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Swappie: smartphone, emotività ed e-waste

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Gli smartphone non sono solo tecnologia: per un italiano su tre sono anche un mezzo con cui poter creare un legame affettivo. In un’indagine, Swappie, piattaforma di vendita di iPhone e iPad ricondizionati, si è fatto portavoce del rapporto tra gli italiani e il loro smartphone, che sembra essere diventato un vero e proprio compagno di vita, capace di offrire conforto nei momenti di solitudine, distrazione negli attimi di noia, sostegno nelle situazioni di imbarazzo e rifugio dei ricordi più intimi e preziosi. Intanto, la questione dell’e-waste viene percepita come un’emergenza seria ma ancora sottovalutata.

Più di un italiano su due usa lo smartphone contro la solitudine

Swappie ha avviato una collaborazione con SWG – società che progetta e realizza ricerche di mercato e di opinione – che ha portato avanti per l’azienda un’indagine volta a esplorare il legame emotivo tra gli italiani e il loro dispositivo mobile, testato su un campione di circa 1000 individui della popolazione italiana tra i 18 e i 64 anni.

La ricerca che abbiamo svolto in collaborazione con SWG ci mostra quanto lo smartphone sia diventato un oggetto identitario: un italiano su tre descrive questa relazione come qualcosa in più dell’uso quotidiano, è un vero legame emotivo, capace di raccontare chi siamo e come viviamo” ha dichiarato Elena Garbujo, country manager di Swappie Italia.

In base a quanto emerge dalla ricerca, lo smartphone arriva, nel 70% dei casi, a essere un alleato per combattere la noia, e il 56% degli intervistati (più di un italiano su due) lo reputa un mezzo di conforto per affrontare momenti di solitudine. Questa relazione si riflette anche nei comportamenti quotidiani: il 71% lo porta con sé da una stanza all’altra, il 45% lo pulisce prima di appoggiarlo e il 34% prova un senso di sicurezza semplicemente avendolo sott’occhio. Una presenza discreta ma costante, a cui molti dedicano cure e attenzioni, come si farebbe con una persona cara o un oggetto di valore.

Telefono come rifugio emotivo: serve fiducia quando lo si deve vendere o donare

In un mondo sempre più frenetico, lo smartphone diventa un rifugio sicuro, un luogo dove poter archiviare ricordi, emozioni e tappe significative della propria vita. Per circa un italiano su due, episodi importanti come viaggi, relazioni, sfide personali o momenti di crescita sono legati al dispositivo che si possedeva in quel periodo. Soprattutto tra i più giovani (18-34 anni) il legame è particolarmente forte, cioè considerano lo smartphone un vero e proprio scrigno digitale della propria identità, dove custodire frammenti di vita.

Anche per questo, l’idea di separarsi da un vecchio telefono non è affrontata da tutti con disinvoltura. Spesso ci si fa trasportare maggiormente dall’emotività: il 27% teme di perdere qualcosa di importante, il 13% vive il cambio con malinconia, mentre il 21% vive il momento del cambio come un gesto simbolico, legato a una svolta o a un nuovo inizio.

Quasi otto italiani su dieci conservano un telefono vecchio, per ragioni di precauzione, di sicurezza dei dati, o di attaccamento emotivo. “Lasciare andare” un vecchio smartphone è un gesto quasi intimo, perché non si tratta di cedere un oggetto, ma di affidare a un’altra persona un pezzo della propria storia. Quando arriva il momento della separazione, di vendere o donare il proprio dispositivo, la fiducia diventa un aspetto fondamentale da tenere in considerazione. Il 60% degli italiani cerca, infatti, un interlocutore affidabile a cui cedere il proprio bauletto di ricordi.

 

Sostenibilità economica ed e-waste

Accanto all’aspetto emotivo, ci sarebbe da considerare anche l’impatto ambientale della tecnologia e del suo scarto. Per il 73% della popolazione è importante adottare comportamenti più responsabili soprattutto per contrastare l’inquinamento causato da uno scorretto smaltimento dei rifiuti elettronici. Tuttavia, solo un intervistato su quattro afferma di aver davvero a cuore la questione. L’e-waste è percepito come un’emergenza seria ma ancora sottovalutata, soprattutto dagli over 55, mentre i giovani sembrano distaccarsi dalla questione, forse assuefatti dalla velocità con cui la tecnologia si evolve e si rinnova.

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