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Lo smart working avanza in Italia

Con l’emergenza sanitaria a causa del Covid-19 le aziende italiane hanno dovuto attivare la modalità di lavoro da remoto, in molti casi per la prima volta (56%). I dati di Infojob mostrano il punto di vista di aziende e lavoratori

Di necessità virtù. Potrebbe essere questo detto a spiegare quello che sta accadendo nel mondo del lavoro, dopo che il nostro paese si è ritrovato ad affrontare un’emergenza sanitaria senza precedenti nel recente passato.
A circa un mese dall’inizio del lockdown causato dal dilagare del virus Covid-19, le aziende hanno dovuto riorganizzarsi con nuove modalità di lavoro da remoto, ossia in smartworking, per garantire l’operatività e la sicurezza delle persone. Una scelta che è stata dettata dalla necessità, appunto, poiché finora in Italia lo smartworking non era ancora stato adottato per la maggior parte dei casi, pur avendo la possibilità di farlo grazie alla tecnologia esistente.
Per offrire una panoramica su quello che sta accadendo è stata realizzata da InfoJobs, nota piattaforma online per la ricerca del lavoro, un’indagine che ha messo a confronto aziende e lavoratori sul tema smart working, per capire come gli italiani stiano vivendo l’approccio al lavoro agile e quale possa essere la sua futura applicazione sul mercato del lavoro di domani. L’indagine è stata effettuata a marzo 2020 e ha preso in considerazione un campione di 189 aziende e 1149 candidati.

 

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Cresce l’adozione del lavoro agile

I dati emersi dalla ricerca hanno mostrato un Paese che ha risposto all’emergenza utilizzando in maniera massiccia lo smart working: il 72% delle aziende ha messo a disposizione in tempi brevi mezzi e strumenti per permettere ai collaboratori di proseguire il lavoro da remoto.
Tuttavia, non tutte le tipologie di business o non tutte le funzioni possono essere svolte in smart working, dai dati di InfoJobs risulta infatti che i lavoratori italiani in smart working siano appena il 15%.
La parte restante della forza lavoro sembra attualmente a casa senza reddito (45% dei rispondenti, percentuale che sale al 50% per le donne), in ferie o in congedo (25%) mentre il 13% si reca ancora sul luogo di lavoro, senza nessuna modifica alle modalità di prestazione del servizio.

Filippo Saini, Head of Job di InfoJobs ha dichiarato: «Lo smart working è stato ben accolto in generale, come strumento per garantire operatività e reddito preservando salute e sicurezza, e la sua adozione ha subito una crescita esponenziale: per gran parte delle nostre aziende e lavoratori questa emergenza è stata l’occasione per attivare il lavoro da remoto per la prima volta in assoluto».
E difatti proprio il 56% delle aziende che ha attivato lo smart working dichiara di averlo utilizzato per la prima volta, mentre il 29% l’ha esteso a più figure o su più giorni.

Dal punto di vista dei lavoratori che hanno risposto all’indagine risulta che il 79% lo abbia adottato per la prima volta, mentre per il 14,5% sono solo cambiate le modalità di fruizione e per il 6,5% non c’è stato alcun cambiamento rispetto a prima.

 

Il punto di vista delle aziende

La ricerca ha indagato come stia andando l’esperienza del lavoro agile per le aziende che l’hanno adottato. In particolare, emerge che il 64,5% delle aziende ha dichiarato che i dipendenti hanno apprezzato questa decisione (voluta o dovuta in base alle circostanze legislative) e che non ha avuto contraccolpi sulla produttività (39%), o ne ha avuti ma in maniera limitata (25,5%).
Le difficoltà comunque non mancano poichè il 19% delle aziende sostiene che lo smart working non stia funzionando, complici la struttura o il business che mal si sposano con il lavoro da remoto. In linea più generale, le maggiori criticità sono legate soprattutto a problemi di tipo organizzativo (44%) per mancanza di supervisione e controllo sul lavoro del personale, e relazionale (42%) perché manca il confronto quotidiano e il lavorare fianco a fianco.
Solo il 14% delle aziende dichiara problemi legati alla tecnologia, rilevante soprattutto per quelle aziende che hanno risposto all’emergenza ma non erano preparate a gestirla a livello di strumenti e competenze interne.

Il punto di vista del lavoratore

Il 38% del campione intervistato da InfoJobs si è dichiarato fortunato di poter evitare gli spostamenti in questo momento, mentre il 27% ha apprezzato le possibilità date dalla tecnologia, che mette a disposizione un ufficio “virtuale” dove è possibile continuare a lavorare come prima.
Solo il 7% afferma di essere meno produttivo soprattutto a causa degli impegni familiari da gestire in contemporanea, percentuale che sale al 33% per le donne con figli conviventi.
Ci sono anche aspetti positivi, d’altra parte, per il 17% dei lavoratori, che apprezzano la possibilità di gestire insieme esigenze personali e lavorative, con una percentuale che sale al 30% per le donne con figli.
Gli italiani che si sono inoltre trovati a dover far fronte alla creazione di spazi di lavoro fra le mura domestiche, hanno indicato di apprezzare, per esempio, il tempo risparmiato per gli spostamenti da casa all’ufficio (49%) e gli orari flessibili (19,5%). In più si aggiunge il fatto che diminuiscono le distrazioni tra postazioni di lavoro, ossia avere un pensiero in meno, per l’11% dei lavoratori.
Se da un lato si hanno meno distrazioni, dall’altro si è anche isolati nella propria abitazione e difatti l’aspetto della socialità sul luogo di lavoro e il confronto quotidiano con i colleghi risulta essere una componente che rischia di mancare (parimerito al 27%). Seguono sorprendentemente aspetti all’apparenza secondari, come la comodità della propria postazione (11%) o il piacere di prepararsi alla giornata con outfit e make-up (10%).

 

Uno sguardo al futuro

Dopo aver considerato i vari punti di vista sullo smart working viene da chiedersi quali potrebbero essere i risvolti in futuro: le aziende continueranno ad adottare e implementare qesta modalità di lavoro? E i lavoratori si auspicano che lo smart working possa continuare?
Secondo i risultati della ricerca, per il 30% delle aziende non ci saranno cambiamenti delle modalità di lavoro rispetto al business pre-COVID-19, mentre il 28% dovrà valutare gli sviluppi legislativi per implementare a regime lo smart working e il 24% lo abiliterà ma solo per una parte dei dipendenti.
Concordano su un approccio prudente anche i lavoratori, che per il 71% vorrebbe usufruire del lavoro agile 1 o 2 giorni a settimana (89% per le donne con figli) mentre solo il 16% auspica un full time smart. Dissente il % che preferisce tornare alla vita di ufficio.

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