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L’AI e il futuro quotidiano tra rivoluzione e illusione

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Parliamo ancora di intelligenza artificiale perché non è proprio possibile farne a meno. L’acronimo AI è ormai sulla bocca di tutti. Ogni giorno leggiamo articoli, seguiamo dibattiti e ascoltiamo esperti parlare di AI come la grande rivoluzione del nostro tempo. I produttori di tecnologia sono impegnati più che mai su questo tema, anche se al netto di annunci e “hype”, l’adozione da parte delle aziende di applicazioni capaci di essere realmente disruptive per il business non è ancora molto diffusa.

A un’altra velocità procede, invece, l’uso personale dell’AI. Mentre molte aziende faticano a trasformare questa tecnologia in un vantaggio competitivo concreto, il consumatore medio si sta già abituando a interagire con l’AI in modo sempre più naturale: assistenti virtuali, strumenti di generazione di testi e immagini, chatbot conversazionali e così via.

L’AI promette, infatti, di cambiare in modo profondo sia il mondo del lavoro sia la vita delle persone. Per esempio, automatizza mansioni ripetitive, aiuta nella presa di decisioni, ottimizza processi e offre un supporto senza precedenti in settori come la sanità, la sicurezza e la produzione industriale. Mentre in alcuni ambiti il cambiamento è tangibile, in altri si naviga ancora tra speranze e promesse. Ci si interroga su etica, rischi, regolamentazione, ma intanto il mondo corre.

I colossi che dominano il commercio mondiale stanno già implementando l’AI a livello industriale. Amazon, per esempio, utilizza algoritmi avanzati per ottimizzare la logistica e la gestione delle scorte, riducendo sprechi e costi operativi. Tesla sfrutta il machine learning per migliorare le capacità di guida autonoma dei suoi veicoli, con aggiornamenti software continui che affinano le performance delle auto già in circolazione. Nel settore sanitario, l’AI viene già impiegata per diagnosticare patologie con un livello di precisione superiore a quello umano: strumenti come Google DeepMind hanno dimostrato di poter individuare malattie oculari con un’accuratezza del 94%.

L’AI nel nostro futuro quotidiano

Il futuro che ci aspetta dietro l’angolo potrebbe essere non solo molto diverso dall’attuale ma anche molto vicino. Avventuriamoci nell’immaginario e proviamo a prevedere una giornata tipo, tra qualche anno, in un mondo pervaso dall’AI.

Ti svegli e la tua AI personale ha già analizzato il tuo sonno, suggerendoti quando alzarti e cosa mangiare per ottimizzare le tue energie. Il tuo assistente digitale ti aggiorna sulle notizie selezionate in base ai tuoi interessi, mentre il tuo sistema domotico regola illuminazione e temperatura in base alle tue abitudini.

Durante il lavoro, le riunioni sono ottimizzate: non devi più scrivere report, perché un algoritmo trascrive e sintetizza i punti chiave. Le mail di routine vengono filtrate, redatte e inviate in automatico. Perfino le decisioni strategiche aziendali vengono prese con il supporto di modelli predittivi avanzati.

I mezzi di trasporto autonomi ci porteranno ovunque desideriamo, eliminando lo stress della guida. Durante il viaggio l’AI ci accompagnerà indirizzandoci verso i nostri svaghi digitali preferiti o suggerendoci nuovo acquisti in linea con le nostre abitudini. Le città saranno attraversate da veicoli senza conducente, coordinati da un’intelligenza artificiale che ottimizzerà i percorsi per ridurre il traffico e l’inquinamento.

La musica non sarà più semplicemente ascoltata, ma creata su misura per ogni utente: basterà esprimere un’emozione o uno stato d’animo e l’AI comporrà in tempo reale una colonna sonora personalizzata.

Lo stesso accadrà con i film: non più esperienze passive, ma vere e proprie avventure interattive vissute in prima persona grazie a visori immersivi. Gli attori? Saranno entità digitali, modellate dall’AI per incarnare qualsiasi ruolo, senza limiti di età, genere o nazionalità.

Arrivando a casa, troveremo la spesa già depositata nel nostro box dedicato, ordinata in autonomia dall’AI, che avrà monitorato le nostre abitudini alimentari per garantirci una scorta ottimale dei nostri cibi preferiti, evitando sprechi e dimenticanze. La programmazione delle vacanze? Uno scherzo da ragazzi con l’AI.

Perfino le relazioni personali potrebbero essere stravolte. Non è azzardo pensare che molte persone sceglieranno la sicurezza di interagire con compagni virtuali invece di affrontare l’onere di una relazione tradizionale: avatar guidati dall’AI per comprendere, sostenere e interagire in modo empatico, offrendo un’alternativa sempre più allettante alle dinamiche relazionali reali.

Anche nel mondo dell’arte e della creatività, l’AI si farà strada. Le opere d’arte generate da algoritmi diventeranno indistinguibili da quelle create dall’uomo, con autori virtuali capaci di dipingere, scrivere poesie e comporre sinfonie. Il concetto di originalità sarà ridefinito e le opere d’arte saranno frutto di calcoli statistici più che di ispirazione umana.

Ma sarà davvero così?

Ma sarà davvero così? Riuscirà il potere di persuasione della tecnologia a scardinare la nostra voglia di autenticità, di relazioni vere e di esperienze non mediate da un algoritmo?

Ci saranno ambiti in cui l’intelligenza artificiale non riuscirà a entrare, come la spiritualità e la religione, che restano dimensioni profondamente umane, legate a percezioni e significati che sfuggono alla logica dell’algoritmo. L’AI potrà simulare la fede, ma non viverla. Potrà anche azzardarsi a dare risposte alle domande esistenziali, ma non colmare il bisogno di senso che solo la coscienza umana può soddisfare o perlomeno inseguire. Alla fine, il vero interrogativo non è se l’AI prenderà il sopravvento, ma se noi saremo ancora in grado di scegliere la vita reale rispetto all’illusione di una perfetta simulazione.

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