Secondo una nuova analisi dedicata alla visibilità dei siti web nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale, i principali brand italiani risultano ancora poco interpretabili dagli algoritmi. Il dato emerge dall’Osservatorio AEO sviluppato dalla startup Niuexa attraverso la piattaforma proprietaria AEO Analyzer.
Lo studio ha preso in esame i siti delle 100 aziende più rilevanti del panorama italiano, il risultato è netto: nessuno dei portali analizzati è oggi pienamente comprensibile dai modelli di intelligenza artificiale. Tra i siti che ottengono i risultati migliori nella metrica di visibilità all’AI figurano Enel, Italpreziosi ed E-distribuzione, anche se il livello generale resta ancora lontano da uno standard realmente ottimizzato per l’interazione con i sistemi algoritmici.
Il tema diventa sempre più rilevante alla luce della rapida diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale. In Italia circa 13 milioni di persone, pari al 28% degli utenti Internet, hanno già utilizzato applicazioni di AI generativa (fonte: ANSA). Parallelamente, negli Stati Uniti l’uso dei chatbot come strumenti di ricerca continua a crescere e rappresenta già il 5,6% delle query effettuate da desktop.
Il cambiamento riguarda direttamente il modo in cui le informazioni vengono scoperte e consultate online. Se finora i contenuti digitali sono stati progettati principalmente per essere indicizzati dai motori di ricerca e letti dagli utenti, l’espansione dei sistemi generativi introduce un nuovo livello di mediazione: sono gli algoritmi a selezionare, sintetizzare e riformulare le informazioni prima che arrivino al pubblico.
In questo scenario prende forma il concetto di Algorithmic Experience Optimization (AEO), una metrica che misura quanto un sito sia interpretabile dalle AI. L’osservatorio di Niuexa nasce con l’obiettivo di monitorare questo nuovo parametro e individuare le strategie che consentono alle aziende di rendere i propri contenuti più accessibili agli assistenti intelligenti e ai sistemi di ricerca basati su modelli linguistici.
Per le imprese la posta in gioco è significativa. Con l’aumento delle interfacce conversazionali e dei motori di risposta automatica, la visibilità digitale non dipenderà più soltanto dal posizionamento nei risultati dei motori di ricerca tradizionali, ma anche dalla capacità dei contenuti di essere compresi, contestualizzati e restituiti correttamente dagli algoritmi di AI.
Secondo le metriche di AEO Analyzer, infatti:
- il 96% delle homepage presenta criticità semantiche;
- oltre il 55% utilizza un linguaggio ambiguo o poco contestualizzato;
- l’80% dei siti mancano di segnali strutturali (metadatazione, gerarchie semantiche) utili all’interpretazione algoritmica;

“Nessun sito tra i top 100 supera la sufficienza – afferma Gregor Maric, CEO di Niuexa – il punteggio più alto è 67 su 100. Non è una critica, è una fotografia del mercato. Oggi i contenuti digitali vengono scritti per le persone, ma letti anche dagli algoritmi. Le aziende italiane che non ripensano la propria presenza digitale in ottica AI-ready rischiano di diventare invisibili proprio nel momento in cui milioni di utenti stanno cambiando il modo in cui cercano informazioni”.
Non si tratta però di una bocciatura omogenea; infatti, i risultati evidenziano diversi gradi di leggibilità. I tre siti migliori in ottica AEO sono quelli di Enel, ITALPREZIOSI ed E-Distribuzione che, seppur non raggiungendo la sufficienza, vi si avvicinano grazie a una struttura che ben amalgama aspetti tecnici e contenutistici.
Come dev’essere fatto un sito AI-READY?
“La vera nuova frontiera del digital marketing è riuscire a comprendere come gli LLM interpretano un sito riorganizzandone le informazioni e i contenuti. Questo è l’obiettivo di AEO Analyzer: guidare le aziende verso un futuro AI-ready, fornendo loro tutti gli strumenti per realizzare un sito a prova di AI” afferma Roberto Botto, CEO di Libera Brand Building a capo del gruppo di cui fa parte Niuexa.

