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Apre l’Experience Center di Dymation, ponte verso il futuro

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Nell’ambito della manifattura e della logistica, l’automazione non è più una prospettiva futuribile, ma una risposta strutturale alla complessità crescente. È questo il filo conduttore emerso in occasione dell’inaugurazione dell’Experience Center di Dymation, business unit di CLS, società del Gruppo Tesya che da oltre settant’anni opera nell’intralogistica.

Un passaggio strategico

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Emanuela Marazzi, direttore marketing di CLS

L’apertura del nuovo centro presso la sede centrale di Segrate rappresenta molto più di un ampliamento degli spazi aziendali. È un passaggio strategico che riflette un’evoluzione culturale prima ancora che tecnologica. Emanuela Marazzi, direttore marketing di CLS, ha definito l’Experience Center come “uno spazio che ha un obiettivo molto preciso: rappresentare un nuovo modo per comunicare con i clienti”. Non uno showroom tradizionale, dunque, ma un ambiente di confronto e co-progettazione in cui, come sottolinea la stessa Marazzi, “le persone di CLS, i clienti e la tecnologia si incontrino per far sì che le idee possano trasformarsi in progetti concreti”.

La scelta di creare un luogo fisico dedicato alla simulazione e alla comprensione dei flussi nasce dalla consapevolezza che la complessità odierna non può più essere spiegata con slide o presentazioni standard. Serve uno spazio in cui “il cliente possa vedere la complessità” e comprendere come una soluzione possa essere calata nel proprio contesto produttivo. Un luogo dove ragionare insieme, senza la pressione della vendita immediata, ma con l’obiettivo di costruire valore nel medio-lungo periodo. In questa prospettiva, precisa Marazzi, “l’Experience Center diventa il ponte che si trova fra ciò che siamo e ciò che vogliamo diventare”, ovvero tra l’affidabilità costruita in decenni di attività e un futuro in cui digital twin, robotica e intelligenza artificiale convergono in un sistema integrato.

Il percorso verso l’automazione

Flavio Castelli, amministratore delegato di CLS

L’amministratore delegato di CLS Flavio Castelli ha inquadrato l’iniziativa all’interno di una strategia di crescita più ampia. “L’Experience Center è un investimento importante verso la crescita in questo settore dell’automazione”. Un investimento che arriva dopo una scelta compiuta già una decina di anni fa, quando CLS ha deciso di puntare con decisione sull’automazione anticipando un trend che oggi appare irreversibile. “Il mercato sta evolvendosi molto rapidamente e anche i clienti italiani stanno evolvendo verso l’automazione”, osserva Castelli, evidenziando come la domanda stia cambiando sotto la spinta di fattori strutturali quali la difficoltà nel reperire forza lavoro, l’aumento della complessità operativa e la necessità di garantire continuità produttiva.

Nel business to business dell’intralogistica, la tecnologia da sola non basta. “Il servizio conta addirittura più dei prodotti”, ricorda Castelli. È una dichiarazione che chiarisce il posizionamento di CLS: non semplice fornitore di macchine, ma partner operativo capace di accompagnare il cliente lungo l’intero ciclo di vita dell’impianto, dalla progettazione alla manutenzione, dall’aggiornamento software all’ottimizzazione continua delle performance.

Il ruolo strategico dell’analisi dei processi

Marco Locatelli, Business Unit director di Dymation

L’approccio metodologico adottato dalla BU Dymation (crasi di digital automation), guidata da Marco Locatelli, inizia da un esame approfondito dei processi. “Noi partiamo dai clienti, da un’analisi completa dall’inbound all’outbound”. Per individuare criticità e colli di bottiglia spesso invisibili a una lettura superficiale, Dymation si basa sulla mappatura dei flussi. “Solo dopo questa fase è possibile progettare un sistema integrato in cui automazione e software dialogano in modo coerente. Ci permette di dare efficienza, continuità e di rendere dinamica la produzione in funzione dei picchi del mercato”, spiega Locatelli sottolineando come l’obiettivo sia costruire organizzazioni capaci di adattarsi rapidamente alle variazioni della domanda.

Il software rappresenta il cuore di questo modello, elemento abilitante che orchestra sistemi eterogenei, integra macchine di brand differenti e dialoga con i gestionali aziendali. La competenza sviluppata in ambito digital solution, robotica e applicazioni di intelligenza artificiale rafforza un posizionamento dell’azienda come system integrator. “Non vendiamo un brand o un prodotto, integriamo le soluzioni in funzione della necessità del cliente”, ribadisce Locatelli, evidenziando un approccio che mette al centro la personalizzazione e la scalabilità.

Come gestire una complessità che continua a crescere

Alessandro Dandolo, amministratore delegato di Alfaproject.net

A offrire una lettura più ampia del contesto è stato Alessandro Dandolo, amministratore delegato di Alfaproject.net, società del gruppo specializzata in consulenza logistica e software. “Se chiedessimo ai direttori di produzione qual è la sfida che affrontano ogni giorno, ci risponderebbero la complessità”. Una complessità che ha radici profonde e che si è intensificata negli ultimi trent’anni. “Negli anni ’90 qualsiasi produttore di elettrodomestici aveva a catalogo 20 prodotti, oggi ne ha 120”. L’aumento esponenziale delle varianti implica una gestione molto più articolata delle distinte base, dei componenti, dei flussi interni e della logistica. Parallelamente, i lead time di approvvigionamento si sono compressi, passando da dodici a quattro settimane, mentre il cosiddetto “fattore Amazon” ha ridefinito le aspettative di rapidità lungo tutta la filiera.

Stiamo vivendo è il passaggio dalla mass production alla mass customization”, osserva Dandolo. In questo scenario, affidarsi esclusivamente all’esperienza individuale non è più sufficiente. “Abbiamo bisogno di andare verso la digitalizzazione dei processi. E ridurre i costi vuol dire introdurre l’automazione”. Digitalizzazione e automazione diventano così strumenti indispensabili per governare una varietà crescente di prodotti, tempi sempre più stretti e pressioni competitive elevate.

In tale contesto, l’Experience Center si configura come un laboratorio di validazione, un ambiente in cui testare soluzioni prima di implementarle e ridurre il rischio di scelte affrettate. “Oggi non c’è più spazio per sperimentazioni improvvisate e l’automazione non è più un’opzione”, conclude Dandolo.

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