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IoT ed edge computing: lo sguardo alle tecnologie che abilitano nuovi servizi

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Immagine Freepik

A 27 anni dalla definizione ad opera dell’inglese Kevin Ashton, fondatore dell’Auto-ID center presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT), l’Internet of Things (IoT) – Internet delle cose – è una tecnologia oggi matura che ha trovato applicazioni nei settori più svariati, dall’automotive, alla produzione industriale, dalle smart home/smart city alla vendita di servizi. Un’evoluzione accelerata negli ultimi anni dalle applicazioni d’intelligenza artificiale e dalle sinergie infrastrutturali con il computing di prossimità – edge computing – che, consentendo di elaborare localmente i dati, rende possibili azioni e reazioni immediate laddove la latenza di rete e la distanza fisica non le renderebbero possibili.

È dalla sinergia tra IoT ed edge computing che oggi diventa possibile realizzare nuove applicazioni di controllo e attuazione sia in campo professionale sia consumer, a sostegno di modelli di business innovativi nel campo dell’automazione e dei servizi. Per esempio nel campo della sicurezza fisica, della riduzione dei consumi energetici, della manutenzione preventiva, del supporto post-vendita, gestione delle flotte, nonché nelle capacità di self-healing degli impianti.   

I numeri di un mercato da tenere d’occhio

Il mercato globale degli “oggetti” dotati di sensori, attuatori e software in grado di scambiare dati con altri sistemi e dispositivi connessi è in grande crescita. Fortune Business Insights stima il valore totale globale in 865 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita annuale, su scala mondiale, pari al 23% almeno fino al 2034. Secondo IDC la spesa mondiale supererà la soglia dei mille miliardi di dollari nel 2026; l’IoT ha smesso di essere una promessa tecnologica per diventare un pilastro infrastrutturale dell’IT.

Per quanto riguarda l’Italia, l’Osservatorio IoT del Politecnico di Milano stima che il mercato dell’Internet delle cose abbia raggiunto i 9,7 miliardi di euro di valore nel 2024, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente, crescita sostenuta anche dalle applicazioni d’intelligenza artificiale. Tra ambiti di mercato in cui l’IoT risulta protagonista c’è quello delle smart-car (al primo posto con 1,66 miliardi di euro e tasso di crescita del 7%) seguito dalle utility (valore 1,59 miliardi di euro) che cresce del 15% grazie ai sistemi di controllo sui consumi e sulla produzione d’energia rinnovabile. Ci sono ancora gli ambiti smart building (1,37 miliardi di euro, +6%), smart factory (1,04 miliardi, +15%) e delle smart city (1,03 miliardi, +8%). Con valori al di sotto del miliardo di euro seguono le soluzioni IoT per smart home e sicurezza (900 milioni di euro, +11%), logistica, gestione flotte aziendali e degli antifurti satellitari, asset management e smart agriculture.

Gli analisti concordano sulla generale maturazione, negli ultimi cinque anni, delle applicazioni dell’IoT in ambito consumer, industriale e pubblico. Oggi quasi 6 italiani su 10 (59%) possiedono almeno un oggetto smart in casa, rispetto al 42% di cinque anni fa; l’80% delle grandi aziende manifatturiere ha almeno una soluzione di Industrial IoT, rispetto al 66% del 2019. Il 65% dei comuni italiani ha avviato almeno un progetto smart city sul territorio, mentre 5 anni fa questa percentuale era pari al 42%.

Con un impatto più modesto nei numeri, ma meno polverizzato e in ogni caso significativo per chi fa infrastrutture o progetti IT, il mercato dell’edge computing ha toccato quota 21,4 miliardi di dollari nel 2025 (fonte Global Market Insights) e toccherà i 260 miliardi nel 2035 se sarà confermato il CAGR previsto dalla società di analisi per il decennio, pari al 28%. Per quest’anno Global Market Insights stima un valore di 28,5 miliardi.

La combinazione tra IoT ed edge computing va sempre più a costituire una nuova tipologia d’infrastruttura digitale distribuita che opera in affiancamento a quelle più consolidate del mondo IT, basate su data center on‑premise e in cloud. Per i rivenditori ICT, system integrator e MSP, questo significa un parco crescente di applicazioni, dispositivi, gateway e nodi edge da progettare, mettere in sicurezza, integrare con altre infrastrutture e gestire nel tempo.

LEGGI LE PREVISIONI 2026-2034 DEL MERCATO IoT SECONDO I DATI MRA

Che cos’è l’Internet-of-Things (IoT)

Sul piano tecnico, l’IoT è un’architettura che collega oggetti fisici dotati di sensori e attuatori a sistemi informativi centrali, per raccogliere dati sul campo e trasformarli in azioni automatiche e decisioni informate. La maggior parte degli analisti e vendor concorda nel descrivere IoT come uno stack a più livelli: dispositivo, connettività, piattaforme e applicazioni. Il livello del dispositivo include sensori industriali, smart meter, centraline per building automation, tag e tracker per asset e flotte, endpoint dotati singolarmente di risorse limitate ma distribuiti in grandi numeri. Al di sopra c’è la connettività, che può essere Ethernet, Wi‑Fi, 4G/5G, LPWAN come NB‑IoT o LoRaWAN – e che serve a veicolare i dati verso gateway, nodi edge o piattaforme remote di cloud per le operazioni di aggregazione, elaborazione, analisi e archiviazione.

Al livello della piattaforma IoT, avviene la centralizzazione delle funzioni di device management, la raccolta e la normalizzazione dei dati, l’interfacciamento API verso sistemi terzi, l’analisi e l’integrazione di dati con le applicazioni aziendali (ERP, MES, BMS, CRM). In questo modello, l’oggetto IoT connesso non è quasi mai autonomo, ma fa riferimento a un backend che lo autentica verso il sistema, lo aggiorna nel corso del tempo, ne analizza i dati e li contestualizza nei processi di business. A quest’ultimo livello si colloca l’integrazione con il mondo dei sistemi IT tradizionali, dove i dati raccolti diventano andamenti sui cruscotti aziendali, previsioni di spesa, attivazioni di processi in cui sono coinvolte le persone.

Edge computing: il senso dell’elaborazione di prossimità

L’edge computing è un complemento naturale dell’IoT perché sposta una parte dei compiti di elaborazione dei dati vicino alle fonti – dispositivo, linea produttiva, edificio, filiale – riducendo il lavoro da remoto al data center o al nodo territoriale del fornitore di cloud pubblico.

L’obiettivo dell’edge computing è ridurre la latenza e la mole del traffico di rete da e verso i sistemi di elaborazione centrali e il cloud. Altro aspetto importante è garantire il funzionamento basilare degli automatismi e dei sistemi locali nel caso venga persa la connettività remota, aumentando la resilienza dei sistemi, migliorando il controllo sulla gestione dei dati, soprattutto nei contesti applicativi più critici e regolamentati.

Tecnicamente, si distinguono almeno tre livelli di edge. Il primo è l’edge on-device: microcontrollori, sensori intelligenti, smart camera in grado di eseguire logiche base o inferenza AI direttamente a livello di endpoint. Il secondo è l’edge gateway, tipico di fabbriche ed edifici: appliance o PC industriali che raccolgono e pre‑elaborano i dati provenienti da decine o centinaia di dispositivi, operando anche in modalità offline. Il terzo è l’edge on-premise, costituito da micro data center o server locali che eseguono applicazioni containerizzate, orchestrano i gateway e fungono da ponte verso il cloud.

I campi d’impiego per IoT ed edge computing

IoT ed edge computing trovano applicazioni in campi molto diversi che vedono in testa il mondo dell’auto e dei trasporti per servizi di gestione delle flotte, di assistenza, di sicurezza e supporto assicurativo. Nel campo manifatturiero, l’Industrial IoT serve a monitorare le macchine utensili, rilevare anomalie e avvisare in tempo utile l’assistenza, riducendo i fermi non pianificati, ottimizzando la qualità e aumentando l’efficienza energetica.

L’80% delle grandi aziende manifatturiere italiane ha già adottato in fabbrica almeno una soluzione d’industrial IoT dotata di sistemi edge, tipicamente gateway industriali collegati a PLC e sensori, che eseguono algoritmi di anomaly detection e manutenzione predittiva in prossimità delle linee di produzione.

Nel campo dello smart building e dell’energia, le applicazioni riguardano principalmente i controlli HVAC (controllo di riscaldamento, ventilazione e condizionamento), illuminazione, sicurezza fisica, ricarica veicoli elettrici e telelettura di smart meter. In questi scenari, i sistemi IoT offrono la capacità di  reagire in tempo quasi reale alla presenza/assenza di persone regolando gli impianti per offrire il massimo comfort con il minore spreco d’energia. Anche in questo caso, le situazioni di connettività locale non sempre affidabile suggeriscono l’utilizzo di sistemi edge computing sotto forma di controller o di server locali integrati con i Building Management System (BMS), componenti architetturali di ogni moderno progetto di costruzione.

Aziende utility e applicazioni in ambiti di smart city sfruttano l’IoT per la telelettura dei consumi, il monitoraggio delle reti idriche, dell’illuminazione pubblica, della gestione rifiuti e la mobilità delle flotte. Per queste applicazioni sono spesso utilizzati i sistemi IoT LPWA (low-power wide-area) su ampia scala. Anche in questo caso servono nodi di edge computing per filtrare, localizzare e correlare i dati a livello locale prima dell’invio crittato ai sistemi centrali.

L’integrazione di IoT ed edge con i sistemi aziendali

Gli sviluppi delle applicazioni di IoT ed edge computing hanno sfumato la tradizionale separazione tra mondo OT (Operational technology) – impianti, automazione, fabbrica – e IT – data center, reti, applicazioni business. Laddove in passato integratori e fornitori ICT erano chiamati a operare all’interno del perimetro LAN aziendale, oggi i progetti si estendono all’esterno, comprendendo sensori, PLC, sistemi SCADA e infrastrutture di rete in ambienti produttivi distribuiti. Un cambiamento positivo a livello delle potenzialità di business, ma anche un aumento delle responsabilità verso il cliente. Chi gestisce la sicurezza e gli aggiornamenti firmware degli endpoint? Chi definisce le politiche di segmentazione di rete tra IT e OT? Chi presidia gli SLA di disponibilità su gateway ed edge critici?

Sul piano architetturale, i dati raccolti da dispositivi IoT e nodi edge devono essere esposti ai sistemi esistenti tramite API, bus dati o piattaforme d’integrazione. Gli scenari progettuali più comuni vedono l’interfacciamento dei sistemi edge con il cloud del vendor utilizzato dal cliente (tipico delle soluzioni as-a-service); edge che supportano piattaforme IoT multi‑vendor già in essere, edge che devono esporre dati normalizzati verso data lake o applicazioni gestionali esistenti. La gestione delle identità e delle chiavi (IAM, certificati, ID) deve essere raccordata con le directory aziendali e i sistemi di sicurezza già presenti per evitare di creare isole difficili da governare.

Il mondo IoT+edge eredita le esigenze classiche di affidabilità, sicurezza, TCO prevedibili, integrazione dei processi con bisogni nuovi. Tra questi, la capacità di agire in tempo reale, la flessibilità nel cambiare logiche senza riscrivere software e l’ottenimento della maggiore visibilità possibile sugli asset distribuiti. Per il canale, questo significa proporre IoT ed edge non come isole, ma come estensioni coerenti dell’infrastruttura IT e del modello di governance già in casa del cliente.

Il contributo dell’edge computing alla scalabilità dei sistemi IoT

  • Latenza: in molte applicazioni industriali come, per esempio, nel controllo di processo, motion control o sicurezza fisica, la risposta alle rilevazioni di una camera o di un altro sensore, per essere utili, deve arrivare in tempi ristretti e anche pochi millisecondi possono fare differenza. Va da sé che per queste applicazioni non sia possibile affidarsi a sistemi che inviano dati grezzi a sistemi remoti o in cloud, attendendo le risposte via rete.
  • Banda di rete e costi: gestire i flussi di dati generati da centinaia di sensori o lo streaming video delle telecamere è impegnativo per le reti e inutilmente costoso in ambiti wide area. Per questo serve filtrare ed elaborare localmente i dati grezzi con l’edge computing per poi trasferire a distanza soltanto gli eventi significativi, i dati già aggregati o interpretati.
  • Resilienza: gateway e edge server locali permettono di mantenere operative le infrastrutture IoT critiche e di mantenere in un buffer temporaneo i dati da scambiare anche nel caso venga persa la connettività verso i sistemi centrali dell’azienda o del fornitore di servizi.
  • Sicurezza e compliance: la possibilità di elaborare e anonimizzare a livello di edge i dati sensibili (immagini video, orari di presenza in un ufficio, utilizzo dell’auto, e altro, facilmente riconducibili alle abitudini di singole persone) semplifica la conformità con le normative su privacy e dati industriali, evitando di esportare informazioni intelleggibili al di fuori del perimetro di sicurezza aziendale.

Checklist tecnica per un progetto IoT + edge

  • Connettività: quali tecnologie sono richieste (Ethernet, Wi‑Fi, 4G/5G, LPWAN)? Si prevedono periodi di disconnessione dalla rete e dai servizi in cloud?
  • Volumi e frequenza dei dati: quanti sensori, con quale frequenza trasmettono, quali flussi pesanti (audio/video) devono essere gestiti?
  • Latenza: quali funzioni richiedono risposte in millisecondi e quali possono essere demandate a elaborazioni batch in cloud?
  • Integrazione: quali sistemi aziendali (ERP, MES, BMS, CRM) devono utilizzare i dati, con quali interfacce e formati?
  • Sicurezza e compliance: classificazione dei dati, requisiti normativi, politiche di aggiornamento e gestione delle vulnerabilità a livello di device e di edge
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