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Batterie di nuova generazione per l’energia dei data center

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Il tema dell’energia sta diventando sempre più centrale nel mondo dei data center. L’aumento dei carichi IT, la diffusione di applicazioni AI ad alta intensità computazionale e la pressione normativa su sostenibilità ed efficienza stanno spingendo gli operatori a ripensare l’intera architettura energetica delle infrastrutture digitali. In questo scenario si inserisce la tecnologia di accumulo di lunga durata presentata da Green Energy Storage (GES), che può avere implicazioni concrete anche per il settore dei data center.

A Rovereto, presso Progetto Manifattura, GES ha svelato ufficialmente la propria batteria manganese-idrogeno: una soluzione di Long-Duration Energy Storage (LDES) progettata per immagazzinare energia per molte ore o giorni, superando i limiti strutturali delle batterie agli ioni di litio.

Perché lo storage di lunga durata interessa i data center

Tradizionalmente, i data center si affidano a sistemi UPS a breve durata e a generatori diesel per la continuità operativa. Tuttavia, questo modello mostra crescenti criticità: costi elevati, complessità di gestione, impatto ambientale e difficoltà di integrazione con fonti rinnovabili.

Le tecnologie LDES, come quella sviluppata da GES, offrono un approccio complementare e in parte alternativo, soprattutto per:

  • supportare carichi prolungati in caso di instabilità della rete;

  • abilitare una maggiore integrazione di rinnovabili nei campus data center;

  • ridurre l’uso dei generatori diesel, migliorando il profilo ESG delle infrastrutture digitali;

  • gestire peak shaving e bilanciamento energetico su scala di sito o di microgrid.

Come funziona la batteria manganese-idrogeno

Dal punto di vista tecnologico, la soluzione di GES si basa su una batteria a flusso che disaccoppia energia e potenza. Questo significa che la capacità di accumulo e la potenza erogata possono essere dimensionate in modo indipendente, un vantaggio rilevante per infrastrutture complesse e modulabili come i data center.

L’energia viene immagazzinata sotto forma di idrogeno autoprodotto all’interno del sistema, senza necessità di approvvigionamenti esterni. L’impiego del manganese – materiale abbondante e con una filiera di fornitura solida – consente di limitare l’uso di materie prime critiche, un tema sempre più sensibile anche per i responsabili delle infrastrutture IT.

Le caratteristiche dichiarate includono:

  • efficienza superiore al 75%;

  • oltre 10.000 cicli di vita;

  • costo livellato di accumulo (LCOS) inferiore rispetto alle tecnologie oggi dominanti.

Elementi che rendono questa soluzione interessante non solo per le reti elettriche e i grandi impianti rinnovabili, ma anche per infrastrutture digitali energivore e mission-critical.

Dalla transizione energetica alla resilienza digitale

Nel corso dell’evento, GES ha sottolineato la maturità tecnologica della batteria e l’avvio di una nuova fase industriale. L’obiettivo dichiarato è contribuire alla costruzione di una filiera europea dello storage, riducendo la dipendenza da tecnologie e materie prime extra-UE.

Per il mondo dei data center, questo si traduce in una possibile evoluzione del paradigma energetico: da sistemi di backup pensati solo per l’emergenza a infrastrutture di accumulo integrate, capaci di supportare continuità operativa, sostenibilità e scalabilità nel lungo periodo.

Per il mercato dei data center, il messaggio è chiaro: l’innovazione nello storage non riguarda più solo il mondo dell’energia, ma sta diventando un tassello chiave della resilienza e della competitività delle infrastrutture digitali.

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