La microelettronica russa non tiene il passo

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Le informazioni sulla tecnologia russa sono state abbastanza ridotte, almeno negli ultimi decenni. Nel mondo dei microprocessori, in particolare, l’Elbrus progettato da Boris Babayan ebbe una grande eco anche in Occidente, con delle soluzioni che furono considerate anche in chip più noti.

La storia da Elbrus a Baikal

Negli ultimi anni, per vari motivi, la microelettronica russa è andata via via avvizzendo. A metà estate era arrivata una brutta notizia: La T-Platforms, società d’informatica russa, ha dichiarato il fallimento e ha messo in vendita i suoi asset. Tra questi c’era la Baikal, che progettava processori e system-on-chip.

Nelle ultime settimane, però, sono stati ripresi dalla stampa internazionale -anche italiana- alcuni articoli da siti russi a indicare un investimento statale, analogo a quanto fatto in molte altre nazioni.

Ma è lecito chiedersi quale sia la situazione attuale. La società principale della microelettronica russa è la Micron, dietro alla quale, in ordine alfabetico, troviamo Angstrem, Baikal, Elvees e MCST (quella dell’Elbrus).

In estrema sintesi, questi chip erano basati su core Mips o Arm (a vari livelli), oltre che Elbrus, con altre matrici (DSP o Rfid) proprietarie. Ma in quale tecnologia? Al di là di vari proclami, è difficile che possa essere superiore ai 90nm per i microprocessori. Non si può escludere che i 90 siano ottenuti per piccole serie, contro una più frequente scelta a 130nm.

Rinascita della microelettronica russa tra speranze e sfide

Orbene, il Ministro dell’Industria e del Commercio investirà -da qui al 2030- 3,2 trilioni di rubli per l’intero comparto elettronico. Oggi un rublo vale circa 1 centesimo di euro, quindi la cifra attualizzata è di circa 32 miliardi di euro. Ma la quotazione della valuta di Mosca fluttua abbastanza, ed ora è quasi ai minimi storici.

Per quanto riguarda i chip, Gli esperti russi vogliono raggiungere un livello tecnologico sufficiente per la produzione in casa di laptop economici basati su Linux e su processori Risc-V. Si faccia attenzione al core: il Risc-V, in quanto open source, è ritenuto una matrice di grande futuro non solo in Russia, ma anche in Cina.

Attualmente, le imprese microelettroniche russe possono produrre prodotti secondo le norme topologiche di 130 nm. Secondo Cnet.ru, nel 2026 la topologia sarà di 65 nm, nel 2027 ben 28 nm, e nel 2030 raggiungerà l’obiettivo di 14 nm. Per raggiungere questi risultati, le autorità vogliono spendere circa il 14% della cifra totale, ovvero circa 4 miliardi di euro.

La tecnologia più avanzata oggi produce tra 7 e 3 nm, ma i numeri non sono assoluti perché le tecniche di misurazione sono diverse a seconda dei processi produttivi. Anche oggi gran parte dei chip viene prodotta con geometrie da 100 o più nm, i cui costi sono ovviamente molto inferiori. Inoltre il successo del Kirin 9000s, prodotto dalla HiSilicon di Huawei con macchinari nati per i 14ns ma con prestazioni comparabili ai 7ns, fa ritenere che ci sia spazio per ottimizzazioni di vario tipo anche nei complicatissimi processi microelettronici.

Non tutti però ritengono che il piano sia realizzabile. I rappresentanti dell’IT russo hanno risposto con grande scetticismo ai nuovi piani delle autorità per lo sviluppo dell’elettronica russa. In un altro articolo su Cnet.ru, un dipendente di una grande azienda IT non nominata avrebbe detto che, nonostante il progetto elenchi misure tempestive e logiche, queste sono per lo più scollegate dalla realtà.

Il mondo sta cambiando e tutti stanno migliorando la propria capacità microelettroniche. Qualsiasi programma pluriennale, comunque, vale molto poco alla velocità -variabile ma frenetica- alla quale fisica e geopolitica si intrecciano.

Altri materiali

Nel 2012, la fabbrica di Zelenograd “Mikron” ha costruito la produzione microelettronica più avanzata in Russia all’epoca – con una topologia di 90 nm. Tuttavia, ci sono dubbi sul fatto che la produzione effettivamente utilizzi una topologia di 130 nm. Inoltre, la fabbrica di Zelenograd “Angstrem-T” aveva costruito una produzione con una topologia di 60 nm, ma aveva incontrato difficoltà finanziarie. Le tendenze globali nella microelettronica hanno visto l’industria mondiale iniziare a utilizzare la topologia 28/32 nm alla fine degli anni 2000.

Ad esempio, la fabbrica taiwanese TMSC ha padroneggiato la produzione con una topologia di 28 nm, e Intel ha iniziato a produrre processori con una topologia di 32 nm nel 2011. Alla fine degli anni 2000, TMSC ha iniziato a lavorare su topologie di 5-7 nm, e l’industria microelettronica mondiale sta ora esplorando topologie di diversi nanometri.

Il Chips Act russo verso il 2030

Le autorità hanno sviluppato un nuovo piano per lo sviluppo dell’elettronica russa, valido fino al 2030, che prevede investimenti in questo settore di quasi 3,2 trilioni di rubli. Tuttavia, l’ufficio del vice primo ministro Chernyshenko ha chiamato questa dimensione degli investimenti lontana dalla realtà. Di questa somma, le autorità vogliono spendere circa 420 miliardi di rubli per creare una produzione di microelettronica nel Paese secondo i processi tecnologici 90 e 28 nm. Il governo russo ha sviluppato un nuovo progetto nazionale che copre l’area dell’elettronica e mira a sviluppare questo settore. Secondo il piano, gli investimenti statali nel settore raggiungeranno 3,19 trilioni di rubli. I finanziamenti saranno distribuiti in quattro aree principali: sviluppo delle infrastrutture, prodotti elettronici nazionali, aumento della domanda per essi e la componente del personale del settore.

I rappresentanti dell’IT domestico hanno risposto con grande scetticismo ai nuovi piani delle autorità per lo sviluppo dell’elettronica russa. In particolare, un dipendente di una grande azienda IT non nominata ha detto che, nonostante la presenza di misure tempestive e logiche nel progetto, è per lo più composto da proposte scollegate dalla realtà.

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Leo Sorge
Leo Sorge
Leo Sorge è laureato in ingegneria elettronica, ma ha preferito divulgare scienze e tecnologie reali o presunte. Ritiene che lo studio e l’applicazione vadano separate dai risultati attesi, e che l’ambizione sia il rifugio dei falliti. Ha collaborato a molte riviste di divulgazione, alle volte dirigendole. Ha collaborato a molti libri, tra i quali The Accidental Engineer (Lulu 2017), Lavoro contro futuro (Ultra 2020) e Internetworking (Future Fiction 2022). Copia spesso battute altrui, come quella sull’ambizione e anche l’altra per cui il business plan e la singolarità sono interessanti, ma come spunti di science fiction.

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