Da episodi isolati condotti da criminali opportunisti, gli attacchi ransomware si sono trasformati in operazioni pianificate, attuate da gruppi organizzati che studiano a lungo i propri obiettivi. Le minacce sono sempre più sofisticate e difficili da individuare. Questo fa sì che, per garantire la continuità operativa delle imprese, sia essenziale saper rilevare tempestivamente i segnali di compromissione. Ne parliamo con Chiara Bellani, business developer & product manager di Ready Informatica per le soluzioni N-able, che analizza l’evoluzione del panorama cyber, il valore delle soluzioni MDR (Managed detection and response) e il ruolo sempre più strategico dei Managed service provider.
Negli ultimi anni il ransomware è cambiato profondamente. Qual è lo scenario che le aziende si trovano ad affrontare oggi?
Il ransomware non è più un attacco rapido basato su email generiche o allegati infetti. Oggi gli aggressori conducono attività di ricognizione approfondite, entrano nelle reti aziendali e vi rimangono per giorni o settimane senza essere individuati. Durante questo periodo osservano i comportamenti degli utenti, raccolgono informazioni sensibili, verificano i privilegi disponibili e cercano di compromettere i sistemi di backup. L’obiettivo è massimizzare l’impatto dell’attacco nel momento in cui verrà lanciato. Per questo motivo gli strumenti tradizionali di sicurezza restano fondamentali, ma non possono più essere considerati sufficienti da soli. Serve un approccio orientato all’identificazione precoce delle anomalie e alla capacità di reagire rapidamente.
In questo ambito, quale ruolo assume una soluzione MDR?
Le soluzioni MDR rispondono proprio a questa esigenza. Molte organizzazioni dispongono già di firewall, sistemi EDR (Endpoint detection and response), piattaforme di backup e altre tecnologie di protezione. Il problema è che ogni strumento genera una grande quantità di dati e alert che spesso restano scollegati tra loro. Una piattaforma MDR centralizza le informazioni provenienti dall’intera infrastruttura e le correla in modo intelligente, consentendo di individuare comportamenti sospetti che, analizzati singolarmente, potrebbero sembrare irrilevanti. Inoltre, permette di monitorare anche fonti esterne, compreso il dark web, per identificare eventuali esposizioni di credenziali o dati aziendali.
Qual è il valore aggiunto rispetto ad altre soluzioni di sicurezza?
Anzitutto la visione d’insieme. Gli attaccanti sfruttano spesso la frammentazione delle difese: un firewall può registrare un accesso anomalo, un endpoint può rilevare un processo sospetto e un sistema di backup può evidenziare modifiche inattese ai dati. Nessuno di questi eventi, preso da solo, conferma necessariamente un attacco. L’MDR mette in relazione tutti i segnali disponibili, li contestualizza e fornisce indicazioni operative concrete. In questo modo trasforma una grande quantità di dati in informazioni realmente utilizzabili per prevenire o contenere un incidente.
Quanto conta il fattore umano?
Moltissimo. La tecnologia è indispensabile, ma senza competenze adeguate rischia di non esprimere tutto il suo potenziale. Molte piccole e medie imprese non dispongono di un Security operations center interno e non hanno risorse dedicate all’analisi continua degli alert. Attraverso un servizio MDR, come quello proposto da N-able, è invece possibile contare su un SOC attivo ventiquattr’ore su ventiquattro, tutti i giorni dell’anno. Gli specialisti monitorano gli eventi, verificano la reale natura delle minacce e intervengono quando necessario.
Sembra anche che il fattore tempo sia sempre più decisivo…
È un elemento cruciale. Più rapidamente viene rilevata un’intrusione, minori saranno le conseguenze. Ridurre il tempo che intercorre tra la compromissione e l’intervento significa limitare danni economici, reputazionali e operativi.
Oggi si parla sempre più di business continuity. Quanto pesa questo concetto nelle strategie di cybersecurity?
Oggi la business continuity è uno degli argomenti più efficaci per sensibilizzare il management. La sicurezza informatica non consiste soltanto nel bloccare gli attacchi, ma nel garantire che persone, processi e servizi possano continuare a operare anche in condizioni di emergenza.
La direttiva NIS2 sta contribuendo a cambiare il mercato?
Sicuramente. La NIS2 sta aumentando il livello di consapevolezza e spingendo molte organizzazioni a valutare con maggiore attenzione il proprio grado di maturità in ambito cyber. La conformità è solo un punto di partenza: il vero obiettivo è promuovere un cambiamento culturale che coinvolga tutta l’organizzazione.
In questo scenario, come sta evolvendo il ruolo degli MSP?
Gli MSP stanno assumendo un ruolo sempre più consulenziale. Non si limitano più a fornire assistenza tecnica o servizi di manutenzione, ma supportano i clienti nella definizione di strategie di protezione complete.
Qual è il contributo di Ready Informatica in questo percorso?
Affianchiamo i partner sia dal punto di vista tecnico sia da quello commerciale. Webinar, demo ed eventi consentono agli MSP di approfondire gli aspetti tecnologici e di sviluppare un approccio più orientato alla consulenza.
Il focus del suo team è sulle soluzioni N-able. Cosa le contraddistingue dalla concorrenza?
N-able ha dimostrato negli anni una visione molto chiara dell’evoluzione del mercato. L’integrazione tra backup, monitoraggio, RMM, MDR e strumenti di sicurezza consente di operare attraverso un ecosistema coerente e una gestione semplificata. Questo approccio riduce la complessità operativa, migliora la visibilità sull’infrastruttura e permette di reagire con maggiore rapidità alle minacce. Inoltre la piattaforma mantiene un approccio aperto e può integrarsi con tecnologie di terze parti, offrendo quella centralizzazione che oggi rappresenta uno degli strumenti più efficaci per contrastare attacchi sempre più sofisticati e proteggere la continuità del business.

