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Abacus Group porta la tecnologia al servizio della longevità delle imprese

Michele Lamartina, CEO di Abacus Group - Foto Reportec

Michele Lamartina CEO di Abacus Group

Abacus Group si presenta al mercato con una tesi precisa: la tecnologia crea valore per le imprese quando diventa continuità operativa, controllo dei processi e capacità di esecuzione. Il punto non è aggiungere un nuovo fornitore a un ecosistema ICT già frammentato, ma costruire un modello capace di rendere governabili infrastrutture, dati, applicazioni, AI e competenze specialistiche.

È in questa direzione che Michele Lamartina, CEO di Abacus Group, colloca il concetto di longevità. Per le aziende, in particolare per le PMI, essere longeve significa saper adattare rapidamente organizzazione, processi e sistemi informativi a condizioni di mercato instabili, continuando a innovare senza perdere controllo sull’operatività.

“Abacus intende dare un indirizzo al tema della longevità per le aziende grazie alla tecnologia, che per noi può contribuire a creare continuità operativa, crescita, controllo delle operazioni e innovazione – ha spiegato Lamartina -. L’obiettivo del gruppo è aiutare le imprese a essere sempre un passo avanti. Una parola chiave per Abacus è la misurabilità: vogliamo aiutare le imprese, grazie alla tecnologia, a risolvere il problema della longevità, quindi della continuità e dell’innovazione tecnologica, collegando la tecnologia alla capacità di esecuzione con risultati misurabili”.

Il gruppo nasce dall’acquisizione e dalla successiva integrazione di società con competenze verticali e specialistiche. Il progetto industriale è stato avviato nel 2022 dai co-founder Pietro Scataglini ed Ernesto Stamegna e ha portato finora alla chiusura di 15 acquisizioni, con tre nuove operazioni completate nel 2026.

A oggi Abacus conta più di 450 dipendenti distribuiti in oltre 15 sedi, con una presenza prevalente in Italia e attività anche in Spagna e a Lugano. A fine 2025 il gruppo ha raggiunto un fatturato aggregato di 45 milioni di euro e un EBITDA di circa 11 milioni di euro, valori che, secondo quanto indicato da Lamartina, risultano già superati per effetto delle acquisizioni concluse nei primi mesi dell’anno.

Rispondere alla frammentazione dell’ICT

Il mercato a cui Abacus guarda con maggiore attenzione è quello delle piccole e medie imprese. È qui che la frammentazione dei fornitori ICT produce spesso gli effetti più critici. Molte aziende si trovano a lavorare con interlocutori diversi, ciascuno concentrato su una porzione limitata del portafoglio tecnologico, senza disporre internamente delle competenze necessarie per coordinare in modo efficace infrastrutture, applicazioni, sicurezza, dati e progetti di innovazione.

Per Lamartina, la questione non riguarda solo il numero dei fornitori, ma la capacità di collegare le scelte tecnologiche agli obiettivi di business.

“Serve innanzitutto chiarezza, quindi una roadmap chiara e coerente con gli obiettivi di business dell’azienda –  ha affermato il manager-. Una volta identificato come la tecnologia può aiutare, occorre creare un approccio integrato, con un piano di adozione in cui infrastruttura, connettività e AI procedano di pari passo. Le aziende, soprattutto le piccole e medie imprese, cercano partner capaci di seguire l’intero ciclo di vita ICT in modalità end to end e di accorciare il time to value”.

Il tema è particolarmente evidente quando si parla di AI. Secondo Lamartina molte imprese avviano progetti pilota, sperimentazioni o demo senza avere prima definito governance, obiettivi, criteri di misurazione e modalità di integrazione nei sistemi aziendali. Il risultato è che l’innovazione resta spesso confinata in iniziative dimostrative, senza diventare parte effettiva dei processi.

In questa prospettiva, la proposta di Abacus è costruita intorno alla combinazione tra capacità consulenziale e rigore esecutivo. Il gruppo punta a identificare la roadmap tecnologica più coerente con le priorità dell’azienda e a seguirne poi l’implementazione operativa. La differenza dichiarata rispetto a un approccio puramente progettuale sta nella volontà di accompagnare l’intero ciclo di vita ICT, dalla definizione delle esigenze alla messa a terra delle soluzioni.

Tre aree per collegare infrastruttura, AI e competenze

Il modello operativo di Abacus Group è organizzato in tre linee di business integrate: Infrastructure and Managed Services, Digital and AI Transformation, Workforce and Talent Management. Le società acquisite hanno finora operato come singole entità legali, ma il percorso di integrazione punta a far confluire risorse, competenze e offerta all’interno di queste tre direttrici.

Infrastructure and Managed Services rappresenta la base operativa dell’offerta in cui si concentra oggi oltre il 65% del fatturato. Comprende servizi di connettività, data center, hosting, business continuity, disaster recovery, servizi a valore aggiunto, workplace e collaboration. È la componente su cui le aziende costruiscono la continuità dei sistemi e la disponibilità delle piattaforme necessarie per sostenere processi, applicazioni e servizi digitali.

Digital and AI Transformation raccoglie invece le competenze dedicate a sviluppo software, system integration, automazione, data platform e applicazioni basate su AI. In quest’area rientrano consulenza strategica, advanced AI e analytics, AI generativa, AI agentica, chatbot, sistemi RAG, software engineering, sviluppo di siti web e mobile app, integrazione di sistemi ERP e CRM, robotic process automation e ammodernamento di piattaforme esistenti.

Workforce and Talent Management risponde alla necessità di mettere rapidamente a disposizione competenze specialistiche. Per molte PMI, l’assenza di risorse interne dedicate è uno dei principali ostacoli all’avvio e alla realizzazione dei progetti ICT. Abacus intende colmare questo divario con team qualificati, supporto di project management e risorse in grado di intervenire su picchi di carico o su tecnologie specifiche.

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Il Go to Market di Abacus Group

Un’integrazione che conserva identità e competenze

La crescita di Abacus è fondata su acquisizioni successive, ma il gruppo rivendica un’impostazione diversa da una semplice somma di società. I fondatori delle aziende acquisite restano all’interno del gruppo con ruoli manageriali e dirigenziali e sono a loro volta investitori. L’obiettivo è preservare la capacità imprenditoriale e la conoscenza del territorio che hanno consentito a quelle realtà di sviluppare competenze specialistiche.

Marco Comastri, presidente di Abacus Group, sintetizza il modello come un’integrazione progressiva che non cancella l’identità delle aziende acquisite.
“Il modello integrato di imprese consiste nell’acquisire aziende che vengono progressivamente integrate all’interno dell’ecosistema Abacus, garantendone l’identità – ha spiegato Comastri -. Le competenze e le specializzazioni delle singole aziende vengono preservate perché inserite nelle linee di business specializzate. Un altro aspetto importante è la leadership: gli imprenditori rimangono all’interno dell’azienda e non viene sminuita la storia, il DNA delle realtà che hanno contribuito a creare quelle competenze”.

Questo approccio richiede attenzione già nella fase di scouting che prevede lo svolgimento di “diligence” molto approfondite. Abacus non valuta soltanto fatturato, competenze e posizionamento industriale delle possibili società target, ma anche l’identità dell’azienda e la sua compatibilità culturale con il gruppo, per favorire il processo di integrazione. .

La presenza territoriale diventa così parte del modello industriale. Per Abacus, conoscere il territorio significa comprendere meglio i bisogni delle PMI e costruire servizi più aderenti alle loro esigenze. È anche una differenza rispetto ai grandi operatori che affrontano il mercato small e medium business con modelli standardizzati, difficili da adattare alle specificità dei singoli clienti.

La crescita passa da AI, cybersecurity e copertura geografica

Il piano di Abacus guarda a una crescita sia organica sia per acquisizioni. Nel breve periodo, l’integrazione delle società già entrate nel gruppo dovrebbe favorire attività di cross selling sui clienti esistenti, proponendo non più soltanto i servizi della singola azienda acquisita, ma l’intero portafoglio Abacus. Allo stesso tempo, la maggiore dimensione del gruppo consente di avvicinare clienti che prima sarebbero stati difficili da indirizzare per realtà più piccole.

Il disegno complessivo resta però ancorato al mercato delle PMI. È qui che Abacus colloca il proprio spazio competitivo: imprese abbastanza strutturate da avere esigenze ICT complesse, ma non sempre dotate di risorse interne sufficienti per governarle. La promessa del gruppo è portare in questo segmento un modello industriale capace di integrare competenze specialistiche, vicinanza territoriale e capacità di esecuzione. In questa combinazione, più che nella sola dimensione raggiunta attraverso le acquisizioni, Abacus individua la leva per trasformare la tecnologia in continuità, controllo e crescita misurabile.

“L’obiettivo di crescita, sia per acquisizioni sia per crescita organica, è arrivare entro il 2029 a un fatturato superiore ai 200 milioni di euro – dichiara Lamartina -. Il target principale è la piccola e media impresa ma senza trascurare i clienti enterprise su cui il valore che Abacus può dare è quello delle competenze specialistiche”.

Le prossime direttrici di sviluppo riguardano soprattutto Infrastructure and Managed Services e Digital and AI Transformation. Nella prima area, la priorità è ampliare la copertura geografica, portando i servizi del gruppo in un numero maggiore di territori. Nella seconda, l’obiettivo è rafforzare l’offerta, in particolare sull’AI e sulla cybersecurity.

La cybersecurity rappresenta un ulteriore ambito di evoluzione. Oggi Abacus dichiara di essere in grado di fornire i componenti di base necessari per dotarsi di un primo livello di protezione, ma punta a sviluppare servizi più avanzati. Alla crescita italiana si affianca anche una prospettiva internazionale, con analisi in corso su realtà che operano fuori dall’Italia.

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