Site icon bizzIT.it – Magazine di Information Technology B2B

WatchGuard: cyber resilienza, priorità strategica delle imprese

Luca Manidi, channel account manager di WatchGuard Technologies

Luca Manidi, channel account manager di WatchGuard Technologies

Il perimetro aziendale tradizionale è ormai dissolto. La trasformazione digitale degli ultimi anni ha radicalmente modificato l’ecosistema IT: sedi distribuite, ambienti hybrid cloud, applicazioni SaaS, supply chain interconnesse, utenti remoti e una molteplicità di dispositivi personali e professionali hanno ampliato in modo esponenziale la superficie di attacco. Questo fa sì che oggi la cyber resilienza sia uno degli elementi strategici per garantire continuità, competitività e protezione alle imprese.

“Oggi il vero perimetro aziendale è rappresentato dall’utente La resilienza dipende dalla capacità di applicare regole omogenee in ambienti eterogenei, mantenendo visibilità costante su ogni livello dell’infrastruttura”. Così si è espresso, durante il recente CyberRes 2026 di Milano, Luca Manidi, channel account manager di WatchGuard Technologies, secondo cui il tema non riguarda più soltanto la difesa perimetrale, ma una revisione completa dell’approccio alla sicurezza.

La frammentazione riduce la sicurezza

La frammentazione degli ambienti digitali, infatti, rappresenta una delle principali criticità. Se da un lato accelera il business, rende più flessibili i processi e favorisce l’innovazione, dall’altro introduce zone d’ombra che riducono la governance della sicurezza. Ed è proprio in queste aree di opacità che proliferano vulnerabilità e minacce. “La visibilità è il primo elemento indispensabile – osserva Manidi –. Senza una visione chiara, centralizzata e facilmente utilizzabile, la sicurezza diventa estremamente difficile da implementare”.

Per questo motivo, il concetto di cyber resilienza evolve verso piattaforme di sicurezza unificate, capaci di correlare dati provenienti da firewall, endpoint, identità digitali, accessi cloud e infrastrutture di rete. L’obiettivo non è solo prevenire gli attacchi, ma garantire una risposta rapida, coordinata e automatizzata in caso di compromissione.

“Dobbiamo partire da un presupposto realistico: prima o poi un attacco arriverà – afferma Manidi –. La differenza la fa la capacità di reagire, limitare l’impatto e consentire al business di proseguire senza interruzioni significative”.

L’automazione, un aspetto imprescindibile

In questa prospettiva, l’automazione assume un ruolo centrale. Ridurre il tempo medio di rilevamento e risposta significa poter isolare tempestivamente endpoint compromessi, sospendere identità a rischio, bloccare processi dannosi o interrompere connessioni sospette in pochi secondi. La sicurezza non può più essere affidata esclusivamente all’intervento umano, soprattutto di fronte alla quantità di dati generati dalle infrastrutture moderne.

Qui entra in gioco l’intelligenza artificiale, che sta ridefinendo il paradigma operativo della cybersecurity. WatchGuard utilizza da anni modelli AI sia per il potenziamento delle tecnologie di detection sia per la gestione operativa delle informazioni. L’adozione dell’AI nei motori antivirus, per esempio, ha consentito di superare i limiti delle tradizionali signature, identificando minacce sconosciute e comportamenti anomali.

“L’AI ci permette di distinguere ciò che è realmente rilevante dal rumore di fondo – spiega Manidi –. Parliamo di centinaia di migliaia di eventi che vengono analizzati, classificati e filtrati automaticamente, lasciando agli analisti solo gli incidenti realmente critici”.

Contrastare l’alert fatigue

Questo approccio è essenziale per contrastare la cosiddetta alert fatigue, uno dei problemi più diffusi nei team IT e SOC. La sovrabbondanza di segnalazioni rischia infatti di rallentare la capacità decisionale, rendendo inefficaci anche strumenti tecnologicamente avanzati. Attraverso sistemi di scoring automatico, correlazione avanzata e threat hunting supportato dall’AI, le piattaforme moderne possono concentrare l’attenzione sugli indicatori di compromissione più significativi.

La correlazione rappresenta oggi uno dei pilastri della resilienza. Network security, endpoint detection, multifactor authentication, NDR e servizi MDR convergono in ecosistemi centralizzati che consentono una supervisione olistica. “Non basta proteggere singoli asset – evidenzia Manidi –. Serve una comprehensive security, una protezione totale che unisca tecnologie, processi e capacità operative”.

Fondamentale saper integrare sistemi diversi

Particolarmente rilevante è anche il tema dell’interoperabilità. Infrastrutture complesse richiedono integrazione tra vendor diversi, API aperte e strumenti capaci di dialogare con sistemi terzi. La cyber resilienza non si costruisce su soluzioni isolate, ma su architetture collaborative in grado di condividere informazioni e accelerare la risposta.

Per le PMI, questo tema assume una valenza ancora più strategica. Se in passato modelli avanzati di cyber security erano appannaggio esclusivo delle grandi enterprise, oggi il tessuto produttivo italiano, composto in larga parte da PMI, affronta minacce analoghe ma con risorse spesso inferiori. “Le PMI vivono oggi problemi che le grandi aziende hanno iniziato ad affrontare dieci anni fa – osserva Manidi –. Per questo la semplificazione operativa è diventata un requisito imprescindibile”.

L’evoluzione delle piattaforme di sicurezza punta, dunque, a rendere accessibili capacità avanzate anche alle organizzazioni di dimensioni più contenute, attraverso console centralizzate, policy uniformi, servizi gestiti e automazione diffusa.

Una strategia di continuità operativa

Oggi, la cyber resilienza non coincide più con la sola protezione tecnologica, ma con una strategia di continuità operativa fondata su prevenzione, adattabilità e rapidità di risposta. Visibilità, correlazione, automazione e intelligenza artificiale rappresentano oggi i quattro pilastri su cui costruire la sicurezza del futuro.

“Non si tratta più solo di difendersi – conclude Manidi –. La vera sfida è garantire alle aziende la capacità di continuare a operare, anche sotto attacco, mantenendo controllo, sicurezza e competitività in uno scenario in continua evoluzione”. A fronte di una permanente minaccia cyber, la resilienza diventa così non solo una necessità tecnologica, ma una leva essenziale di business strategy.

Exit mobile version