa, con un focus sui dati e i processi ETL e un approccio orientato agli obiettivi.

Quali differenze strategiche riscontrate tra il mercato EMEA e quello statunitense?

Il mercato americano è meno orientato ai processi e privilegia una crescita rapida, mettendo al primo posto velocità e agilità nell’innovazione. In Europa, invece, si punta a fare le cose in modo corretto, con una forte attenzione alla governance dei dati e alla compliance. I prodotti di base, come lo storage, possono anche essere gli stessi, ma i servizi dati richiesti sono differenti.

C’è poi il tema della localizzazione: il mercato statunitense è piuttosto omogeneo, con l’inglese come lingua comune e requisiti uniformi. In Europa, al contrario, entrano in gioco regolamenti locali, lingue e dinamiche geopolitiche, che impongono un approccio differenziato.

In Europa la compliance è spesso vista come un tema di cybersecurity. Qual è la vostra visione?

I due ambiti sono strettamente connessi. Protezione, governance, compliance, analisi e trasformazione dei dati sono tutti livelli distinti ma complementari. Un esempio è la data protection, che è strettamente legata allo storage. Esiste un concetto emergente chiamato cyber storage, che prevede l’integrazione della sicurezza e della protezione direttamente nell’infrastruttura di storage. Secondo Gartner, le aziende che non adotteranno questa direzione saranno penalizzate in futuro.

Come sta cambiando il profilo dei vostri clienti con l’avvento del cloud e dell’AI?

Stiamo assistendo a uno spostamento del centro decisionale nei nostri clienti. In passato, i nostri interlocutori erano prevalentemente CIO o direttori dell’infrastruttura. Oggi, con l’affermarsi dell’AI, ci rivolgiamo sempre più ai responsabili di business. Questi ruoli si stanno progressivamente fondendo. Chi gestisce il business vuole ottenere un ritorno sui dati e sugli investimenti e si affida all’IT per raggiungere questi obiettivi.

Per noi è un vantaggio, perché mentre i nostri competitor, come HPE, Dell, Pure e NetApp, continuano a concentrarsi sul buyer IT, noi ci stiamo orientando verso il buyer di business.

Quali nuove competenze sono oggi richieste al vostro team commerciale?

Non si può più vendere semplicemente una box IT o un servizio IT. Occorre saper proporre casi d’uso aziendali e soluzioni orientate al business. È anche fondamentale saper collaborare con i service provider, che possono essere sia clienti sia partner. Non è un processo semplice: richiede formazione, abilitazione e aggiornamento continuo.

Quali saranno le vostre priorità strategiche nei prossimi 12 mesi?

Abbiamo due principali aree di focus. La prima riguarda il cloud ibrido e lo storage software-defined, in particolare per gestire l’interconnessione tra ambienti on-premise e cloud. Possediamo competenze tecniche solide, ma ancora una base clienti limitata. Vogliamo crescere e scalare. In questo ambito rientra anche il passaggio dai modelli Capex a quelli Opex, attraverso la nostra offerta Everflex. Sempre più clienti stanno considerando questa opzione, ma dobbiamo presentare business case convincenti, SLA affidabili e modelli economici solidi.

La seconda area è l’intelligenza artificiale. L’AI è diventata essenziale per restare rilevanti sul mercato. Alcuni clienti richiedono progetti limitati, altri casi d’uso più estesi: in ogni caso, l’intelligenza artificiale ci permette di dialogare in ottica di business, non solo di IT, evidenziando il nostro vero valore differenziante.

Come si costruisce una strategia AI in uno scenario tecnologico e geopolitico in continua evoluzione?

Il mercato sta già affrontando la fase successiva all’AI generativa: l’avvento dell’AI agentica. Ma la nostra visione si estende molto oltre: non riguarda i prossimi sei o dodici mesi, bensì i prossimi dieci, quindici o vent’anni. Stiamo già investendo nell’evoluzione futura rappresentata dall’AI fisica. Hitachi genera valore dall’intersezione tra mondo fisico e digitale e, nel contesto dell’AI, tutto può accadere. Per restare all’avanguardia occorre guidare il cambiamento, non inseguirlo. Per questo il nostro team di ricerca e sviluppo esplora costantemente i trend futuri, a diversi anni di distanza. Nulla è certo, ma lavorare con questo anticipo ci rende più pronti ad affrontare i cambiamenti.

Come affrontate il tema delle convergenza tra IT e OT?

I professionisti dell’OT sono altamente specializzati ed è qui che entra in gioco il valore del concetto One Hitachi: altre business unit del gruppo possono costruire relazioni che da soli non riusciremmo a creare. Per esempio, possiamo mettere insieme un esperto ferroviario, un professionista delle operations e uno specialista di storage per presentarci insieme al cliente. La parola chiave è ecosistema: bisogna costruire quello giusto.

Quali sono i mercati di riferimento di Hitachi Vantara?

I nostri mercati target comprendono industria, finanza, manifattura, energia, media, intrattenimento, trasporti e sanità. Ogni settore ha esigenze specifiche in termini di dati, che implicano requisiti differenti anche per lo storage, le performance e la latenza.

Per esempio, l’healthcare gestisce prevalentemente dati strutturati, come le cartelle cliniche, mentre le life sciences, come la genomica, lavorano su grandi volumi di dati non strutturati e fanno largo uso di intelligenza artificiale, per la scoperta di nuovi farmaci. Sebbene appartengano allo stesso macro-settore, le esigenze operative sono molto diverse. Anche Telco e media trattano quasi esclusivamente dati non strutturati.

Oggi siamo particolarmente forti nella gestione dei dati strutturati in ambiti come banche e sanità ma siamo consapevoli che il futuro spinto dall’intelligenza artificiale risiede nei dati non strutturati. Per questo motivo stiamo sviluppando il concetto di data lake house: una piattaforma capace di integrare e strutturare sia i dati non strutturati sia quelli strutturati, per ricavarne insight trasversali e costruire soluzioni adattabili a settori eterogenei.

Exit mobile version