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Red Hat: spieghiamo alle aziende come trasformarsi

Rodolfo Falcone, country manager Red Hat

Rodolfo Falcone, country manager Red Hat

Rodolfo Falcone, country manager di Red Hat, ci spiega il ruolo di advisor per la digital transformation dell’azienda e il legame con i trend evolutivi di virtualizzazione e AI.

BizzIT: Come spiegherebbe a un business manager cosa fa Red Hat, senza entrare in descrizioni tecnologiche?

Red Hat è un trusted advisor, che spiega alle aziende come trasformarsi. La componente tecnologica rappresenta solo un mezzo per arrivare a un obiettivo. Quando parlo con i CxO chiedo loro qual è la loro direzione di sviluppo e cosa devono fare nei prossimi anni. Con i nostri clienti parliamo di trasformazione, che assume la connotazione di migrazioni applicative, spostamento in cloud, ottimizzazione dell’infrastruttura, artificial intelligence, virtualizzazione e così via.

Red Hat è l’unica azienda che aiuta le aziende veramente ad andare in cloud e a effettuare migrazioni applicative operando quasi come un consulente. La vendita delle licenze open source è, per certi versi, secondaria anche se posso dire che abbiamo le migliori soluzioni disponibili anzi, per come le proponiamo noi, direi che sono uniche. Credo che quasi il 60% delle applicazioni in Italia operino sulle nostre piattaforme. Tutte le più grosse aziende italiane usano tutti i nostri prodotti: da Terna, a Sogei, al mondo del Government. Sono aziende che hanno basato la loro trasformazione e il loro “journey to cloud” sulle nostre soluzioni.

BizzIT: L’AI in che modo si inserisce nella trasformazione digitale delle aziende?

Si tratta di una rivoluzione ancora prematura, perché per implementare un processo serio ed efficace di artificial intelligence servono investimenti ingenti in termini di hardware con macchine iper-performanti e, magari, è richiesto di cambiare il data center o parte di esso. E poi servono anche competenze, che scarseggiano.

BizzIT: Molte aziende hanno la percezione di dover adottare in qualche modo l’AI senza però sapere bene cosa fare.

Le aziende devono capire cosa vogliono realizzare con l’AI dal punto di vista del business. Si tratta di un processo che, per esempio per le grosse aziende, non riguarda solo il dipartimento IT, ma rappresenta una scelta che va fatta dagli executive. Una volta che si è deciso cosa fare con l’AI, si deve capire quali risorse servono per realizzarlo e valutare se gli investimenti richiesti hanno un corrispondente ritorno economico.

BizzIT: Voi cosa state facendo per favorire questo processo?

Il nostro obiettivo è di rendere disponibile un artificial intelligence che sia veramente usufruibile a tutti, perché oggi l’AI è appannaggio di una piccolissima élite che se lo può permettere da un punto di vista economico. A tal fine Red Hat ha appena acquisito una società denominata Neural Magic che permette di implementare l’artificial intelligence minimizzando le risorse di elaborazione richieste. Sta poi a ogni azienda identificare l’ambito e le applicazioni in cui utilizzarla facendo leva sul patrimonio informativo interno all’azienda. Oggi OpenShift (la piattaforma applicativa open source di Red Hat pensata per lo sviluppo e la distribuzione di applicazioni cloud native in ambienti ibridi, multicloud e all’edge – ndr) è un abilitatore che mette a disposizione molteplici modelli di artificial intelligence tra cui un’azienda può scegliere per inserirli sulle applicazioni che “girano” su OpenShift.

BizzIT: L’intelligenza artificiale caratterizza anche l’ultima vostra release di Linux.

La release Linux AI prevede una componente di artificial intelligence integrata a livello di sistema operativo che rappresenta la base di tutta l’infrastruttura. Testimonia la pervasività dell’AI. Noi oggi abbiamo un prodotto come Red Hat Ansible Lightspeed con IBM watsonx Code Assistant, che fornisce un servizio di intelligenza artificiale generativa che accetta l’inserimento di richieste in linguaggio naturale e interagisce con i modelli di IBM watsonx foundation per produrre raccomandazioni sul codice basate sulle best practice.

BizzIT: Qual è un passo evolutivo vicino temporalmente nella trasformazione digitale?

Vedo un cambio del paradigma della virtualizzazione che non sarà più fatta solo in maniera tradizionale ma, per esempio, come propone Red Hat effettuando la virtualizzazione a livello di container, che è un altro tipo di virtualizzazione, che rappresenta un mix tra una virtualizzazione di nuova generazione e l’uso del cloud. Specialmente chi sta affrontando una migrazione applicativa può trovare più vantaggioso virtualizzare sui container.

Per noi la scelta tecnologica del modello di virtualizzazione del cliente resta comunque ininfluente: OpenShift Virtualization permette, per esempio, di creare facilmente macchine virtuali in Linux come in Windows. Ciò che noi vendiamo sono i servizi, perché per realizzare progetti di questo tipo serve un contributo importante in termini di supporto competente.

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