All’ultimo piano di un moderno edificio di Bratislava, decine di esperti di cybersecurity analizzano flussi di sicurezza provenienti da oltre 110 milioni di “sonde” della rete LiveGrid distribuite in tutto il mondo, valutano gli scenari di minaccia, individuano le vulnerabilità e predispongono avvisi e contromisure in tempo reale. Sono gli specialisti del Security operation center di ESET, la più importante azienda tecnologica della Slovacchia, fornitore globale di soluzioni per la protezione e la sicurezza informatica. Fondata nel 1992 e diventata nota in tutto il mondo per l’efficacia dell’antivirus Nod32, Eset ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione fino a proporsi come vendor di cybersecurity a spettro più ampio.
Oggi ESET propone la piattaforma unificata di sicurezza ESET Protect, che copre endpoint, server, mobile e workload cloud con prevenzione multilivello, EDR/XDR (ESET Inspect), protezione email e Cloud Office Security per Microsoft 365, più cifratura, gestione delle patch e servizi MDR. Il portafoglio è completato da threat intelligence e formazione per la security awareness, con delivery cloud-first e opzione on-prem.
Nel 2024 ha registrato ricavi globali pari a 691 milioni di euro, confermando un percorso di crescita sostenuto che, nel 2025, potrebbe superare gli 800 milioni. È un’azienda interamente privata, ancora guidata dai fondatori, che punta sul valore tecnologico delle soluzioni sviluppate in casa e sulla propria identità di vendor europeo, radicato nel Vecchio continente e allineato ai requisiti normativi dell’Unione.
In Italia, l’azienda è guidata da Fabio Buccigrossi e opera quasi esclusivamente tramite il Canale, mettendo a disposizione delle aziende un SOC dedicato presente sul nostro territorio che fornisce sevizi di assistenza in lingua italiana con copertura 24/7, erogati da personale locale.
Pavol Holéczy, President Emea Region di ESET illustra progetti e strategie della società.
Quali sono i vostri piani per il prossimo futuro?
Nei prossimi cinque anni vogliamo consolidare la posizione raggiunta sul mercato. Il focus sarà sulla crescita dei servizi e sulla formazione delle persone. Il pilastro principale sono i professional service: vogliamo poter gestire l’ambiente del cliente con competenza diretta, anche in lingua locale, come avviene già in Italia, perché lo riteniamo decisivo. In parallelo investiremo sulla formazione del personale e sulla consapevolezza della sicurezza sia a livello individuale sia aziendale.
Quali sono oggi gli ostacoli principali?
La sfida più grande è convincere clienti ed ecosistema della reale necessità e delle opportunità. Non si tratta di “spuntare caselle” per ottenere una polizza cyber, ma di mettere in campo misure effettive. Per una media impresa, il costo della nostra soluzione è marginale rispetto al rischio. Spesso non è una questione di budget, ma di comprensione dell’urgenza. Al di là della tecnologia, questa è la vera missione per i prossimi cinque anni.
In ottica strategica, nel medio periodo rafforzerete la presenza nel mid-market o punterete con più decisione sull’enterprise?
Non è un aut-aut. Conosciamo la nostra storia e da dove veniamo, ma dal punto di vista commerciale siamo passati dall’essere percepiti come vendor consumer a un fornitore di sicurezza a pieno titolo. Siamo molto forti nelle PMI e nel mid-market, ma senza rinunciare all’enterprise. “Enterprise” può significare cose diverse a seconda dei Paesi ma, oltre alle soluzioni pronte, abbiamo una divisione corporate che realizza progetti su misura anche per organizzazioni molto grandi. Il cliente più grande con cui lavoriamo su tecnologie avanzate, non solo endpoint, conta circa 85mila postazioni.
Quali priorità e difficoltà comporta questa strategia?
L’ampiezza dell’approccio è una sfida, ma i percorsi di go-to-market possono variare. La priorità è restare il più vicini possibile a clienti di ogni dimensione. La collaborazione con il Canale è molto produttiva, in Italia e altrove: più comunichiamo insieme verso l’utente finale e più il cliente ci vede direttamente, maggiore è il successo. È così che operiamo.
La sovranità è uno dei vostri elementi distintivi. Essere europei sta avendo riscontro presso i clienti?
Sì, in modo evidente. Abbiamo comunicato bene questo aspetto perché fa parte della nostra identità: siamo a capitale privato, siamo cresciuti nella regione, abbiamo guadagnato la fiducia del mercato e siamo riconosciuti per un approccio etico. Su questo costruiamo valore e rilevanza, con una forte presenza locale.
Molta cybersecurity si sposta nel cloud. Cosa fate e cosa farete per seguire questo trend?
Oltre il 90% di ciò che vendiamo in ambito B2B è già cloud o comunque in versione cloud. Manteniamo l’opzione on-premise, ma spingiamo verso il cloud perché non è solo una tendenza ma offre vantaggi concreti per i clienti.
Uno dei vostri tratti distintivi nella prevenzione delle minacce?
Conta il modo in cui comprendiamo il panorama delle minacce: ricerca, casi reali e un’ampia esperienza in ambienti multivendor. Questa comprensione si riflette nell’efficacia della nostra a tecnologia; abbiamo visto situazioni in cui i dispositivi protetti da noi non sono stati intaccati mentre altri venivano compromessi. In più, stiamo investendo molto nella formazione e nell’assicurare che le soluzioni siano configurate correttamente perché anche questo è un aspetto chiave della prevenzione.
Pensate che il mercato abbia una percezione di voi non all’altezza del vostro valore tecnologico?
Se è così non rappresenta un problema ma un’opportunità. Fino a poco tempo fa eravamo percepiti come focalizzati sugli endpoint per l’utenza domestica, ma abbiamo dimostrato di saper cambiare questa percezione. Ci focalizziamo sul valore della nostra tecnologia e non sul marketing. Condividiamo la nostra competenza in modo mirato al mercato e vogliamo essere la prima scelta per il Canale che comprende questo valore. Al tempo stesso, puntiamo su clienti soddisfatti come vettore di riconoscibilità.
In futuro le acquisizioni faranno parte della vostra strategia?
È un tema molto discusso. Finora abbiamo sviluppato pressoché tutto in casa. Per alcune componenti lavoriamo con partner e quando aggiungiamo nuove funzionalità valutiamo anche questa strada. Come dice spesso il mio capo, il diavolo è nei dettagli: serve la soluzione giusta al prezzo giusto. Se la troveremo saremo interessati. Finora non abbiamo trovato l’equilibrio per acquistare nell’area in cui non eravamo coperti adeguatamente dai partner, ma l’ipotesi è sul tavolo più di quanto non sia mai stata in passato.

