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AI e cyberwarfare: infrastrutture critiche sempre più a rischio

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Le tensioni geopolitiche globali stanno mettendo a nudo una verità scomoda: le infrastrutture su cui si regge la quotidianità di milioni di persone – energia, trasporti, supply chain – sono fragili quanto essenziali. E oggi si trovano esposte su due fronti simultanei: le crisi internazionali che ne minacciano la continuità, e gli attacchi cyber che puntano a colpirle con crescente precisione.

Non è uno scenario astratto. Ad aprile, un gruppo di hacker ha preso di mira il sistema di pompe che protegge Piazza San Marco dall’acqua alta a Venezia, rivendicando di averne i codici di accesso e la capacità di disattivarlo. Nessun danno fisico, ma un segnale inequivocabile: un’infrastruttura critica può essere bloccata – o ricattata – senza sparare un colpo, con effetti immediati sulla sicurezza e sull’operatività di un’intera città.

La cyberwarfare diventa geopolitica

Il caso veneziano non è isolato. Secondo il report The State of Cyberwarfare di Armis Labs, il 68% dei decision-maker IT a livello globale ritiene che la crescente “weaponization” dell’intelligenza artificiale trasformerà il conflitto cyber in una componente stabile della geopolitica internazionale. Il 67% teme che l’uso improprio delle tecnologie emergenti possa tradursi in danni collaterali alle infrastrutture civili.

I numeri raccontano anche un’altra trasformazione: il tempo medio di compromissione di un sistema si è ridotto da ore a pochi secondi, grazie all’adozione dell’AI da parte degli attaccanti. Una velocità che rende gli attacchi sempre più difficili da intercettare, soprattutto in ambienti industriali complessi e interconnessi.

Italia nel mirino: 8,29 milioni il costo medio di un ransomware

Il quadro italiano è già critico. Il 66% dei responsabili IT teme che attacchi di matrice statale possano compromettere la continuità dei servizi essenziali. Il costo medio di un ransomware ha raggiunto nel 2025 gli 8,29 milioni di euro, una cifra che supera il budget annuale dedicato alla sicurezza per oltre la metà delle aziende del Paese.

Le conseguenze si misurano anche in termini industriali: più di un’azienda manifatturiera su quattro ha rallentato o sospeso progetti di trasformazione digitale a causa del rischio cyber. Il settore Oil, Gas e Mining registra un aumento delle minacce nell’ultimo semestre per il 68% delle organizzazioni, con ransomware che in molti casi superano l’intero budget di cybersecurity aziendale.

Il nodo critico è la convergenza tra ambienti IT e OT — sistemi operativi industriali un tempo isolati e oggi sempre più connessi. In questo contesto, un attacco informatico non resta confinato ai server: può tradursi rapidamente in un’interruzione di produzione, un blocco di servizi, un rischio concreto per la sicurezza fisica.

L’AI: arma e scudo

L’intelligenza artificiale è oggi il fattore che cambia le regole del gioco su entrambi i fronti. Nelle mani degli attaccanti, aumenta velocità e scala delle operazioni. Sul fronte difensivo, è lo strumento che consente di sviluppare visibilità completa sulla superficie di attacco e di anticipare le minacce prima che si traducano in danni operativi.

AI e cyberwarfare: infrastrutture critiche sempre più a rischio, AI e cyberwarfare: infrastrutture critiche sempre più a rischio
Nicola Altavilla, Director of the Mediterranean Region di Armis

In uno scenario in cui le infrastrutture critiche sono sempre più esposte e interconnesse, la resilienza si misura sulla capacità di agire prima che il rischio diventi incidente. “Attraverso Armis Centrix, piattaforma di Cyber Exposure Management basata su AI – illustra Nicola Altavilla, director of the Mediterranean Region di Armis – le organizzazioni possono ottenere una visibilità completa degli ambienti IT, OT e IoT, comprendere come gli asset sono collegati tra loro e intervenire prima che una vulnerabilità si trasformi in un problema operativo. Un approccio che aiuta a ridurre l’esposizione, rafforzare la governance e garantire continuità anche nei contesti più complessi”.

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