Mediterra Datacenters è un operatore italiano emergente nel panorama dei data center, che si distingue per una visione industriale solida e obiettivi di crescita ben strutturati. Con una strategia che guarda al lungo periodo e un forte radicamento nei territori in cui opera, l’azienda punta a costruire una rete di infrastrutture digitali di nuova generazione, capaci di coniugare efficienza, sostenibilità e prossimità alle esigenze reali del tessuto economico-produttivo.
Qual è, secondo voi, l’evoluzione attuale del mercato dei data center, con particolare riferimento al Sud Europa?
In un certo senso, vogliamo portare la primavera digitale nel Sud Europa. Oggi l’attenzione del settore è ancora fortemente concentrata sulle grandi città digitali, le cosiddette Tier1 City, come Milano e Madrid. È lì che si concentra gran parte della domanda di servizi digitali, in virtù della densità di popolazione, PIL e attori del digitale. Tuttavia, questa concentrazione non risponde in modo adeguato ai bisogni reali del territorio.
Cosa vi ha portati a creare Mediterra e quale gap volete colmare nel mercato?
Mediterra nasce per rispondere a questa mancanza di capillarità. Vogliamo creare una piattaforma di data center premium distribuita nelle Tier2 City del Sud Europa. L’idea è replicare la qualità e l’affidabilità dei grandi centri dati presenti nelle capitali digitali anche nelle aree che, pur non essendo metropoli, possiedono tutti gli indicatori necessari per sviluppare un ecosistema digitale: PIL, densità di popolazione e presenza di attori digitali, sia provider sia utenti.
Quindi Tier2 City non significa rivolgersi solo a imprese minori?
Assolutamente no. Le Tier2 City non fanno riferimento a imprese di serie B. Al contrario, parliamo di città come Marsiglia, Berlino, Barcellona e persino Roma: realtà strategiche che stanno diventando poli digitali a tutti gli effetti. Il nostro primo investimento in Italia, infatti, è stato su Roma. Vogliamo offrire data center di livello premium anche a queste città, per creare un’infrastruttura digitale diffusa e ben connessa.
Questa scelta risponde anche alla volontà di evitare la competizione nei mercati più saturi come Milano?
Non è questo il nostro obiettivo primario. Il nostro focus è sulla necessità di decentralizzare l’infrastruttura digitale per servire in modo più efficace l’industria e l’economia reale. Per esempio, Milano è un magnete digitale, ma la produzione industriale e le attività economiche sono distribuite sull’intero territorio. Oggi, chi vuole accedere a un ecosistema di servizi digitali deve quasi obbligatoriamente far riferimento a Milano. Noi vogliamo invertire questa logica.
Quindi la vostra non è un’operazione di pura prossimità, come avviene con i piccoli edge data center?
Esattamente. Non vogliamo solo avvicinarci ai clienti, ma portare con noi l’intero ecosistema dei service provider. Il nostro obiettivo è creare veri e propri hub regionali di connettività, affidabilità e sostenibilità. Non si tratta di costruire data center di prossimità, ma infrastrutture resilienti, efficienti e carrier neutral, capaci di attrarre e ospitare i principali provider di servizi digitali.
Questo approccio ha anche una valenza ambientale?
Sì, fortissima. In Italia esistono circa 5.000 CED aziendali distribuiti sul territorio (dato stimato dall’Osservatorio del Politecnico di Milano). Sono spesso inefficienti, energivori e poco sicuri. Spostare queste funzioni su data center moderni e sostenibili come quelli di Mediterra significa ridurre drasticamente i consumi: parliamo anche di un’efficienza dieci volte superiore. Questo libera energia nei distretti industriali, rendendola disponibile per nuove attività produttive, per l’elettrificazione o per le famiglie.
Ma i clienti sono pronti a questo tipo di migrazione? Non temono di perdere controllo o prossimità?
Il contrario. Offriamo data center regionali che restano comunque vicini alle imprese, ma con livelli di sicurezza, performance e resilienza impossibili da raggiungere con infrastrutture interne. Inoltre, questa transizione consente alle aziende di ridurre i costi energetici, migliorare la sostenibilità e aumentare la propria affidabilità operativa, senza allontanarsi dal territorio di riferimento.
È sufficiente creare un data center per attrarre i provider e creare un ecosistema?
No e lo sappiamo bene. La nostra strategia industriale prevede una forte attività di partnership. Collaboriamo con Technology Service Provider per portarli nei nostri data center. A Roma, per esempio, grazie a Mediterra abbiamo già avviato una rete di provider regionali. Lavoriamo anche con system integrator locali, con il tessuto IT regionale e con le stesse aziende clienti, facilitando la transizione dai CED locali ai nostri data center.
Avete un modello di data center di riferimento? Qual è la taglia ideale per i vostri obiettivi?
Un esempio perfetto è Cloud Europe a Roma. Parliamo di un data center da 6.000 metri quadrati IT, già certificato Tier IV, carrier neutral e ad altissima resilienza. Non è un hyperscaler, né un edge data center, ma un’infrastruttura completa e modulabile, pensata per ospitare service provider locali e regionali. Con dimensioni che vanno da 5.000 a 10.000 metri quadri, possiamo rispondere in modo efficace alla domanda delle regioni.
Che ruolo gioca il prezzo nella vostra proposta? Siete aggressivi a livello commerciale?
Il prezzo lo fa il mercato. Noi non cerchiamo di essere i più economici, ma i più giusti. La nostra leva è il valore: efficienza, sicurezza, sostenibilità, prossimità. Il nostro modello prevede anche l’introduzione di una rete SDN (Software Defined Network), che collegherà tutti i nostri data center. Questo renderà possibile l’accesso a tutti i service provider come se fossero nello stesso sito, riducendo i costi di interconnessione e aumentando performance e sicurezza.
Cloud Europe a Roma è quasi saturo, state già ampliando?
Esatto. Abbiamo lanciato un piano di investimento da 80 milioni di euro per ampliare il sito. Il building su cui operiamo ha 50mila metri quadri complessivi, quindi abbiamo spazio sufficiente per crescere senza consumare nuovo suolo. I lavori per il primo ampliamento saranno completati già in estate e una seconda ffase è prevista entro fine anno.
Avete già identificato altre città per nuovi investimenti?
Siamo in una fase avanzata di valutazione su altre aree del Centro-Nord Italia. Per ora non possiamo annunciare la città, ma il nostro piano è chiaro: vogliamo continuare a investire in Italia, rafforzando la presenza regionale di data center premium, portando con noi provider, occupazione qualificata e sostenibilità.

