Cina 2031: AI Supercloud nel Paese del Dragone

Condividi

Nell’anno del Drago ho avuto la fortuna di incontrare Gu Shi e Chen Qiufan, due pluripremiati scrittori di fantascienza cinese, ciascuno con una competenza nel mondo reale. Con loro si è parlato di come cambia il mondo intorno all’intelligenza artificiale: grazie alle loro competenze, la discussione è stata intrinsecamente tecnica e solo secondariamente letteraria. Pechino, Chengdu, Shanghai, Chongqing, Guangzhou (Canton), grandi municipalità che creano quasi tutto quello che identifichiamo come cinese. A metà conversazione Gu Shi, che di mestiere fa l’urban planner, ha detto una cosa illuminante: “in Cina, i giovani vivono nel presente, ma pensano a cinque dieci-anni di distanza da oggi”. Ho sussultato: queste persone, centinaia di milioni di persone, non sono prigioniere né degli Appennini, né del Rinascimento e forse per questo vivono bene nel presente senza guardare troppo al passato. I loro “giovani” sono spesso distinti tra i bā líng hòu (otto zero dopo), ovvero i nati dopo il 1980, e i lín líng hòu (dieci zero dopo) ad indicare i nati dopo il 2010.

Chen Qiufan, benché laureato in materie umanistiche, ha lavorato per Baidu e Google, per poi diventare importante nella letteratura. Lo è diventato anche grazie ad un uso specifico dell’intelligenza artificiale nei suoi scritti, prima delle GenAI. Insieme a Kai-Fu Lee, ex direttore di Microsoft Asia e presidente di Google China, ha inoltre pubblicato il ponderoso testo AI 2041 (2021), nel quale affrontano dal punto di vista dello storytelling e della tecnologia come l’evoluzione della società grazie all’intelligenza artificiale. “Se lo pubblicassimo oggi, probabilmente lo chiameremo AI 2031, in quanto il libro è stato pensato e pubblicato prima di Chat GPT ed è normale che molte cose da allora siano cambiate, avvicinate”.

Cina e AI: una visione dal futuro?

L’uso che fanno in Cina dell’intelligenza artificiale nella gestione del territorio e delle comunità è superficialmente noto. Molti dati vengono raccolti senza esagerate preoccupazioni su privacy o diritti, pensando che in questo modo comunità anche grandi -decine di milioni di abitanti- possono essere meglio amministrate. Orbene, le comunità che hanno seguito questo indirizzo del Governo centrale non sono pochissime, bensì svariate centinaia. Una prima riflessione deve individuare la parte della Cina della quale stiamo parlando: non certo il totale di 10 milioni di chilometri quadrati con un miliardo e mezzo di abitanti, ma probabilmente una superficie di circa 2 milioni con un numero di abitanti tra 300 e 600 milioni, la parte più moderna del Paese al centro del mondo (traduzione diretta dei due ideogrammi che rappresentano la Cina, zhōng guó, centro – Paese).

AI Supercloud nazionale: possibilità, utopia o distopia

È comunque una dimensione pari o superiore a quella dell’Unione europea. Questa diffusione fa pensare alla possibilità di interconnettere tra di loro la maggior parte di queste centinaia di sistemi, in modo da creare un “supercloud” nazionale.

Purtroppo, questi sistemi non possono essere interconnessi perché sono stati progettati singolarmente, ciascuno a suo modo, da aziende diverse, in momenti diversi con tecnologia e protocolli diversi. Progettare un lavoro di unificazione non è affatto semplice (a noi anziani ricorda i “giacimenti culturali” italiani degli anni ‘90). Non è neanche detto che il lavoro di unificazione possa essere fattibile, ma l’idea è certamente accattivante. Non resta da chiedersi che cosa io abbia effettivamente imparato da questa conversazione. Beh, vedo che gli esercizi di futuro servono sempre di più, in continuazione, e che in Europa se ne fanno pochi. Dal mio personalissimo punto di vista, è opportuno partire da questi e non da arti e storia, competenze che mi piacciono tantissimo davanti al fuoco serale ma che ritengo sempre meno centrali in un modo tecnologico di otto miliardi di abitanti sempre più inseriti in megalopoli sconnesse.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Leo Sorge
Leo Sorge
Leo Sorge è laureato in ingegneria elettronica, ma ha preferito divulgare scienze e tecnologie reali o presunte. Ritiene che lo studio e l’applicazione vadano separate dai risultati attesi, e che l’ambizione sia il rifugio dei falliti. Ha collaborato a molte riviste di divulgazione, alle volte dirigendole. Ha collaborato a molti libri, tra i quali The Accidental Engineer (Lulu 2017), Lavoro contro futuro (Ultra 2020) e Internetworking (Future Fiction 2022). Copia spesso battute altrui, come quella sull’ambizione e anche l’altra per cui il business plan e la singolarità sono interessanti, ma come spunti di science fiction.

Altri Editoriali

Autofagocitosi delle informazioni: l’AI che si nutre di sé stessa

L’autofagocitosi delle informazioni è un fenomeno emergente nel contesto...

Attenzione al pericolo dell’oracolo digitale

La diffusione delle tecnologie di intelligenza artificiale è come...

L’impatto dell’AI generativa nell’arte

L'uso dell'intelligenza artificiale nell'arte e nella creazione di immagini...

Italia leader per chip e cloud automotive: sogno o realtà?

Stufo di leggere le fantastiche corbellerie che si raccontano...

Aiuto arriva un messaggio Whatsapp

L’attenzione di tutti noi è una risorsa scarsa, spesso...

Vuoi vendere? Vienimi più vicino (CLOSER)

Ho avuto recentemente modo di approfondire il sales framework...