IoT, cloud e AI sono tecnologie che stanno proiettando l’industria ferroviaria in una nuova era. Il rischi cyber e come contrastarli spiegati da Stormshield
Come numerosi altri settori industriali anche le ferrovie sono soggette ad una transizione verso quello che può essere riferito come Ferrovia 2.0.
Lontani i tempi in cui per capire cosa succedeva in linea ci si doveva sporgere dalla locomotiva per osservare a vista i segnali o le marmotte allineate lungo i binari (no, non i simpatici mammiferi ma segnali bassi posizionati a terra), ora tutto avviene in modo elettronico, con dialoghi automatici sicuri (perlomeno dovrebbe) tra sistemi di controllo centrali e sistemi di bordo.
Quello della sicurezza è poi una necessità che si è incrementata esponenzialmente con l’alta velocità, dove un convoglio corre su binari a velocità che sono quelle di decollo di un comune aereo passeggeri e le conseguenza di un guasto sarebbero disastrose.

Ecosistema sicuro
La sicurezza però coinvolge non solo i convogli in moto ma l’intero ecosistema. Nuovi strumenti come la videosorveglianza o i sensori IIoT, integrati con sistemi di controllo e monitoraggio garantiscono un livello di visibilità superiore di quanto avviene a bordo dei treni o nelle stazioni.
I miglioramenti sono naturalmente continui e auspicabili, così come può essere migliorata l’esperienza dell’utente attraverso nuovi servizi di bordo o erogati in stazione, con display interattivi per informazioni e intrattenimento, o biglietterie elettroniche.
Per beneficiare di queste opportunità, è necessario che gli operatori ferroviari dotino stazioni e treni di nuovi strumenti di connettività tra cui protocolli IP, Wi-Fi, GPRS, 4G/LTE e altri standard attraverso cui ad esempio i treni sono in grado di interagire autonomamente con i centri di controllo attraverso il sistema di comunicazione terra-treno.
Ogni moneta ha però il suo rovescio, non sempre positivo. Tutte queste tecnologie vengono modulate anche su sistemi tradizionalmente chiusi ora in grado di comunicare.
Il problema che si pone però, osserva Franck Bourguet, VP Engineering di Stormshield, società specializzata nella cyber security, è che aprire queste reti al mondo esterno significa anche esporle ad attacchi.
Per infrastrutture sensibili quali quelle alla base dei trasporti su rotaia, la criticità del problema è evidente perché le conseguenze di un attacco possono essere drammatiche anche e soprattutto in termini di vite umane.
Il rischio cyberattacchi
Cosa è possibile fare per proteggere infrastrutture, utenti e personale viaggiante? In primis, per garantire un elevato livello di disponibilità, accessibilità e sicurezza, i sistemi informativi della rete ferroviaria devono essere solidi e resilienti per far fronte a numerose tipologie di rischio. Bourguet ne annovera quattro in particolare.
- I sistemi di assistenza al macchinista e di controllo ora connessi e comunicanti presentano un’accresciuta superficie di attacco. Lo sfruttamento di eventuali vulnerabilità può avere gravi conseguenze – inclusa la potenziale perdita di controllo di un intero convoglio.
- L’e-ticketing e rischi finanziari. I sistemi informativi utilizzati a tale scopo sono esposti a eventuali attacchi tanto quanto i siti di e-commerce in termini di sicurezza dei pagamenti e di validità dei biglietti emessi.
- Sicurezza e confort dei passeggeri. Un esempio per tutti. Se la capacità di un treno di comunicare con il suo centro di controllo o i suoi passeggeri viene interrotta nel bel mezzo di una galleria, può scatenarsi il panico. Meno drammatica ma non meno disastrosa è l’eventualità che criminali assumano il controllo dei sistemi di informazione e intrattenimento di bordo o nelle stazioni.
- Tecnologie 4.0. Il loro uso , come nel caso della manutenzione predittiva basata sull’intelligenza artificiale, comporta rischi. Se i sistemi per il monitoraggio tecnico sono resi indisponibili o i loro dati vengono manipolati, c’è il rischio di danneggiamento dell’equipaggiamento, di mancata fornitura di determinati servizi e potenziali incidenti
I tipi di attacco possibili
Secondo un rapporto pubblicato nel 2019 il settore dei trasporti è il quarto settore più ambito da eventuali hacker dopo la difesa e il settore finanziario ed energetico. Tecniche come il Denial of Service distribuito (DDoS) sono un esempio classico.
“A volte è più facile bloccare l’intera comunicazione che penetrare in un sistema”, osserva Bourguet.
Un altro vettore di attacco frequente è il ransomware che si diffonde per la debolezza umana (phishing e allegati ingannevoli), con danni significativi.
Ad esempio, la Deutsche Bahn è stata oggetto di un attacco di WannaCry nel maggio 2017, il cui impatto ha coinvolto 450 sistemi, ovvero monitor informativi per i passeggeri, distributori automatici di biglietti e reti di videosorveglianza.
Un altro esempio è del 2016, quando il sistema dei trasporti di San Francisco è stato colpito da un ransomware, che ha bloccato gli automatici dei biglietti per 48 ore.
Cybersecurity su più livelli
Un problema è connesso alla coesistenza di generazioni tecnologiche diverse, e all’incidenza di sistemi tradizionali datati che risalgono all’era in cui la tecnologia digitale non c’era o muoveva i primi passi, e che trovano impiego ancora oggi.
E in un’era fatta di reti intelligenti, la convinzione che dotazioni di questo tipo – sviluppate per ambienti non connessi – siano in qualche modo protette, è davvero pericolosa.
Alcuni protocolli proprietari utilizzati non sono stati sviluppati per trasportare dati in maniera sicura e adeguarli è impossibile senza adattamenti retroattivi e investimenti cospicui.
Tuttavia, osserva Bourguet, esistono soluzioni di sicurezza che aggiungono un livello di protezione tramite firewall, con cifratura e funzionalità di filtraggio combinate all’analisi approfondita di quanto passa attraverso questi protocolli per confermare che i dati trasmessi siano legittimi.
Non solo le reti ferroviarie ma anche le singole postazioni di lavoro e altri dispositivi necessitano poi di protezione per essere preservati da attacchi locali o infiltrazioni di codice malevolo e malware.
Proteggere i dati
In ambito industriale ci si riferisce a stazioni di controllo, sensori, attuatori e altri apparecchi autonomi.
Qualora la rete sia compromessa, esistono soluzioni per bloccare un attacco che andrebbe a colpire in seconda istanza anche questi equipaggiamenti industriali.
La protezione dei dati è un’ulteriore area in cui molto può essere fatto. Con il crescente impiego dell’intelligenza artificiale bisogna ad esempio considerare problemi legati alla confidenzialità dei video registrati sui treni o nelle stazioni come all’uso di Internet e del Cloud su cui girano i dati che occorrono agli algoritmi.
Sistemi essenziali per l’operatività aziendale, il dimensionamento delle infrastrutture, la convergenza tra reti IT e OT e la crescente pervasività dell’intelligenza artificiale sono tutte ragioni per cui gli operatori ferroviari dovrebbero urgentemente integrare il concetto della cyber-resilienza nelle loro politiche.
Nel farlo, suggerisce Bourguet , devono tenere in considerazione tre principi di base: adottare policy di gestione dei rischi, identificare gli asset sensibili e segmentare le proprie le reti. Dopo tutto la questione non è più come proteggersi contro un attacco ma come gestirne al meglio l’evenienza.
