Acronis descrive il 2026 come l’anno in cui l’AI entra stabilmente nel “motore” della cyber protection, non come accessorio.
Denis Cassinerio, Senior Director & General Manager South EMEA di Acronis, lega la direzione strategica a un obiettivo operativo chiaro: rendere la cyber resilience più automatica, governabile e ripetibile lungo l’intera catena, dal backup alla detection fino al ripristino.
Per Cassinerio il punto non è “aggiungere AI”, ma usarla per ridurre attrito nella delivery e aiutare i partner a trasformare attività ripetitive in workflow assistiti e più veloci. “L’applicazione dell’AI sulla piattaforma sta cambiando il modo in cui facciamo cyber protection insieme ai partner sul mercato.”
L’effetto atteso è una gestione più continua dei controlli, con tempi di reazione più stretti e meno dipendenza da interventi manuali.

Nel racconto di Cassinerio, l’Italia è un mercato “focus” perché combina crescita e rapidità di adozione dei servizi gestiti.
“La country Italia cresce di anno in anno del 46% – spiega il manager di Acronis -, mentre l’Europa complessiva cresce del 32%. Questa differenza di passo è collegabile alla maturazione degli MSP, che cercano piattaforme in grado di sostenere servizi continuativi, dalla prevenzione alla risposta, senza moltiplicare tool e console”.
Data sovereignty e qualificazione ACN come fattore abilitante
Il tema della residenza del dato viene presentato come prerequisito per scalare la cyber protection nei contesti regolati. “Manteniamo la residenza dei dati e la massima trasparenza richiesta dall’ACN.” ribadisce Cassinerio.
Acronis richiama la qualificazione in Italia per servizi cloud destinati alla gestione di dati e workload critici. Sullo sfondo, anche la dimensione societaria viene letta come leva di espansione: nel 2024 l’azienda ha annunciato l’operazione che vede il fondo di investimento EQT acquisire una partecipazione di maggioranza dell’azienda.
Crescono le minacce e serve più governance
Irina Artioli, Cyber Protection Evangelist e TRU Researcher di Acronis, concentra l’attenzione sull’accesso iniziale: sempre più spesso passa dall’ingegneria sociale, perché è scalabile ed economica.
“Gli attaccanti utilizzano più le persone: l’elemento umano diventa il vettore iniziale più semplice.”
Nel suo quadro rientrano deepfake e “deep voice”, ma anche campagne in cui l’utente viene guidato a compiere azioni che aprono la strada alla compromissione. La crescita di approcci “malwareless” rafforza l’idea che servano telemetria e lettura comportamentale.
Umberto Zanatta, senior solutions engineer di Acronis, descrive un Canale che deve parlare sempre più spesso con figure diverse dall’IT operativo, perché la security entra nei tavoli decisionali.
“L’interlocutore non è più solo l’IT manager: oggi il tema delle security interessa il CIO, il CISO che si sposta verso il board ma anche COO e CFO. Da qui emerge l’iportanza di spingere su formazione e governance: senza governo degli accessi e delle configurazioni, la tecnologia rischia di essere un insieme di eccezioni”.

