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Verso l’era dell’infrastruttura software defined

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Nel panorama tecnologico delle infrastrutture IT, molte innovazioni iniziano come elementi differenzianti per poi trasformarsi, con il tempo, in commodity. L’evoluzione avviene per livelli: ogni nuovo salto tecnologico sfrutta i servizi e le astrazioni create dagli sviluppi precedenti. Oggi, l’infrastruttura IT – che comprende storage, networking, sicurezza e potenza di calcolo – ha già raggiunto una maturità tale da soddisfare le principali esigenze macro. In questo contesto, negli ultimi anni si è affermata una nuova tendenza: l’utilizzo del software come strato di astrazione sopra l’hardware standardizzato, aprendo così nuove opportunità di innovazione nella componente software.

Il paradigma del Software defined everything (SDx) impone oneri tecnologici sempre maggiori sull’infrastruttura, in particolare sulla rete. L’aumento esponenziale di applicazioni e servizi, che migliorano la vita quotidiana di milioni di persone, genera una crescente domanda di potenza computazionale capace di gestire dataset di dimensioni sempre più vaste.

Questa evoluzione, a sua volta, richiede reti sempre più performanti per connettere grandi quantità di potenza elaborativa distribuita.

L’ascesa del cloud computing, insieme alla comparsa di nuovi workload, ha imposto richieste senza precedenti alle infrastrutture sottostanti, mettendo a dura prova le architetture tradizionali. In questo scenario, la gestione manuale delle reti convenzionali rappresenta un ostacolo tangibile per quelle organizzazioni IT che vogliono implementare applicazioni SDx scalabili e automatizzate.

Le esigenze delle applicazioni SDx

Per soddisfare le crescenti aspettative degli utenti e dei clienti digitali, le applicazioni basate su SDx devono garantire flessibilità, personalizzazione, sicurezza ed efficienza operativa. Ma per farlo, è indispensabile che l’infrastruttura su cui poggiano sia progettata per supportarle. Le infrastrutture hardware-centriche tradizionali non sono più adeguate a queste esigenze e, in molti casi, rendono impossibile raggiungere tali obiettivi.

Per esempio, ottenere il livello di flessibilità richiesto da SDx significa permettere lo sviluppo, il test e il rilascio rapido di nuove applicazioni, sfruttando la riutilizzabilità di configurazioni e template su scala. Solo soluzioni software-centriche possono offrire tale automazione. Inoltre, è il software a rendere possibili altri requisiti fondamentali come:

  • personalizzazione, grazie all’analisi di grandi moli di dati per adattare automaticamente servizi e contenuti;
  • sicurezza, attraverso la protezione nativa dei dati, sia in transito che a riposo, e l’isolamento delle zone di rete per rispettare standard di compliance e privacy;
  • efficienza, permettendo di ottenere più larghezza di banda, storage e capacità di calcolo con meno risorse, riducendo i costi medi di trasmissione per bit;
  • velocità e agilità, con la possibilità di scalare su richiesta, risolvere problemi rapidamente e gestire miliardi di endpoint.

Le infrastrutture basate esclusivamente su hardware non sono in grado di offrire queste capacità in modo efficace. Le grandi aziende come Amazon, Google, Facebook e Microsoft hanno sviluppato autonomamente la propria infrastruttura cloud proprio perché le soluzioni disponibili sul mercato non erano sufficienti a rispondere alle loro esigenze di scala e velocità. Sono state quindi loro, di fatto, le prime a sperimentare un modello SDx ante litteram.

In questo contesto, tecnologie come il Software defined networking (SDN) e il Network function virtualization (NFV) sono inizialmente sembrate la soluzione ideale per abilitare la trasformazione SDx, almeno nella componente networking. In effetti, molte organizzazioni early adopter hanno beneficiato della flessibilità e dell’efficienza introdotte da SDN e NFV. Tuttavia, col tempo è emerso che queste tecnologie da sole non bastavano a sostenere l’intero ecosistema SDx, né a supportare le applicazioni future.

SDxI: anche l’infrastruttura è software defined

Se la risposta per l’infrastruttura del futuro risiede nel software – e quindi nella virtualizzazione – allora il settore IT ha intrapreso da tempo questo percorso (già nel 2012 VMware parlava di data center software defined). Oggi, quasi ogni componente dell’infrastruttura ha una controparte software: dal SDN al software-defined storage, dalla sicurezza definita via software ai data center e alle WAN virtualizzate.

Eppure, nonostante le promesse iniziali, sia i vendor sia i clienti incontrano ancora difficoltà nell’adozione piena di queste tecnologie, spesso per mancanza di casi d’uso chiari o di architetture di prodotto ben definite.

È diventato evidente che un’infrastruttura SDx non può essere semplicemente la somma di componenti software-defined: serve un modello unificato, che garantisca integrazione e orchestrazione tra tutte le parti e con l’hardware sottostante.

Ed è proprio per questo che al centro della visione SDxI (Software defined infrastructure) si colloca la rete. La rete è l’elemento che collega e abilita la comunicazione tra i diversi moduli: calcolo, storage, sicurezza, orchestrazione. Perché tutto funzioni in sinergia, serve una rete flessibile, programmabile e perfettamente integrata.

I prodotti e servizi basati su SDxI devono quindi essere così ben integrati da rendere irrilevante, per l’utente finale, se una funzionalità provenga dal modulo di rete, dal calcolo o dallo storage. L’infrastruttura IT del futuro deve trasformarsi da una somma di silos hardware verticali in un sistema convergente guidato dal software.

Una nuova visione di hardware, software e servizi

Affinché l’SDxI possa diventare realtà, anche le infrastrutture tradizionali devono evolversi su tre fronti fondamentali:

  • l’hardware deve abbandonare i chip ASIC personalizzati e i prodotti verticali per abbracciare componenti standard (merchant silicon) riutilizzabili da più produttori;
  • il software deve trasformarsi da pacchetti statici a unità modulari e dinamiche, componibili tra loro per generare nuovi servizi;
  • i servizi devono smettere di basarsi sull’intervento umano manuale, adottando invece logiche di delivery “as-a-service”, programmate e automatizzate.

Le necessità delle applicazioni SDx, in termini di scala, personalizzazione e velocità, si avvicinano sempre più a quelle delle big tech come Google e Facebook, piuttosto che alle tradizionali applicazioni enterprise. La vera innovazione sta nell’integrazione e nell’orchestrazione.

Un mercato destinato quasi a triplicare in cinque anni

Markets & Markets prevede che il mercato SDx crescerà da 44,5 miliardi di dollari nel 2024 a 130,9 miliardi di dollari entro il 2029, con un CAGR del 24,1%. L’analista sottolinea che la necessità di reti adattabili, in grado di rispondere rapidamente alle mutevoli esigenze delle aziende in crescita, ha trovato le soluzioni SDx, come SDN e SD-WAN, molto interessanti grazie alla loro flessibilità e scalabilità. Queste tecnologie offrono principalmente un modo per ridurre i costi e aumentare l’efficienza, ottimizzando l’utilizzo delle risorse e automatizzando le attività di gestione della rete. Un altro fattore trainante è la crescente adozione di servizi cloud, che richiede un’integrazione fluida, sicura ed efficiente tra il cloud stesso e l’infrastruttura on-premise, esigenze che SDx è in grado di soddisfare al meglio.

Anche le migliori capacità di sicurezza in termini di sviluppo di policy di sicurezza più granulari e un migliore rilevamento delle minacce alimentano l’adozione. La domanda è poi trainata anche dalla proliferazione di dispositivi loT e dall’avvento del 5G e dell’edge computing.

Secondo Markets & Markets, molte aziende sono sotto pressione per innovare rapidamente e accelerare il time-to-market, dove l’agilità delle tecnologie SDx può consentire una rapida implementazione e gestione delle risorse di rete. Insieme ad altri processi di trasformazione digitale di vasta portata, questi parametri guidano la crescita e l’evoluzione del mercato SDx, poiché le aziende cercano sempre più soluzioni software-defined per le loro esigenze di networking e infrastruttura.

Verso una nuova rete: il modello New IP

È in continua crescita il numero di aziende che stanno affrontando il percorso di modernizzazione delle reti spinte dalla necessità di essere più agili, reattive, competitive e soprattutto sostenibili in termini di costi. I modelli cloud e di virtualizzazione stanno accelerando la diffusione delle applicazioni per soddisfare la domanda, ma richiedono una rete più performante, flessibile e con minore complessità operativa. Però le reti tradizionali non sono nate per questo. Per far fronte alle esigenze della cosiddetta “terza piattaforma” – composta da cloud, mobile e big data – è necessario un ripensamento radicale dell’infrastruttura.

Per modernizzarsi realmente, le organizzazioni devono adottare un approccio integrato e orientato al futuro: quello del New IP.

Si tratta di un’infrastruttura utente-centrica, software-defined, virtualizzata, basata su standard aperti e progettata per ridurre i costi operativi (OpEx). Sempre più clienti credono che solo un’architettura software-based possa garantire l’automazione necessaria ad affrontare le sfide del business moderno.

In questo scenario, il Software defined networking (SDN) rappresenta la leva principale. SDN permette di gestire e controllare i servizi e l’infrastruttura di rete – virtualizzata o meno – in modo dinamico e programmabile. Non si tratta più di una tecnologia emergente o di una promessa futura: molte realtà hanno già implementato soluzioni SDN o stanno valutando la loro adozione. I vantaggi in termini di agilità, automazione e riduzione dei costi sono tali da rendere inevitabile la transizione.

Il fattore decisivo: l’obiettivo del cliente

Uno degli ostacoli principali oggi è capire davvero l’obiettivo del cliente. L’adozione di SDN non è un semplice “rip and replace”, ma un processo di integrazione graduale. Molte componenti della rete esistente continueranno a funzionare.

Lo scopo ultimo è accompagnare il cliente in un percorso di trasformazione, chiarendo aspettative e possibilità. Il futuro delle reti è software-defined, ma ogni organizzazione dovrà disegnare il proprio cammino. E lo potrà fare solo se sostenuta da partner preparati e competenti.

I 5 punti per la modernizzazione della rete

C’è la necessità di esperti che discutano le possibilità strategiche della rete: impatti, regole e gestione dei dati. La terza piattaforma introdurrà agilità e maggiore programmabilità. Le competenze di networking più approfondite che i partner potranno mettere a disposizione avranno un impatto diretto sul loro valore per i clienti, portando a differenziazione e a tariffe più elevate per i servizi professionali.

Alcune aziende hanno già intrapreso il percorso verso l’SDx e i partner possono valutare se stanno avviando una corretta trasformazione utilizzando una checklist di cinque punti. Analogamente, usando la medesima checklist, i responsabili IT possono stabilire se i partner a cui si sono affidati li stanno conducendo nella giusta direzione.

  • Standard aperti o proprietari? Il New IP si basa su iniziative open source come OpenDaylight e OpenStack, che supportano cloud e SDN. L’adozione di standard aperti favorisce interoperabilità, innovazione e abbattimento dei costi. È essenziale quindi valutare fin da subito se la rete che si sta implementando è multi-vendor e open-source.
  • Il futuro dell’hardware di rete è nel software. Tecnologie come SDN e NFV permettono di sfruttare al meglio i vantaggi del cloud e della mobilità. La rete deve essere programmabile, automatizzabile e adattabile ai volumi crescenti di traffico. L’hardware resta fondamentale, ma deve essere in grado di supportare SDN e di integrarsi in modo fluido con l’ambiente software-defined.
  • Budget: manutenzione o innovazione? Le reti legacy assorbono la maggior parte del budget IT in manutenzione, lasciando poco spazio all’innovazione. Con SDN e New IP, molte attività amministrative possono essere centralizzate e automatizzate, abbattendo i costi operativi. Le risorse possono così essere riallocate in modo strategico, aumentando il valore dell’infrastruttura.
  • Riprendere il controllo dal vendor lock-in. Le architetture proprietarie hanno storicamente spostato il controllo dai clienti ai fornitori. Il New IP permette di invertire questa tendenza, adottando tecnologie aperte, modulari e flessibili. SDN e NFV possono essere eseguiti su qualsiasi hardware, rendendo la rete più libera da vincoli e più adattabile all’innovazione.
  • C’è ancora spazio per l’hardware di rete? Finché ci saranno macchine virtuali su server fisici, l’hardware sarà indispensabile. Tuttavia, in un mondo virtualizzato, l’hardware di rete deve garantire maggiore affidabilità, automazione integrata e intelligenza distribuita. Secondo Gartne, gli Ethernet Fabric sono la chiave per reti fisiche agili nei data center moderni – ma non tutte le soluzioni sono uguali, serve attenzione nella scelta.

Quale settore guida il mercato SDx

Il settore bancario, dei servizi finanziari e delle assicurazioni (BFSI) guida il mercato globale nel Report Software-Defined Anything redatto da Imarc con circa il 38,5% di share nel 2024. Tale settore mantiene la quota più elevata perché richiede un’infrastruttura IT solida, scalabile e sicura in grandi quantità. La società di analisi sottolinea che quando le società finanziarie iniziano ad abbracciare la trasformazione digitale, la gestione di qualsiasi processo complesso ad alta intensità di dati richiede tecnologie di rete software-defined (SDN) e data center software-defined (SDDC). Le tecnologie SDx offrono quindi alle aziende BFSI un maggiore controllo sulla gestione della rete, costi infrastrutturali ridotti e un’implementazione semplificata di nuovi servizi. Inoltre, SDx è particolarmente sicuro, grazie alla sua capacità di implementare controlli di cybersecurity estremamente reattivi e adattabili.

Oltre che a livello globale, Imarc ha effettuato anche un’analisi a livello regionale. In tal senso, ha riscontrato che anche in Europa la crescente adozione di soluzioni software-defined è influenzata dall’espansione dei servizi BFSI.

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