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OpenText: perché oggi resistere significa reagire subito

Vito Volpini e Daniele Giagnoli, Security solution architect di OpenText

Vito Volpini e Daniele Giagnoli, Security solution architect di OpenText

In uno scenario in cui le minacce aumentano come numero e livello di sofisticazione, la sicurezza informatica evolve e si intreccia sempre di più con l’intelligenza artificiale, con la gestione del dato e con la capacità di vedere i rischi prima che producano danni concreti.

È questo il messaggio che vogliono trasmettere i Security solution architect di OpenText Vito Volpini e Daniele Giagnoli, che hanno delineato, nel corso del recente evento CyberRes 2026, una nuova agenda per le aziende: proteggere non basta più, bisogna saper resistere, adattarsi e continuare a funzionare.

Resistere per continuare a fare business

Per Volpini la cyber resilienza va letta in termini molto concreti. “Vuol dire sapere stare in piedi anche durante un attacco e saper garantire delle funzionalità anche al minimo”, ha spiegato, ricordando che per un’impresa la priorità resta la continuità operativa.

In questo senso la resilienza riguarda quattro dimensioni decisive: mantenere i ricavi, assicurare le operazioni, preservare la fiducia dei clienti e restare conformi alle normative. Non è quindi un concetto astratto né una formula da convegno, ma la capacità di continuare a generare valore anche quando i sistemi vengono colpiti. Negli ultimi anni, però, il contesto è profondamente cambiato. Le aziende stanno adottando strumenti di intelligenza artificiale generativa e, soprattutto, agenti intelligenti capaci di eseguire compiti multipli, prendere decisioni e interagire con diversi sistemi aziendali. Questo amplia in modo significativo la superficie di attacco.

Agenti AI: nuove utenze che creano nuovi rischi

Secondo Volpini il passaggio dai tradizionali modelli linguistici agli agenti AI cambia radicalmente il quadro della sicurezza. Non si tratta più di semplici richieste con risposte puntuali, ma di sistemi che mantengono memoria, operano in sequenza e accedono a dati e applicazioni.

“Gli agenti alla fine sono delle utenze, che possono leggere delle cose e fare delle cose”, ha osservato. Proprio per questo devono essere gestiti come identità digitali vere e proprie, con privilegi limitati e controlli rigorosi.

Tra i nuovi rischi emergono l’uso improprio dei prompt, la scarsa tracciabilità delle decisioni automatiche, l’accesso eccessivo ai dati sensibili e il cosiddetto poisoning delle pipeline AI: l’inquinamento dei dati o dei modelli che può produrre errori persistenti nel tempo.

Se un sistema con memoria continua a riutilizzare informazioni errate o manipolate, il problema non si esaurisce nell’immediato ma si trascina nel futuro. Per questo, avverte Volpini, “i controlli tradizionali non bastano più”.

Il dato come asset strategico

La risposta, nella visione di OpenText, parte dalla governance del dato. Sapere dove si trovano le informazioni aziendali, classificarle, proteggerle, monitorarne l’utilizzo e associarle a un livello di rischio diventa il prerequisito per qualsiasi progetto di AI sicuro.

Volpini insiste su un concetto chiave: oggi la privacy non serve solo a difendere il dato, ma a renderlo abbastanza sicuro da poter essere utilizzato dall’intelligenza artificiale. È un cambio di paradigma importante, perché il dato non va semplicemente chiuso in cassaforte: deve restare disponibile, affidabile e utilizzabile anche in condizioni critiche.

Da qui una roadmap operativa fondata su quattro passaggi: mappare gli agenti presenti in azienda, definire quali dati possono utilizzare, proteggere le informazioni più sensibili e applicare il principio del least privilege, cioè concedere solo gli accessi strettamente necessari.

Il risultato atteso è un’intelligenza artificiale realmente enterprise-ready. “L’AI diventa enterprise quando veramente i dati sono governati”, sintetizza Volpini.

Attacchi più pericolosi e più intelligenti

Se la gestione del dato è il primo pilastro della resilienza, il secondo è la capacità di intercettare gli attacchi in tempo utile. Ed è su questo fronte che si concentra l’analisi di Daniele Giagnoli.

Richiamando i trend emersi dal rapporto Clusit 2026, Giagnoli ricorda che non cresce solo il numero degli incidenti informatici, ma anche la loro pericolosità. L’intelligenza artificiale sta infatti trasformando anche il lato offensivo della sicurezza.

Un esempio evidente è il phishing. “Negli ultimi due anni si è completamente modificato”, spiega. Dalle campagne generiche si è passati allo spear phishing personalizzato, costruito grazie a enormi quantità di dati raccolti online e capace di colpire singoli utenti con messaggi altamente credibili.

Nel frattempo, le aziende hanno reagito aumentando la raccolta di dati di sicurezza: server, cloud, endpoint, reti, sensori. Ma questa corsa alla visibilità interna produce un effetto collaterale noto: l’alert fatigue, il sovraccarico di segnalazioni che mette sotto pressione i SOC (Security operation center).

Guardare anche fuori dal perimetro

Per Giagnoli serve allora cambiare prospettiva. Non basta osservare ciò che accade dentro l’azienda: bisogna leggere anche i segnali che arrivano dall’esterno.

La soluzione presentata da OpenText si basa sull’analisi di telemetrie Internet e segnali di rete per capire se un’organizzazione è già oggetto di un attacco o lo sta per diventare. Non un rischio teorico, ma un rischio concreto e in corso.

“Questa tecnologia non fornisce un’informazione di un rischio potenziale, fornisce l’informazione di un rischio concreto”, sottolinea Giagnoli. In pratica, sapere chi sta attaccando, con quali indirizzi IP, quali protocolli e quali volumi di traffico permette di reagire subito, alimentando firewall, SIEM e piattaforme di risposta automatica.

Essere resilienti per rafforzare la fiducia di clienti e partner

Il messaggio finale è chiaro: la cyber resilienza del futuro nasce dall’integrazione tra dati governati, AI controllata e visibilità estesa oltre il perimetro aziendale.

Le imprese che sapranno combinare questi elementi non solo ridurranno il rischio cyber, ma potranno proteggere il business, accelerare l’innovazione e rafforzare la fiducia di clienti e partner. Perché oggi resistere a un attacco non significa semplicemente sopravvivere. Significa continuare a operare. E anche a farlo meglio degli altri.

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