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Data Center e nuovi poli digitali italiani

Emmanuel Becker CEO di Mediterra

Emmanuel Becker CEO di Mediterra

L’industria italiana dei data center sta attraversando un momento di espansione strutturale senza precedenti. La narrazione pubblica tende a indicare l’intelligenza artificiale come la principale causa della corsa a nuove infrastrutture, ma la realtà – sostiene Emmanuel Becker – è più complessa. «La comunicazione rischia di sovrastimare il fabbisogno di AI delle aziende», osserva. «Oggi l’utilizzo concreto dell’AI, al di là dei progetti pilota, non basta a motivare tutta questa attenzione. E infatti non costruiamo data center soltanto per l’AI».

L’accelerazione attuale nasce da un percorso molto più ampio, che parte dall’evoluzione dei CED, passa per l’avvento dei grandi service provider e arriva ai campus specializzati dove cloud, contenuti, sicurezza, applicazioni e AI convivono.

L’AI crescerà, aggiunge Becker, ma resterà una componente di un mosaico più articolato: “L’inference AI diventerà determinante dal 2026, con un’accelerazione nel 2027. Ma non è vero che tutto si muove in una direzione unica”.

Un Paese frammentato: tra CED e nuove infrastrutture

L’Italia presenta caratteristiche molto diverse rispetto ad altri mercati europei.

“Il 42% delle aziende italiane ha ancora il proprio CED”, sottolinea Becker. «In Germania questa percentuale è sotto il 10 e in Inghilterra è meno del 5%. Una differenza che riflette fattori culturali, ritardi negli investimenti, carenze tecniche delle amministrazioni locali e lentezza nell’ottenere permessi”.

Eppure questa frammentazione, secondo Becker, contiene un potenziale: un’economia distribuita che potrebbe sostenere la nascita di più poli digitali regionali, evitando la concentrazione estrema vista altrove.

Milano continua a esercitare un potente effetto magnetico. Hyperscaler, carrier, system integrator, startup e talenti gravano tutti su un ecosistema che ha beneficiato di un vantaggio iniziale e di una forte capacità amministrativa. Ma questo modello mostra crepe: saturazione burocratica, limiti energetici, complessità nei processi autorizzativi e un aumento significativo del costo dell’energia.

“Milano non può essere l’unico polo – afferma Becker -. Serve un riequilibrio per evitare un sistema fragile e dipendente da un’unica area”.

Il Mediterraneo si risveglia: Genova, Palermo e Bari diventano strategiche

La nuova geografia digitale del Mediterraneo è uno degli elementi più innovativi individuati da Becker.

“Il Mediterraneo non è più solo Marsiglia – osserva il CEO di Mediterra -. Grazie ai nuovi cavi sottomarini, Genova, Palermo e Bari stanno assumendo un ruolo centrale nel collegare l’Europa con Africa, Medio Oriente e Asia, riducendo drasticamente la latenza e aprendo spazi per nuove economie digitali”.

Becker insiste su un passaggio chiave: i punti di approdo devono diventare luoghi di trasformazione, non solo di transito. Essere un pass-through non basta. Il traffico deve fermarsi, generare valore, abilitare la crescita di service provider regionali. Senza ecosistemi locali, infatti, non può nascere alcuna alternativa reale a Milano.

XSP locali: un tessuto invisibile che può diventare decisivo

L’Italia ospita decine di provider regionali di sicurezza, cloud, applicazioni e contenuti, spesso poco visibili ma cruciali.

“Il nostro compito come Mediterra è far emergere questi eXtended Service Provider o XSP», spiega Becker. «Non solo per servire meglio i clienti, ma per creare ecosistemi digitali locali che possano trattenere competenze e attrarre investimenti. Senza una massa critica di operatori, nessun territorio può diventare un polo digitale”.

Energia, comunità e talenti: la leva della decentralizzazione

Nell’immaginario collettivo l’energia è un ostacolo, ma Becker ribalta la prospettiva. Il problema non è la disponibilità, quanto il modello. Ritiene inefficiente la proliferazione di micro-impianti isolati e promuove invece comunità energetiche industriali capaci di produrre, stoccare e distribuire energia in modo stabile, locale e sostenibile. «Produrre l’energia a Catania e consumarla a Catania invece che inviarla a Milano sarebbe un vantaggio per tutti», afferma.

Sul fronte dei talenti la criticità è evidente: le università italiane generano competenze diffuse, ma l’assenza di poli digitali fuori da Milano spinge i giovani a migrare. «Le migliori università non sono tutte a Milano. Per trattenere talenti bisogna creare ecosistemi territoriali competitivi».

Guardando ai prossimi anni, Becker prevede un ruolo crescente della AI distribuita. L’inference richiederà data center più vicini ai carichi di lavoro e alla provenienza dei dati, favorendo uno sviluppo regionale.

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