Molti rapporti importanti sono stati presentati negli ultimi tempi. Aspi, Cepa, Esia e UE (con Draghi). Tutti sottolineano l’inadeguatezza della filiera dei semiconduttori europei e la necessità di un cambio di passo. Poiché i risultati del Chips Act 1.0 sono ancora oggetto di discussione (dov’è la foundry di Intel in Germania?), è forse il caso di farsi qualche domanda sulla possibilità che il teorico 10% di mercato mondiale attualmente prodotto in Europa (secondo la UE) possa diventare il 20% nel 2030 (sempre secondo la UE). Nel frattempo, alla fine del decennio il business globale dovrebbe sfondare 1 trilione di dollari annui, secondo stime che non cambiano da un po’ di tempo.
Punti di vista… o di Pil?
Visti dalla Cina, i tre rapporti non preoccupano più di tanto. Negli ultimi anni Pechino ha speso molto e con un chiaro progetto (aumentare il peso nei chip), rafforzando la sua leadership tecnologica attraverso strategie mirate. Nonostante le pressioni delle sanzioni occidentali, continua a consolidare il suo potere su tecnologie cruciali come semiconduttori (anche con fisica innovativa) e minerali essenziali (il gallio).
Visti dall’Europa, siamo una squadra fortissimi (cit.). “Dal suo lancio, l’European Chips Act ha già attratto investimenti per 115 miliardi di euro e il nuovo programma quinquennale ne prevede un rafforzamento”, ha dichiarato Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, all’inaugurazione dell’ESMC di Dresda (D) a fine agosto. Ma mentre aspettiamo i nuovi investimenti europei di Intel, if ever, la mancanza di coordinamento tra i Paesi membri causa una frammentazione. I programmi Ipcei non sembrano bastare ancora… e che fine farà il rapporto di Mario Draghi?.
Ma andiamo con ordine e vediamo che hanno detto Aspi, Esia e Draghi.
Cina supertech
La Cina domina in 37 tecnologie critiche grazie a spionaggio, reclutamento di talenti e massicci investimenti, superando l’Europa che vorrebbe, dovrebbe, potrebbe accelerare.
Il Critical Technology Tracker di Aspi (Australian Strategic Policy Institute) evidenzia la supremazia tecnologica della Cina, che domina in 37 delle 44 tecnologie critiche esaminate, tra cui semiconduttori (incluso il gallio), intelligenza artificiale, materiali avanzati, biotecnologie, comunicazioni (spoiler: incluso 5G e 6G), e sensori fotonici. La Cina ha sviluppato un vantaggio in vari settori grazie a strategie aggressive che includono il reclutamento di talenti stranieri, spionaggio industriale, e investimenti massicci in ricerca e sviluppo.
In particolare, i semiconduttori rappresentano un punto chiave nella competizione globale, e la Cina cerca di recuperare terreno rispetto agli Stati Uniti e alla Corea del Sud. Pechino ha intensificato l’acquisizione di competenze e device, stiracchiando a suo vantaggio l’interpretazione delle norme e degli accordi esistenti.
Esia chiede un Chips Act 2.0
Lunedì 1° settembre l’European Semiconductor Industry Association (Esia) ha chiesto all’Unione Europea di sviluppare un “Chips Act 2.0”. La richiesta mira a estendere l’attuale legislazione, aumentando il sostegno finanziario e strategico per rendere l’Europa più competitiva nel settore dei semiconduttori. L’Esia sottolinea la necessità di accelerare la produzione, attrarre investimenti globali e potenziare la ricerca e lo sviluppo, soprattutto in tecnologie avanzate come i chip sub-2 nanometri, per competere con USA e Cina.
Oltre ad accelerare gli aiuti, si chiede di nominare un inviato che si faccia portavoce del settore.
Esia rappresenta i produttori di chip Infineon, STMicroelectronics ed NXP, il produttore leader di apparecchiature ASML e gli enti di ricerca Imec, Fraunhofer e CEA-Leti.
Il rapporto Draghi
Qualche tempo fa, la Commissione europea ha chiesto a Mario Draghi di motivare e suggerire azioni per la competitività continentale. In sintesi, l’UE deve rafforzare la competitività tecnologica e l’autonomia strategica, puntando sui semiconduttori e con una unica governance europea. Nelle sue 328 pagine, il Rapporto Draghi presentato a Bruxelles nel settembre 2024 propone una strategia per migliorare la competitività dell’Unione Europea, evidenziando tre aree principali: transizione ecologica, competitività tecnologica e autonomia strategica. Servono 800 miliardi di Euro annui di common investments, operazione difficile per non dire impossibile. Su scala nazionale, ricordo la spending review di Carlo Cottarelli, accantonata subito dopo la pubblicazione. Non vorrei che questo rapporto finisse nello stesso cassetto.
Tre i filoni: transizione eco-energetica, sicurezza e autonomia strategica, produttività e innovazione. In particolare, nel rapporto Draghi si sottolinea l’importanza per l’Europa di rafforzare gli sforzi nel settore dei chip avanzati e più in generale dei semiconduttori.
Tornando alla proposta Draghi, il rapporto propone la creazione di un bilancio centralizzato dell’UE per i semiconduttori, e suggerisce una strategia comune basata su quattro pilastri: finanziamenti per l’innovazione, supporto alle aziende di progettazione chip (“fabless”), promozione dei chip tradizionali e coordinamento degli sforzi nel packaging avanzato (e qui rientrerebbe la Silicon Box di Novara) e nei materiali innovativi.
Ma voi ce li vedete insieme le deregolamentate Irlanda e Paesi Bassi, la post-diesel Germania e l’allegra Italia? E poi, in nessuno di questi discorsi io vedo la formazione, sempre più importante nei campi verticali.

