Mettiamo in correlazione tra loro due recenti notizie perché, credo, possano avere un filo comune: la prima è la recente decisione del Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara di estendere alle scuole superiori il divieto, attualmente già in vigore per le primarie e secondarie, dell’uso degli smartphone negli istituti a partire dal prossimo anno scolastico. La seconda notizia riguarda invece la rilevazione di una drastica riduzione del traffico verso siti Web a causa della diffusione dell’Intelligenza Artificiale, generativa e non. Secondo una recente ricerca riportata dall’Economist, il traffico umano verso i motori di ricerca si sarebbe infatti ridotto di circa il 15% in un solo anno a causa proprio delle tecnologie di AI che propongono sempre più di frequente sintesi automatiche comode da accettare, spesso in maniera acritica, nella nostra ingiustificata frenesia di giungere rapidamente a un risultato piuttosto che imbarcarsi in una più faticosa ricerca dell’informazione.
Entrambe le questioni poggiano su un assunto: è molto più comodo e rapido affidarsi alla tecnologia che mettere in moto ragionamenti di ricerca, fatica di lettura e discernimento. Nel primo caso, quello del divieto degli smartphone a scuola, si tratta di una tendenza ormai acclarata in Europa e anche negli Stati Uniti (secondo una recentissima ricerca del Pew Research Center, oggi ben il 74% degli americani adulti è favorevole al divieto di uso del cellulare durante le lezioni).
La Francia, nel 2018, ha aperto la strada nel Vecchio Continente e via via molte delle nazioni europee hanno poi approvato leggi per la limitazione di questi dispositivi durante l’orario scolastico. E ormai anche a livello di Unione Europea si lavora per una raccomandazione generale della Commissione in questo senso. Che questa sia poi una decisione non aggirabile e con differenti e complesse modalità di attuazione da paese a paese (mi viene da dire che in Italia la questione sia più complicata rispetto a paesi come la Svezia, sarà…) bisognerà vederlo alla prova dei fatti. La mia considerazione su questo punto è che al di là dell’azione di divieto nell’obiettivo di migliorare la didattica di classe, se si riuscirà effettivamente a rendere praticabile la circolare ministeriale si potrà avviare, oltre che un piccolo processo di de-intossicazione digitale, un parziale ripristino di alcune funzioni cognitive messe a dura prova, soprattutto nei giovani, dalla massiccia digitalizzazione degli ultimi anni: fatica della ricerca, concentrazione, confronto, scrittura, ricorso a fonti di conferma di quanto appreso, ecc. Non c’è da illudersi troppo, naturalmente, ma potrebbe essere una piccola goccia in quel mare della navigazione digitale dove una maggiore consapevolezza e dubbio sui risultati proposti potrebbe portare a una nuova maturità di utilizzo.
Non delegare tutto alla tecnologia
Ed è così che arriviamo alla seconda notizia. E’ chiaro il collegamento con la prima. E’ molto più comodo affidarsi a un agente AI per avere una sintesi di ciò che stiamo ricercando che non farlo direttamente. Anche se si corre il rischio di imperfezioni, superficialità, Bias negli algoritmi è sicuramente un nuovo passaggio verso una maggiore omologazione informativa. Non solo ognuno di noi ha ormai sviluppato un modello di navigazione che spesso transita principalmente su siti conosciuti e familiari, ma si sta passando dalla ricerca alla sintesi: i dati indicano un calo generalizzato delle ricerche tradizionali a scapito di funzioni con sintesi generate in automatico dalla AI Gen (comodo AI Overview su Google, non è vero?). OpenAI sta sviluppando un proprio browser dove la generazione automatica di sintesi dei contenuti sarà l’unica possibile mentre alcune startup sono al lavoro su motori conversazionali in grado di dare risposte senza far transitare l’utente da alcuna pagina Web, non dando nemmeno evidenza delle fonti da cui si sono prese le informazioni.
Sono senz’altro due notizie da approfondire nelle loro innumerevoli sfaccettature, perché, fortunatamente, nulla è così definitivo e netto. Tuttavia il percorso verso la delega alla tecnologia delle nostre facoltà di analisi, curiosità, verifica, contestazione del risultato è stato ormai da tempo passivamente accettato. Siamo però ancora in tempo per cercare dove e come vogliamo. Magari, e dico una cosa rivoluzionaria, associando alla navigazione web, alle chat, ai podcast e ai video tutorial, qualche buon libro di approfondimento, tavola rotonda, convegno e interazione con nostri simili. Per continuare ad essere umani non asserviti, spesso inconsciamente, a tecnologie che non sappiamo fino a quando riusciremo a controllare.

