Site icon bizzIT.it – Magazine di Information Technology B2B

ESET: PMI fiduciose, ma crescono i rischi di cybersecurity

ESET: PMI fiduciose ma crescono i rischi di cybersecurity, ESET: PMI fiduciose, ma crescono i rischi di cybersecurity

Michal Jankech (a sinistra), Fabio Buccigrossi e Samuele Zaniboni di ESET

ESET ha incontrato la stampa per presentare i risultati dell’ESET SMB Cyber Readiness Index 2026, un’indagine sulla cybersecurity condotta nelle prime due settimane di marzo 2026. Il sondaggio ha coinvolto 4.400 figure decisionali di piccole e medie imprese con un numero di endpoint compreso tra 25 e 1.000, in 13 paesi tra Nord America, Europa e Asia; in Italia le aziende coinvolte sono state 500. L’obiettivo era capire quanto le imprese si sentano realmente sicure sul fronte della cybersecurity, un punto di partenza utile per analizzare come stanno cambiando gli attacchi informatici.

L’intelligenza artificiale trasforma il panorama delle minacce

Samuele Zaniboni, manager of Sales Engineering, nota che “il ruolo dell’intelligenza artificiale nelle minacce informatiche è sempre più centrale: gli attacchi basati su semplici chatbot stanno lasciando spazio a quelli condotti tramite agenti AI. Nel report sono state analizzate circa 900.000 skills, un’analisi da cui sono emersi dati significativi: circa 25.000 risultano potenzialmente malevole e circa 3.000 effettivamente pericolose. Secondo i dati raccolti, l’intelligenza artificiale non ha ancora generato nuove tipologie di malware distruttivo, ma piuttosto ha accelerato l’esecuzione di attacchi basati su strategie già note, permettendo anche a criminali informatici con poca esperienza di condurre offensive efficaci e pericolose.”

Sul fronte del social engineering e del phishing emergono nuove tecniche, come ClickFix, che nella prima metà dell’anno ha registrato un’impennata di casi. Gli attaccanti puntano sempre più a colpire l’anello debole della catena, ovvero l’essere umano, anche attraverso l’inserimento di codice malevolo nelle risposte generate da LLM e chatbot. La strategia di base consiste nel far sì che la vittima si fidi delle risposte ottenute e delle guide operative fornite, così da indurla a scaricare il malware.

Il ransomware resta un fenomeno rilevante, ma è interessante notare che il numero di pagamenti effettuati dalle vittime è diminuito: un segnale che le aziende sono meglio attrezzate sul fronte del backup dei dati e che cresce la consapevolezza che pagare un riscatto significa alimentare il fenomeno, con il rischio di essere colpiti nuovamente in futuro.

Sono invece in crescita gli EDR Killer, software malevoli utilizzati dai criminali informatici per disattivare i programmi di sicurezza sui computer, bloccare i sistemi di rilevamento e agire indisturbati prima di rubare o cifrare i dati. Questi strumenti sfruttano tecniche avanzate, come driver di sistema legittimi ma vulnerabili, oppure il caricamento di file ingannevoli.

Il report analizza anche una nuova tipologia di malware, PromptSpy: il primo malware per dispositivi Android, scoperto da ESET, capace di sfruttare l’intelligenza artificiale generativa in tempo reale. In particolare, utilizza Google Gemini per adattarsi dinamicamente alle caratteristiche dei dispositivi colpiti.

Come i clienti percepiscono la propria sicurezza

Il report è stato utile anche per osservare come i clienti utilizzano i prodotti ESET, come li implementano e in che modo abilitano le funzionalità disponibili. Nell’indagine sono state incluse anche domande rivolte agli specialisti della cybersecurity, per capire come reagirebbero in caso di attacco. Ecco i principali risultati:

  • Il 68% delle PMI si dichiara ottimista riguardo alla propria capacità di prevenire gli attacchi, mentre il 75% ha fiducia nella propria resilienza nel rispondere agli incidenti
  • Il 65% è soddisfatto dei budget destinati alla sicurezza informatica, e un ulteriore 15% si dichiara «più che soddisfatto»
  • Solo l’11% opera con una protezione di cybersecurity essenziale o minimale
  • L’87% considera la formazione dei dipendenti molto importante o fondamentale per la resilienza informatica, e il 67% organizza corsi di formazione più di una volta all’anno
  • Solo il 6% si affida esclusivamente a programmi di training di base sulla consapevolezza, mentre un ulteriore 2% non offre alcuna formazione sulla sicurezza informatica
  • Più di un terzo delle PMI ha condotto indagini sugli incidenti informatici nelle due settimane successive al loro verificarsi

Uno dei timori più diffusi riguarda gli attacchi condotti con malware scritto o potenziato dall’intelligenza artificiale, in particolare nel campo del phishing, ormai caratterizzato da messaggi praticamente indistinguibili da quelli autentici: testi scritti in modo impeccabile e, in alcuni casi, persino registrazioni audio con voci contraffatte identiche a quelle di veri dirigenti aziendali.

L’uso quotidiano dell’AI in azienda e i rischi collegati

Oltre il 70% delle organizzazioni interpellate ha dichiarato di utilizzare l’intelligenza artificiale nelle attività quotidiane, soprattutto negli Stati Uniti e meno nell’Europa orientale. Più del 75% delle aziende è consapevole che l’impiego sistematico dell’AI comporta un aumento del rischio per la cybersecurity. Molte imprese hanno già adottato misure di controllo, bloccando l’accesso a piattaforme pubbliche come ChatGPT e consentendo l’uso di soli modelli interni, per evitare la fuoriuscita di dati riservati. Tuttavia, poiché tutti i dipendenti dispongono di uno smartphone personale con cui possono comunque interrogare le AI pubbliche, questa falla nella sicurezza aziendale risulta di fatto quasi impossibile da controllare. La contromisura più efficace resta la formazione del personale, anche se il rischio che le persone non utilizzino l’AI in modo consapevole rimane comunque elevato.

Molte organizzazioni affermano di formare regolarmente il personale e di considerare la sicurezza informatica una priorità assoluta, con la volontà di investire ulteriormente in formazione. Il problema riguarda però le modalità con cui questa formazione viene erogata: deve essere costantemente aggiornata alle novità tecnologiche più recenti in ambito di cybersecurity, in particolare per quanto riguarda le tecniche di phishing più recenti.

“Per quanto riguarda la fiducia di riuscire a sopravvivere a un attacco, circa il 45% delle aziende statunitensi si dichiara molto fiducioso di poterlo superare e riprendere l’attività lavorativa in tempi relativamente brevi, grazie a un’architettura resiliente o a una polizza assicurativa contro i rischi informatici, molto diffusa negli Stati Uniti” sottolinea Michal Jankech, vp Enterprise, SMB & MSP. “In alcuni casi, le imprese americane arrivano a non accettare accordi commerciali con aziende prive di una copertura assicurativa in ambito cyber. In Italia, il 75% delle aziende ha dichiarato di essere confidente nella propria capacità di reagire a un eventuale attacco: interpellate sul proprio livello di protezione, la risposta più comune è “Siamo a posto”, tanto per la sicurezza generale quanto per la protezione dei dati.”

Per ESET l’impiego sicuro dell’intelligenza artificiale è una priorità: l’azienda sta investendo molto in questo ambito e nei prossimi mesi conta di lanciare numerose funzionalità di prevenzione basate sull’AI, destinate sia ai clienti esistenti sia ai nuovi. Si tratta di un’intelligenza artificiale addestrata esclusivamente con i dati interni all’azienda, in modo da garantire che i modelli restino controllati e protetti.

Una convergenza di fattori negativi

Dopo indagini e verifiche accurate condotte da ESET, spesso emerge che la situazione non è affatto rosea come dichiarato inizialmente dalle aziende, e che esistono vulnerabilità concrete in grado di compromettere la cybersecurity aziendale.

“Oggi è in atto una convergenza di fattori negativi: da un lato l’avvento dell’intelligenza artificiale rende gli attacchi più veloci ed efficaci, dall’altro gli specialisti IT aziendali sono sempre meno numerosi e dispongono di budget sempre più ridotti” afferma Fabio Buccigrossi, vp South West Europre Sales. “Molte aziende, soprattutto le più piccole, scelgono di esternalizzare la protezione e la sorveglianza affidandosi a SOC esterni, che però non sempre garantiscono un livello di servizio adeguato. Pochi, per esempio, offrono una protezione attiva 24 ore su 24, partendo dal presupposto che monitorare le macchine spente sia inutile. Un’assunzione errata: un criminale informatico può infatti inoculare un malware in un router, dispositivo che resta sempre acceso, capace di propagarsi rapidamente alle macchine aziendali non appena vengono accese a inizio giornata lavorativa.”

In Italia cresce la consapevolezza del rischio di subire un attacco informatico, e con essa la volontà di proteggersi. Questo si traduce in una maggiore disponibilità di budget da destinare alla cybersecurity, ma il problema per le imprese, soprattutto quelle più piccole, resta l’individuazione delle soluzioni e dei servizi più adatti. In questo scenario, ESET, forte della propria esperienza, si propone come partner in grado di consigliare e fornire soluzioni mirate ed efficaci.

Exit mobile version