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Intacture: il data center dentro la montagna

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Si chiama Intacture, un nome che richiama l’idea di “natura intatta”, il data center creato in Trentino-Alto Adige nella profondità di una miniera della Val di Non, capace di coniugare in un insieme unico e forse irripetibile tecnologie, sostenibilità ed efficienza.

Il progetto fa capo a Trentino DataMine, un partenariato pubblico-privato istituzionalizzato che unisce Università di Trento e imprese trentine, con due comitati di indirizzo, scientifico e industriale, per mantenere allineate scelte tecnologiche e bisogni di mercato. L’infrastruttura è stata realizzata principalmente con tecnologie Schneider Electric, dalla distribuzione elettrica, ai sistemi di contenimento fino alla gestione software.

L’obiettivo del progetto è rendere disponibili risorse infrastrutturali e computazionali con un’impostazione di prossimità, a supporto di attività industriali e di ricerca del territorio, coniugando carichi tradizionali, di supercalcolo (HPC) e legati all’AI.

Un grattacielo rovesciato per entrare nel data center

Intacture è collocato in ipogeo, ovvero in un ambiente sotterraneo nel cuore di una miniera attiva di dolomia, materiale utilizzato in edilizia. La miniera, nel suo complesso, conta oltre 15 km di gallerie, oggi scavate per circa il 4% della concessione. Il sito minerario si sviluppa su tre livelli e il data center occupa quello più superficiale.

Per arrivare nel cuore della miniera è stato realizzato uno scavo verticale con base rettangolare di 20×18 metri che scende per oltre 40 metri al di sotto della superficie esterna. Di fatto, un “grattacielo rovesciato” che abilita il collegamento tra superficie e spazi tecnici sotterranei, rendendo compatibili l’accesso dei clienti, il trasporto di materiali e componenti e le attività di manutenzione.

Il data center si estende attualmente lungo due gallerie scavate appositamente per il progetto, lunghe 170 metri ciascuna e larghe 12 metri: una dedicata a impianti e telecomunicazioni e l’altra alle sale server. A queste si affianca una sala separata dedicata ai carichi AI, già operativa. La scalabilità avviene con una logica modulare attraverso uno sviluppo su gallerie parallele, già in procinto di essere scavate.

Perché l’ipogeo cambia le regole di sicurezza e spazio

La ragione più immediata per collocare un data center in una miniera è la sicurezza: la montagna che ricopre il data center rappresenta, infatti, una formidabile protezione fisica naturale, in grado di sostenere impatti dovuti a qualsiasi evento catastrofico naturale o artificiale. Intacture ha già ottenuto, in tempi record, una doppia certificazione (ANSI/TIA-942 Rated 4 e ISO/IEC TS 22237) per il massimo livello di sicurezza disponibile, tipicamente noto come Tier 4, portando in ipogeo gli standard più elevati su ridondanza e continuità operativa.

L’ipogeo, però, non è solo protezione. È anche un modo per trasformare un vincolo in vantaggio operativo. Lo spazio, risorsa preziosa nei data center tradizionali, qui non rappresenta un ostacolo né un costo in grado di limitare la scalabilità. Al contrario, diventa un fattore abilitante: la miniera offre una disponibilità fisica che consente di distribuire i sistemi e ridurre l’impatto termico, invece di concentrare densità estreme per metro quadrato. Da ciò deriva la scelta progettuale di predisporre rack con un carico massimo di 20 kW per contenere la produzione di calore e semplificare gestione, raffreddamento e manutenzione con una scalabilità massima del sito stabilita in 6 MW. Questa taglia configura Intacture come un data center lontano dalle dimensioni hyperscaler ma capace di superare la scala “micro”, collocandosi in un segmento oggi particolarmente rilevante in Italia.

Un sito unico difficilmente esportabile

“Il sito combina condizioni geologiche e giuridiche difficili da replicare – spiega Dennis Bonn, consigliere delegato di Trentino DataMine -. Alla base c’è una storia geologica e mineraria studiata da decenni e un contesto con radici industriali profonde. La montagna è asciutta per la presenza di uno strato impermeabilizzante argilloso costituito da scaglia rossa, che rende l’interno delle gallerie secco: una condizione chiave per un’infrastruttura IT. Il secondo elemento distintivo è normativo, legato al modo in cui la Provincia autonoma di Trento legifera in ambito minerario, rendendo possibile un utilizzo ibrido in cui l’attività estrattiva può coesistere con la realizzazione di spazi civili destinati all’IT e il diritto d’uso agricolo della superficie esterna”.

A completare il quadro abilitante concorre la presenza sul territorio della Val di Non di dorsali in fibra ottica, a sostegno della componente di connettività e della fattibilità operativa del data center.

Il valore di un partner come Schneider Electric

La collocazione di Intacture ha richiesto soluzioni robuste, gestibili e controllabili da remoto. Monitoraggio continuo, gestione remota e simulazione di scenari rappresentano, in fase di esercizio, strumenti quotidiani, non accessori, perché l’ipogeo impone rapidità di diagnosi e intervento e riduce la tolleranza a qualsiasi inefficienza.

Schneider Electric è tra i principali partner tecnologici dell’infrastruttura del progetto: dalle soluzioni di continuità e distribuzione dell’alimentazione alle piattaforme di gestione e monitoraggio.

Tra le soluzioni tecnologiche che hanno svolto un ruolo chiave si segnalano SM AirSet – SF6 free per la distribuzione elettrica ed EcoStruxure IT per la parte di Data Center Infrastructure Management. Intacture si avvale delle soluzioni di raffreddamento ad aria ad alta efficienza e versatilità sviluppate da Schneider. La continuità elettrica si appoggia a UPS trifase Galaxy VL mentre l’alloggiamento dei rack si basa sulle soluzioni della famiglia Schneider Electric NetShelter.

“Per la realizzazione della parte infrastrutturale del progetto abbiamo contattato i principali operatori del settore a livello internazionale – afferma Roberto Loro, consigliere d’amministrazione di Trentino DataMine -. Schneider Electric ha dimostrato da subito una forte dedizione al progetto ed è stata scelta per svariate ragioni: le tecnologie, la progettazione e la gestione. È risultata il vendor migliore rispetto ai parametri richiesti in termini di efficacia energetica, impatto ambientale, gestibilità, monitoraggio e anche di costo. Inoltre, Schneider Electric si è impegnata contrattualmente a rispondere alle esigenze di realizzazione nei tempi richiesti per ottenere il finanziamento del PNRR, che erano molto stringenti: concludere entro fine dicembre 2025 un progetto approvato e avviato a primavera 2024″.

Intacture: il data center dentro la montagna, Intacture: il data center dentro la montagna
Schneider Electric NetShelter SX Gen2

La sostenibilità come requisito di proGETTO

In Intacture la sostenibilità rappresenta un elemento intrinseco e non accessorio, entrato nelle scelte energetiche, di efficienza e di integrazione a impatto zero nel territorio.

L’alimentazione è interamente idroelettrica e sarà in grado di coprire il 100% del fabbisogno fino al raggiungimento dell’obiettivo massimo di carico stabilito di 6 MW.

Rispetto al consumo di suolo, il progetto porta in ipogeo la parte prevalente dell’infrastruttura, riducendo l’occupazione di superficie e l’attrito sociale che spesso accompagna la realizzazione di data center in territori a forte vocazione agricola e turistica. Anche le scelte localizzative rispondono a questa logica: la componente fuori terra (uffici e generatori) è stata ricollocata su una ex cava, quindi su un’area già compromessa e riqualificata, evitando interferenze con aree del territorio che sarebbero potute risultare meritevoli di tutela.

La sostenibilità entra anche nel modo in cui va considerato lo spazio vuoto generato dallo scavo che rappresenta, di fatto, il rifiuto generato dall’attività estrattiva della dolomia, trasformato in un’infrastruttura digitale stabile. I materiali scavati sono stati sfruttati per le costruzioni in cemento armato in superficie, coerenti per tipologia con le tradizioni costruttive locali.

Sul fronte impiantistico, la sostenibilità coincide con efficienza operativa attraverso tutto il ciclo di popolamento del data center: la progettazione è pensata per sfruttare al massimo le caratteristiche termiche del sito con l’obiettivo di operare per dieci mesi l’anno in “free cooling” e senza fare uso di sistemi di raffreddamento a liquido a circuito chiuso.

Le sfide progettuali tra mercato e vincoli fisici

Sul piano tecnico, la realizzazione di un data center in ipogeo introduce logistica e sicurezza fuori standard oltre a complessità impiantistiche specifiche: per esempio, nel progetto sono state previste tubazioni lunghe 600 metri per i condotti d’aria. “Il risultato è un’infrastruttura che trasforma un vincolo in metodo – sostiene Dennis Bonn – imponendo coordinamento stretto, decisioni rapide e una progettazione capace di tenere insieme sito, scadenze e requisiti di esercizio”. In corso d’opera è stato anche necessario affrontare una riprogettazione significativa legata allo spostamento del punto di uscita, con scavi più profondi e varianti per evitare interferenze con aree sensibili e per collocare la parte esterna nell’ex cava in un’ottica di riqualificazione. Anche la strategia su densità e raffreddamento segue questa logica. L’approccio privilegia la distribuzione dei sistemi su più armadi e lo sfruttamento dello spazio ipogeo per contenere lo stress termico e mantenere efficienza complessiva. La progettazione – spiega Pietro Matteo Foglio, CEO di In-Site, che ha curato integralmente la progettazione architettonica e impiantistica del data center – ha richiesto un equilibrio non ordinario tra l’interpretazione di un mercato in rapida evoluzione, l’operare in un contesto ipogeo con vincoli fisici stringenti e il rispetto di una timeline estremamente compressa, preservando al tempo stesso flessibilità e capacità di adattamento. Intacture appartiene a una nuova generazione di data center, infrastrutture di prossimità radicate nel territorio e capaci di coniugare sicurezza, efficienza e responsabilità ambientale. In questo quadro il vincolo è diventato principio ordinatore del progetto, trasformando la specificità del sito in forza progettuale”.

Una risorsa per l’ecosistema locale

Intacture intende rappresentare un’infrastruttura strategica di prossimità che proporrà servizi di colocation, supercalcolo e disaster recovery, con la possibilità di federazione con altre infrastrutture. Si propone come volano economico e punto di riferimento non solo per favorire innovazione e digitalizzazione con attenzione a filiere locali, ma anche per contribuire allo sviluppo di competenze e formazione universitaria specialistica, grazie al ruolo dell’Università di Trento. A marzo 2026 Intacture è entrato nella fase di messa a punto finale ed è pronto ad accogliere i primi clienti, con l’aspettativa di formalizzare contratti e attivazioni. La domanda è già alta e la “pipeline” commerciale viene descritta come già prossima al riempimento attuale.

Pubblico, privato e PNRR per un progetto d’eccellenza

La realizzazione di Intacture ha beneficiato di un contributo del PNRR, che ha sostenuto la prima fase di realizzazione dell’infrastruttura. L’Università di Trento ha promosso l’iniziativa candidandosi come soggetto attuatore nell’ambito di un bando del Ministero dell’Università e della Ricerca dedicato a infrastrutture digitali e tecnologiche, con riferimento alla Missione 4 Componente 2 del PNRR e ai fondi Next Generation EU.

In questa cornice è nata la struttura societaria di Trentino DataMine, come partenariato pubblico-privato istituzionalizzato, con una quota del 49% all’Università di Trento e del 51% alla componente privata raccolta in una società veicolo costituita da un raggruppamento di imprese che comprende Covi Costruzioni, anche attuale proprietaria della miniera, Dedagroup, GPI e ISA, realtà complementari per competenze tecnologiche, organizzative, finanziarie e minerarie.

Il contributo del PNRR, definito abilitante, è stato pari a 18,5 milioni di euro su 37,5 milioni di spesa ammessa. L’investimento complessivo indicato è stato poi portato a 50 milioni di euro con il contributo dei partner, per supportare da subito ulteriori componenti e prospettive di estensione. La timeline operativa è partita nella primavera 2024 ed è arrivata al completamento alla fine del 2025.

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