
Al SAP Now AI Tour di Milano, l’intelligenza artificiale non è stata presentata come una promessa futuristica, ma come una realtà concreta destinata a trasformare il modo in cui le imprese italiane operano, decidono e crescono. “Quest’anno abbiamo voluto dare al SAP Now una connotazione precisa – spiega Carla Masperi, amministratore delegato di SAP Italia –. L’intelligenza artificiale è al centro dell’attenzione, ma noi parliamo di Business AI, cioè di una tecnologia che non è fine a sé stessa. La chiave è calarla nel contesto reale del business: per questo il nostro messaggio è ‘Unleash your future with Business AI’. Crediamo che l’AI possa aprire nuovi orizzonti e un nuovo modo di fare impresa”.
Pronti a cogliere la sfida dell’innovazione
Lo scenario delineato dal report SAP Business and Technology Priorities, presentato durante l’evento, mostra un’Italia pronta a cogliere la sfida dell’innovazione. Su 12.000 decision maker globali coinvolti, 575 erano italiani: il 93% considera l’intelligenza artificiale generativa una priorità medio-alta, e quasi il 40% la utilizza già in modo esteso. L’obiettivo principale è migliorare l’efficienza e semplificare i processi: il 94,9% delle aziende intervistate ha indicato la semplificazione come leva primaria di crescita, mentre il 38,1% segnala criticità legate alla supply chain.
“L’incertezza è il denominatore comune dei nostri tempi – continua Masperi –. Le aziende affrontano variabili esogene imprevedibili, dai dazi alle tensioni geopolitiche. L’AI può diventare la risposta più efficace a questa complessità, abilitando un modello che chiamiamo Autonomous Enterprise: un’impresa in cui i processi sono sempre più automatizzati, le decisioni più accurate e le persone libere di concentrarsi su attività ad alto valore aggiunto”.
Migliorati i processi e ridotti i costi, ma rimane il rischio delle allucinazioni
Il report conferma che il 69% delle imprese che utilizza agenti AI ha già riprogettato i processi procure-to-pay, mentre il 50% ha ridotto i costi operativi. Ma la fiducia non è cieca: il 29% riconosce come principale rischio dell’AI le informazioni errate generate dai sistemi, le cosiddette allucinazioni. “Questo dato – osserva Masperi – non è un segnale di paura, ma di maturità. Le aziende sanno che per adottare l’AI servono basi dati affidabili e contesti applicativi coerenti. Solo così si può creare quel circolo virtuoso tra applicazioni, dati e AI che trasforma la tecnologia in valore”.
L’AI, nelle parole della manager, diventa parte integrante della suite applicativa SAP: “Gli agenti intelligenti non sono più un’astrazione, ma veri assistenti per ruolo: dal finance alla supply chain. Conoscono i compiti, supportano le decisioni e aiutano l’uomo. Per noi la persona resta centrale: la tecnologia deve amplificarne le capacità, non sostituirle”.
Polifin: in cinque anni triplicato il fatturato
Accanto alla visione di SAP, le testimonianze delle imprese clienti raccontano la trasformazione in corso. Paolo Cervini, CEO di Polifin e Gewiss, ha descritto l’esperienza del gruppo bergamasco, oggi presente in 52 Paesi: “In cinque anni abbiamo più che triplicato il fatturato, superando il miliardo di euro. Questo non sarebbe stato possibile senza un percorso strutturato di digitalizzazione e un approccio pragmatico all’AI. Abbiamo creato un comitato interno dedicato per governarne l’adozione e trasformarla in valore concreto. Il punto non è spendere un euro, ma investire un euro in un percorso che generi miglioramento continuo”.
La digitalizzazione, per Cervini, è anche un fattore culturale: “Viviamo una fase di reskilling costante. Oggi la sfida non è solo tecnologica, ma di mentalità. L’AI deve essere integrata con pragmatismo, senza voli pindarici ma con visione. La partnership con SAP ci aiuta a rendere intelligenti non solo le nostre infrastrutture, ma anche il modo in cui le persone lavorano”.
Nutkao: l’AI ci aiuta a garantire tracciabilità e predittività
Dalla manifattura alimentare arriva la testimonianza di Gianfranco D’Amico, CEO di Nutkao, produttore di ingredienti per il settore dolciario: “Il nostro business parte dalla fava di cacao e arriva fino alla tavoletta di cioccolato. Operiamo in 90 Paesi e gestiamo una filiera complessa, dal Ghana all’Europa. Senza una piattaforma integrata come SAP non potremmo garantire tracciabilità e predittività. L’AI ci aiuta a prevedere l’impatto dei cambiamenti climatici sulle materie prime e a pianificare la produzione. È una rivoluzione silenziosa, ma radicale”.
Per D’Amico, il vero ostacolo non è la tecnologia: “La difficoltà è far capire alle persone che il modo di lavorare deve cambiare. Non sostituiremo mai il valore umano, ma chi non capisce il cambiamento rischia di restare indietro. Serve accompagnamento, formazione e visione condivisa”.
FiberCop: la tecnologia deve essere uno stimolo culturale
Anche Paolo Veronese, Chief information technology officer di FiberCop, vede nell’AI e nel cloud una leva di modernizzazione strutturale: “Il nostro obiettivo è costruire un’infrastruttura di rete efficiente e accessibile per tutto il Paese. Con SAP in cloud possiamo concentrarci sul vero valore, liberandoci dai vincoli tecnologici. Le aziende grandi come la nostra non devono più usare la tecnologia come scusa per la rigidità, ma come stimolo culturale. La tecnologia deve sparire, nel senso migliore del concetto: quando diventa invisibile e la cultura del cambiamento prende il sopravvento, vuol dire che ha vinto”.
L’edizione 2025 del SAP Now ha voluto mostrare come l’intelligenza artificiale non sia più un esperimento, ma un elemento operativo del business. “Le aziende italiane – ha concluso Carla Masperi – stanno dimostrando una straordinaria capacità di trasformare l’incertezza in opportunità. L’AI, integrata con dati e applicazioni cloud, non è solo una leva di efficienza, ma un fattore di crescita e sostenibilità. È questo il momento di liberare il futuro con la Business AI”.

