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Transporeon, il cybercrime riscrive il furto merci in Italia e in Europa

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Oggi, il crimine non si ferma più a flotte, magazzini e infrastrutture, ma attacca la spina dorsale del settore Trasporti, la supply chain, provocando danni informatici oltre che fisici. Per Transporeon, piattaforma cloud europea società di Trimble nel settore T&L (Trasporti e Logistica), la sfida al cybercrimine non consiste più soltanto nel proteggere fisicamente le merci, ma anche le connessioni digitali, credenziali e identità digitali, che consentono all’intera rete globale di approvigionamento di operare.

Tra Roma e Berlino, dove ruba di più il cybercrimine

L’ecosistema del cybercrimine in Europa è in costante cambiamento, diventa sempre più strutturato, con attori specializzati in phishing, vendita di accessi compromessi, distribuzione di ransomware, monetizzazione degli attacchi, furti supportati dall’intelligenza artificiale.

Ma se si parla di vulnerabilità, l’Italia è al primo posto, secondo Transporeon: nel nostro Paese, il settore T&L (dove dati e workflow vengono distribuiti tra sistemi spesso non integrati) potrebbe essere oggi uno degli anelli più vulnerabili della supply chain digitale (e il secondo settore più colpito nell’UE dai ransomware, oltre l’80%, secondo il “Threat Landscape Report 2025” dell’agenzia europea di cybersicurezza ENISA).

Solo in Italia, il dato di eventi cyber malevoli che hanno colpito il Paese ha registrato un aumento del 38% in un solo anno, dicono i risultati interni dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale.

E non si tratta soltanto di un problema italiano, ma di una sfida sistemica a livello europeo. L’Italia e la Germania guidano oggi la classifica in Europa per episodi di freight fraud e cargo crime, con Berlino che registra un furto ogni tre giorni e Roma immediatamente a seguire.

Fisico e digitale, la ruota gira per tutti

Parallelamente, anche le frodi nel trasporto fisico delle merci stanno diventando sempre più sofisticate: società fittizie, clonazione di vettori legittimi e falsificazione di credenziali.

È proprio questa convergenza tra dimensione digitale e fisica a rendere la minaccia particolarmente difficile da gestire. L’attacco nasce nel layer digitale, ma produce conseguenze concrete sulla movimentazione delle merci, per esempio attraverso credenziali rubate utilizzate per intercettare o reindirizzare spedizioni reali.

La supply chain davvero resiliente

Identità e accessi verificati, monitoraggio continuo e intelligence condivisa sono i tre pilastri, secondo Transporeon, ai quali ogni supply chain davvero resiliente dovrebbe appoggiarsi.

Dove il fattore umano rappresenta ancora uno dei principali elementi di vulnerabilità (molte violazioni nascono ancora da credenziali compromesse o semplici errori operativi), i sistemi di anomaly detection che monitorano continuamente l’ecosistema potrebbero essere una soluzione capace di operare a una velocità superiore rispetto al solo controllo dell’uomo. Anche la verifica di identità e accessi significherebbe monitorare costantemente vettori e partner, non soltanto nella fase di onboarding, ma anche nella validazione di eventuali modifiche relative a pagamenti o consegne attraverso canali separati. Attraverso una intelligence condivisa, poi, la risoluzione dell’anomalia rilevata (spesso, dopo che la merce ha già attraversato il confine) sarebbe un’informazione trasmissibile all’intera rete logistica, in modo che possa contribuire a proteggere l’intero ecosistema, e non soltanto l’azienda che individuato l’irregolarità.

Perché la sicurezza non riguarda più soltanto la protezione del perimetro aziendale, ma la protezione dell’intera rete logistica. Per Transporeon, le aziende che sapranno guidare questo nuovo scenario saranno quelle capaci di trasformare presto dati frammentati in intelligence collettiva, attraverso processi automatizzati di verifica, governance chiara e collaborazione estesa lungo l’ecosistema logistico.

Una resilienza di questo tipo non si costruisce da sola e, se i sistemi non sono in grado di condividere immediatamente un segnale critico di minaccia lungo la rete della supply chain nel momento in cui viene rilevato, allora è probabilmente arrivato il momento di ripensarne le fondamenta.

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