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ESG, le nuove regole UE e le implicazioni per imprese e bilanci

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Nel corso degli ultimi anni il tema ESG (Environmental, social and governance) ha fatto un percorso radicale: da elemento facoltativo, presente solo in bilanci sociali e report volontari, è diventato un perno normativo su cui le autorità europee stanno costruendo un nuovo modo di regolamentare le imprese.

Le recenti riforme UE hanno trasformato il concetto di sostenibilità da contenuto etico e reputazionale a obbligo legale con impatti concreti su governance, bilancio e relazione con stakeholder.

L’innovazione normativa guida oggi il cambiamento: non più sostenibilità vista come scelta comunicativa, bensì come ingrediente strategico e obbligato per operare nei mercati europei. Le aziende che non si adegueranno rischiano sanzioni, perdita di credibilità e difficoltà nell’accesso al credito.

La rivoluzione CSRD e il suo ambito di applicazione

Il punto centrale di questa trasformazione normativa è la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che ha sostituito la precedente NFRD è stata pubblicata nel dicembre 2022 ed è entrata in vigore il 5 gennaio 2023. Con la CSRD cambia radicalmente la platea di imprese obbligate alla rendicontazione: non più solo le grandi aziende di interesse pubblico con oltre 500 dipendenti, ma molte più realtà di grandi dimensioni, comprese le PMI quotate e le filiali europee di gruppi multinazionali. Più in dettaglio, la direttiva si applica in modo progressivo: dal 2024 per le grandi aziende già soggette alla NFRD, dal 2025 per le altre grandi imprese, dal 2026 per le PMI quotate e dal 2028 per le filiali europee di multinazionali extra-UE. Si stima che oltre 50.000 imprese dovranno preparare il bilancio di sostenibilità, rispetto alle circa 12.000 coinvolte precedentemente.

Un altro aspetto fondamentale introdotto dalla CSRD è l’obbligo di redigere i bilanci secondo gli standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards). Questi standard impongono criteri rigorosi per la comparabilità, la verificabilità e la coerenza dei dati ESG. Inoltre, assume rilievo centrale il principio della doppia materialità: le aziende devono rendicontare non solo come i temi inerenti all’ESG influenzino la performance finanziaria, ma anche come le proprie attività incidano su ambiente e società.

Le aziende devono quindi dotarsi di sistemi adeguati per raccogliere dati su emissioni, consumo energetico, uso dell’acqua, politiche sociali e parametri di governance, e farlo in modo coerente e controllabile. Non si tratta più di dichiarazioni “soft” bensì di un documento con valore legale soggetto a revisione esterna, analogo al bilancio finanziario.

Aggiornamenti ESRS e linee guida operative

Le novità normative più recenti riguardano l’evoluzione degli ESRS. L’EFRAG ha pubblicato nei mesi scorsi le implementation guidance (IG1–IG3), con indicazioni su materialità, catena del valore e punti dati (datapoints) da raccogliere, utili per interpretare i requisiti tecnici standard. Inoltre, nel 2025 sono state pubblicate exposure drafts (luglio 2025) per la revisione e la semplificazione degli ESRS, con l’intento di rendere gli standard più attuabili e calibrati alle realtà aziendali, in particolare per PMI e imprese con meno maturità ESG. Questo processo di revisione può influire su regole tecniche e tempistiche: le imprese in fase di implementazione devono monitorare attentamente le modifiche strutturali che verranno approvate e recepite dalla Commissione europea.

Un altro elemento focale del nuovo sistema è la Tassonomia UE, che definisce gli standard con cui un’attività economica può essere qualificata come sostenibile. Le imprese devono indicare la percentuale di ricavi, investimenti in attività fisse (CAPEX) e spese operative (OPEX) conformi a questi criteri. Modifiche recenti da parte di delegated acts nel 2024–2025 hanno aggiornato le attività incluse e ridefinito soglie operative. Le imprese devono adeguarsi a questa evoluzione, poiché la classificazione “verde” delle proprie attività incide direttamente sulla rendicontazione e sulla credibilità nei confronti degli investitori.

Lo scorso mese di luglio la Commissione europea ha annunciato di aver adottato una serie di misure per semplificare l’applicazione della tassonomia dell’UE. L’obiettivo è ridurre gli oneri amministrativi per le imprese dell’UE, rafforzando in tal modo la competitività dell’UE e preservando nel contempo gli obiettivi climatici e ambientali fondamentali.

SFDR e trasparenza finanziaria

Nel contesto della finanza sostenibile, la Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) continua a legare i bilanci aziendali alla trasparenza del mondo finanziario. Le autorità europee (ESAs) hanno rilasciato Q&A aggiornate e linee guida sui prodotti finanziari, sugli indicatori PAI (principal adverse impacts) e sulla disclosure obbligatoria, creando una pressione diretta sulle imprese affinché forniscano dati ESG robusti e confrontabili.

Le informazioni rese dalle aziende diventano materia prima per i gestori di fondi e gli strumenti finanziari ESG: se i dati aziendali non sono affidabili o allineati agli standard, l’accesso a capitali “verdi” può risultare compromesso. In Italia, l’implementazione della CSRD è stata recepita tramite un decreto legislativo (n.125/2024) che adatta le disposizioni europee alla normativa nazionale. La Consob ha intensificato l’attività di vigilanza sulle società quotate, emettendo avvisi, consultazioni e linee guida per adeguare i regolamenti degli emittenti alle nuove regole ESG. Le società quotate dovranno garantire che la comunicazione ESG non contenga affermazioni generiche, ma dati quantitativi e verificabili: il rischio reputazionale e normativo è reale per chi non si adegua. Le novità normative hanno impatti concreti anche per imprese italiane, incluse PMI che fino ad oggi non affrontavano la rendicontazione ESG obbligatoria. Nei settori manifatturiero, moda, agroalimentare, l’allineamento a standard rigorosi può favorire l’accesso a mercati internazionali dove i buyer e le catene del valore già richiedono certificazioni ESG spinte.

Tecnologia e competenze: ingredienti essenziali

Per assolvere agli obblighi CSRD / ESRS aggiornati non bastano buone intenzioni: servono infrastrutture tecnologiche avanzate. Le imprese devono dotarsi di piattaforme digitali (cloud, IoT, sistemi di analytics) per raccogliere e integrare i dati ESG. L’intelligenza artificiale e il machine learning possono supportare l’analisi predittiva, la gestione della catena di fornitura e la qualità dei dati raccolti.

Parallelamente, è fondamentale investire nel capitale umano: figure come sustainability managers, analisti ESG e data scientist diventano centrali. Le competenze devono includere conoscenze normative, gestione dati, metriche ESG e auditability. L’obbligo normativo è severo, ma offre vantaggi reali. Un bilancio ESG certificato e trasparente consente di dialogare con gli stakeholder con maggiore credibilità, attrarre investimenti responsabili, ridurre il costo del capitale e migliorare la reputazione nei mercati internazionali. Le imprese che anticipano le regole e costruiscono processi interni virtuosi possono trasformare la compliance in innovazione strategica.

Non conformarsi significa esporsi a rischi legali, sanzioni, perdite reputazionali e difficoltà nell’accesso ai capitali. Inoltre, in un contesto in cui investitori, consumatori e istituzioni attribuiscono crescente valore alla sostenibilità verificabile, aziende poco trasparenti rischiano di essere escluse dalle rotte del mercato “verde”.

Bilancio ambientale e di sostenibilità e report di sostenibilità: le differenze

Nel dibattito sulla sostenibilità i termini “bilancio ambientale”, “bilancio di sostenibilità” e “report di sostenibilità” vengono spesso confusi, ma non sono equivalenti.

Il bilancio ambientale è un documento volontario e specialistico, focalizzato esclusivamente sugli impatti ecologici di un’impresa: emissioni, consumi energetici, rifiuti, uso delle risorse naturali. Nasce come strumento tecnico per rendicontare le relazioni tra azienda e ambiente e non comprende necessariamente aspetti sociali o di governance.

Il bilancio di sostenibilità ha un respiro più ampio e integra la prospettiva ESG. Oltre ai dati ambientali, rendiconta politiche sociali, inclusione, diritti umani, relazioni con il territorio, composizione degli organi di governance. È spesso redatto secondo standard riconosciuti come i GRI e, con l’entrata in vigore della CSRD, diventa obbligatorio per migliaia di imprese europee, assumendo lo stesso livello di formalità e revisione di un bilancio finanziario.

Il report di sostenibilità, infine, rappresenta la versione più narrativa e comunicativa della rendicontazione. Spesso include storie, obiettivi e casi studio oltre ai dati, ed è destinato a un pubblico ampio: clienti, comunità, investitori. Può affiancare il bilancio di sostenibilità come strumento di storytelling e trasparenza, ma non sempre è soggetto a standard tecnici o revisione esterna.

In sintesi, il bilancio ambientale è un documento settoriale, il bilancio di sostenibilità è lo strumento regolamentato e completo, mentre il report di sostenibilità svolge la funzione di narrazione accessibile. Con la CSRD e gli standard ESRS la distinzione tenderà a ridursi: il bilancio diventa vincolo legale, il report la sua espressione comunicativa.

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