Siamo nel 2018 e molti di noi sono felici di interagire nelle proprie abitazioni con assistenti personali intelligenti come Amazon Alexa e Google Assistant, affidando loro compiti come gli elenchi della spesa, l’accensione e lo spegnimento delle luci e altro ancora.

Si tratta di un notevole progresso rispetto ai già noti, ma ormai relativamente datati, robot aspirapolvere che da qualche anno sono diventati comuni in molte abitazioni, automatizzando un compito che per lungo tempo abbiamo svolto da soli.

Ma il nostro crescente agio nel parlare con le macchine e nel lasciar svolgere loro compiti per noi poco gratificanti non è il senso vero dell’Internet of Things (IoT) che è, bensi’, un passo ulteriore: macchine che parlano con altre macchine in un mondo sempre più connesso in cui le città si stanno trasformando in vere e proprie smart city.

Alberto Filisetti
country manager di Nutanix Italia

Si comincia a investire anche in Italia

Siamo da tempo in una fase di sviluppo e, finalmente, l’IoT sta iniziando a prendere forma.
Il 48% dei Comuni italiani ha già avviato almeno un progetto Smart City negli ultimi tre anni (dati dell’Osservatorio IoT della School of Management del Politecnico di Milano), concentrandosi soprattutto su illuminazione intelligente (nel 52% dei Comuni), servizi turistici (43%), raccolta rifiuti (41%), mobilità (gestione del traffico 40%, gestione parcheggi 33%) e sicurezza (39%).

Altri invece sono progetti più innovativi e promettono un impatto positivo sulle nostre vite. A Sulbiate (MB) un’intera area è stata trasformata in un vero laboratorio all’aria aperta per testare un impianto di illuminazione pubblica a Led telecontrollato su aree pubbliche multifunzionali, in modo tale che potesse essere aggiornato in modo semplice e immediato in qualsiasi momento.

La crescente diffusione dell’IoT rappresenta una grandissima opportunità anche per le aziende. A fine 2017 una ricerca Qlik/SDA Bocconi ha indicato che il 41,5% delle aziende intervistate utilizza già tecnologie IoT, mentre il 23,7% investirà in questa direzione nel breve termine.

Le motivazioni principali che portano ad investire in tal senso risiedono nel contenimento dei costi operativi di produzione, acquisti, logistica (23,9%), seguite (22,7% dei casi) dal controllo delle performance operative di impianti, macchine, reti e infrastrutture, e dalla possibilità di creare nuovi modelli di business.

Un’esplosione di dati

Ma prima di capire come sarà realmente il nostro “nuovo” mondo connesso e quali saranno le opportunità di business che genererà l’IoT, dobbiamo mettere in campo le giuste risorse per gestirlo.

Dall’IoT arriva un’incredibile mole di dati, molto più di quanto sia realisticamente immaginabile, e continuiamo a produrne sempre di più.

L’elaborazione dei dati è qualcosa che tipicamente viene demandata al personale IT, ma è qualcosa a cui tutti noi – e in particolare la dirigenza aziendale che vuole puntare sull’IoT – dobbiamo iniziare a pensare. Ci sono numerosi modi per elaborare i dati ma rimandano tutti a un data center interno all’azienda, o a un centro dati pubblico. La maggior parte di noi ne conosce l’esistenza, ma poco altro, a parte che ha qualcosa a che fare con i dati e i computer.

I data center sono sicuramente gli strumenti meno interessanti ma assolutamente essenziali per tutto ciò che riguarda l’aspetto tecnologico di un’azienda. “Dirigono lo spettacolo” e senza di loro non saremmo in grado nemmeno di inviare una email, figuriamoci creare un complesso sistema di dispositivi connessi che comunicano costantemente tra loro.

Storicamente, i data center sono sempre stati strutture ingombranti, costose e poco maneggevoli, ma, come tutto ciò che è tecnologico, nel corso degli anni si sono modernizzati e oggi sono più piccoli, potenti e pratici per soddisfare le odierne esigenze digitali.

Immaginiamo di utilizzare la scansione facciale in tempo reale in una finalissima sportiva o in altri eventi di portata simile. Supponiamo siano presenti 1000 telecamere in azione, che operano in tempo reale scansionando decine di migliaia di volti da diverse angolazioni, producendo dati lungo tutto il percorso e integrandosi con altre tecnologie come le radio della polizia e altri servizi all’interno dello stadio.

Attualmente, non è disponibile la larghezza di banda necessaria per elaborare tutto ciò che attraversa le nostre reti tradizionali per lavorare in modo efficiente. Potremmo far convogliare tutto in un grande centro dati centrale o pubblico se fosse molto vicino, ma non sempre sarà possibile. I ritardi, o tempi di latenza e rallentamenti, non sono un’opzione in questo scenario; tutto deve necessariamente funzionare in tempo reale.

Il comparto aziendale e industriale deve ripensare in modo rapido ed efficace la propria capacità di elaborazione, alla luce del numero crescente di device connessi a Internet, poiché l’IoT alimenterà la domanda di connessioni a bassa latenza e di tempi di elaborazione dei dati più veloci. Sarà però pressoché impossibile soddisfare le aspettative degli utenti se non si costruiranno data center più vicini agli utenti stessi.

Verso l’edge computing

Qual è dunque la soluzione?

La risposta è l’edge computing che ci permette di avvicinare l’elaborazione al dispositivo. Il termine edge fa riferimento a dispositivi che comunicano l’uno con l’altro. Pensiamo a dispositivi portatili, sensori, wearable, computer portatili e così via con un collegamento a Internet o ad altri dispositivi remoti.

Il futuro sta perciò nella realizzazione di edge data center di più piccole dimensioni che possano essere usati per ospitare servizi cloud ed elaborazione dei dati localmente, ovvero più vicino agli utenti che producono quegli stessi dati, come in questo caso per il riconoscimento facciale su larga scala.

Tornando al nostro esempio, l’edge data centre sarebbe situato proprio all’interno dello stadio, elaborando i dati in tempo reale. Potrebbe, naturalmente, essere collegato anche ad altre risorse, quali ad esempio ambienti cloud pubblici e privati, ma il “lavoro duro” viene fatto dove l’azione è in corso.

Attualmente, non abbiamo sufficienti risorse di questo tipo per soddisfare le nostre grandi ambizioni in materia IoT, e in questo senso qualcosa deve cambiare se vogliamo proseguire in questa direzione.

L’edge computing non sarà la parte più entusiasmante della rivoluzione dell’IoT, ma rappresenta sicuramente la parte più indispensabile se vogliamo dar luogo a una vera rivoluzione in questo campo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.