È un fatto indiscusso che nel settore tecnologico la velocità sia sempre stata un valore. Però l’intelligenza artificiale l’ha trasformata in una condizione di sopravvivenza per le aziende. In occasione di Insight, l’evento annuale che si tiene a Las Vegas, NetApp ha risposto a questa accelerazione con una serie di annunci che portano avanti la visione di Intelligent Data Infrastructure Company. Il pacchetto comprende una piattaforma unificata, nuovi strumenti di governance e sovranità, un’architettura a zero copie per le pipeline di AI e Novus, pensata per i carichi di lavoro più estremi.
Il limite è nell’infrastruttura dati
La premessa è che per le organizzazioni la sfida è cambiata. Non basta più reperire la potenza di calcolo necessaria a far girare i modelli: occorre che l’infrastruttura sottostante li alimenti in modo sicuro, conforme alle regole di governance e senza colli di bottiglia. Secondo le rilevazioni Gartner richiamate da NetApp, la maggior parte delle applicazioni enterprise integrerà agenti intelligenti e, entro il 2028, il 15% delle decisioni di business sarà automatizzato tramite AI.

Per Roberto Patano, senior manager Solutions Engineering e Field CTO di NetApp Italia, il punto critico è proprio questo. “Il reale fattore limitante resta l’infrastruttura dati – spiega –. Gli agenti e i modelli software necessitano di dati per generare valore, ma le organizzazioni si trovano ad affrontare ostacoli strutturali complessi, a partire dalla frammentazione dei dati sparsi tra ambienti on-premise, public cloud ed edge”.
A questo si somma la data gravity, cioè la difficoltà fisica ed economica di spostare miliardi di file e dataset enormi. Patano aggiunge che esiste anche un divario di prestazioni: “Gli attacchi informatici e le richieste computazionali viaggiano a velocità agentica, richiedendo risposte infrastrutturali istantanee”.
Una piattaforma per dati sicuri e utilizzabili ovunque
Da qui nasce NetApp Platform, un’architettura unificata pensata perché i dati siano sicuri, conosciuti, protetti e utilizzabili in qualsiasi luogo e per qualsiasi workload. Si regge su quattro pilastri. Il primo è uno storage unificato, indipendente da protocolli e collocazione fisica. Il secondo è una protezione proattiva integrata a livello di storage. Il terzo è un controllo unificato, che garantisce osservabilità centralizzata, e l’ultimo è la trasparenza operativa, valida per l’IA come per la virtualizzazione tradizionale e i container.
Il primo capitolo degli annunci riguarda la visibilità. La nuova NetApp Console, evoluzione di Active IQ Unified Manager, offre una mappa completa del patrimonio informativo, che comprende sistemi ONTAP, storage a oggetti StorageGRID e soluzioni cloud, in un unico framework. La novità più rilevante per il mercato europeo è la disponibilità in modalità totalmente locale e air-gapped. Davide Marini, country manager per l’Italia, la considera una risposta diretta alle richieste dei clienti e alle norme comunitarie. “Non è sufficiente che i dati risiedano all’interno dei confini nazionali – osserva –. Occorre garantire che anche i log di tracciamento, le metriche di monitoraggio e i modelli di intelligenza artificiale usati per le operations rimangano confinati all’interno del data center del cliente, senza alcuna esfiltrazione verso l’esterno”.
Zero Copy: meno movimenti, più velocità
Il secondo gruppo di novità affronta il tema della duplicazione. Per addestrare un modello o fare inferenza, i dati vengono tradizionalmente cercati, copiati, trasferiti e trasformati più volte, con costi elevati, latenza e rischi per la sicurezza. NetApp propone di eliminare il problema alla radice. “La risposta di NetApp consiste nella creazione di un’architettura Zero Copy – afferma Patano –, capace di indicizzare e generare metadati in tempo reale direttamente sui volumi di origine per i protocolli file e object più diffusi nei data lake, quali NFS e S3. I modelli di AI non accedono ai file fisici spostandoli, ma interagiscono con un database di metadati centralizzato, dinamico e sempre aggiornato”.
NetApp AI Data Engine diventa un sistema interamente software-defined, superando le precedenti architetture basate su appliance dedicate. Inoltre, il motore è agnostico rispetto allo storage sottostante e può indicizzare, catalogare e governare dati residenti su sistemi di terze parti, purché usino protocolli standard. Permette poi di scoprire i dati, anonimizzare le informazioni sensibili e applicare regole di accesso prima che i metadati arrivino ai modelli. Il risultato sono zero costi di movimentazione e la certezza che l’IA lavori su informazioni aggiornate e governate.
La sicurezza viene completata da un’integrazione più profonda con Commvault. NetApp precisa che l’Autonomous Ransomware Protection di ONTAP rileva gli attacchi con una precisione del 99% analizzando le variazioni dei blocchi scritti, genera copie immutabili del dato e invia un segnale diretto alle console Commvault. Parte così in automatico la procedura di backup, insieme alla creazione di room isolate per il ripristino sicuro delle operations.
Novus: quando lo storage non può più essere il collo di bottiglia
L’annuncio più ambizioso riguarda le pure prestazioni. Per anni lo storage flash ha visto sfruttate solo in parte le proprie potenzialità. Oggi l’arrivo delle GPU ha cambiato il quadro: i moderni acceleratori per l’AI possono richiedere un throughput fino a 3,8 Terabyte al secondo per singolo cluster. Con farm composte da decine di migliaia di acceleratori, i sistemi tradizionali, tarati su decine di Gigabyte al secondo, si saturano, lasciando le GPU inattive e generando costi di inefficienza molto pesanti.
“Per risolvere questo sbilanciamento e servire le esigenze dei grandi provider di AI Factory e dei neocloud – sottolinea Patano –, NetApp ha svelato la nuova architettura Novus, sviluppata per superare definitivamente il collo di bottiglia dello storage nei workload AI ad altissima scala”.
Novus si basa sulla separazione tra piano dei metadati e piano dei dati e sul protocollo standard Parallel NFS (pNFS). Non servono quindi client proprietari né software agenti sulle macchine di calcolo e le GPU vedono l’intera infrastruttura come un unico, enorme file system condiviso. L’architettura può scalare fino alla dimensione degli Zettabyte, gestire miliardi di file senza frammentazione e raggiungere prestazioni fino a 100 Terabyte al secondo. NetApp non rinuncia però alla propria eredità tecnologica: il piano di memorizzazione continua a poggiare su ONTAP, mantenendo funzioni di gestione, efficienza, cifratura e data protection. È la carta con cui l’azienda intende presentarsi con maggiore competitività nei progetti di supercalcolo e AI su larga scala.
Multi-cloud, Keystone e sovranità europea
Sul fronte dell’ecosistema, dopo Microsoft Azure, AWS e Google Cloud, le soluzioni gestite nativamente da NetApp arrivano anche su Oracle Cloud Infrastructure. I clienti con grandi database Oracle potranno quindi migrare nel cloud mantenendo invariate le logiche di gestione, backup e protezione. NetApp si presenta così come l’unico vendor di storage integrato in modo nativo nei quattro principali hyperscaler. Grazie all’acquisizione e all’integrazione della tecnologia JStream, diventa inoltre possibile proteggere e ripristinare in cloud gli ambienti VMware indipendentemente dallo storage di partenza, portando la protezione del dato oltre i confini dell’hardware proprietario.
Il servizio As-a-Service Keystone si arricchisce di un’opzione di sovranità europea. I clienti possono stabilire per contratto che controllo, telemetria, gestione e fatturazione restino confinati nel territorio comunitario. È stata poi annunciata la disponibilità generale dell’integrazione con l’hypervisor Nutanix, un’alternativa concreta per chi sta diversificando le piattaforme di virtualizzazione.
Il mercato italiano e la gestione della supply chain
Il quadro commerciale resta complesso, tra catena di fornitura globale, tempi di consegna dei componenti e volatilità dei listini. Marini descrive l’approccio dell’azienda: “La strategia di NetApp punta a offrire ai clienti la massima trasparenza sui tempi di consegna e a mettere in campo formule finanziarie capaci di mitigare l’impatto economico”. Fra queste spicca il modello a consumo di Keystone, che sta attirando interesse anche tra le medie imprese italiane. L’hardware viene installato in anticipo presso il cliente e pagato solo in base all’utilizzo effettivo, trasformando costi di capitale in costi operativi flessibili.
In Italia i numeri sostengono la strategia. “I risultati positivi registrati nel mercato italiano confermano la solidità del percorso intrapreso”, dichiara Marini, richiamando la chiusura del Fiscal Year e i dati IDC. Questi indicano sei trimestri consecutivi di crescita superiore alla media nello storage enterprise (NAS e SAN). Per il manager la priorità resta mettere le aziende in condizione di avere “pieno controllo, governance, sovranità e protezione del dato”, perché “la potenza delle soluzioni di AI è direttamente proporzionale alla qualità e al controllo delle informazioni su cui poggia”. Far evolvere le infrastrutture esistenti senza reinventare l’architettura da zero, aggiunge, garantisce la flessibilità operativa che il mercato enterprise richiede con urgenza.
Se i modelli corrono, lo storage non può restare indietro. Con Platform, AI Data Engine e Novus, NetApp vuole permettere alle imprese di far viaggiare i dati alla stessa velocità dell’intelligenza artificiale, senza però perderne il controllo.

