La physical AI sarà una priorità assoluta delle aziende per i prossimi tre-cinque anni. Lo dice uno studio condotto dal Capgemini Research Institute nel 2026, “Physical AI: Taking human-robot collaboration to the next level”. Il report analizza l’impatto della physical AI sulla robotica e il valore che può generare per le imprese.
Da automazione ad azione autonoma “fisica”
La physical AI segna il passaggio dalla semplice automazione a un’azione autonoma nel mondo reale. I robot stanno diventando più veloci (e bravi) ad adattarsi autonomamente agli ambienti complessi, simulando l’operatività e quindi riducendo drasticamente i tempi di addestramento. Questi progressi sono ulteriormente rafforzati dagli sviluppi nell’edge computing e nelle batterie, dalla riduzione dei costi hardware, da nuovi modelli commerciali come il robotics-as-a-service (RaaS) e da innovazioni nella connettività, tra cui il 5G privato e i sistemi di posizionamento wireless ad alta precisione.
La rivoluzione AI-powered dei (quasi) umanoidi
A oggi, l’adozione dell’AI in ambiente fisico è già in corso. Il 79% delle organizzazioni, infatti, la sta già utilizzando, e il 27% ha già avviato soluzioni di questo tipo o le sta portando su scala. Molti la considerano un elemento “rivoluzionario”.
Oltre due terzi dei dirigenti su un campione di 15 aziende sparse per il mondo la ritengono tale, perché consente ai robot di interpretare il contesto e adattarsi in tempo reale, operando in ambienti non strutturati. Oggi più che mai, le innovazioni tecnologiche e dinamiche di mercato stanno accelerando la domanda dell’AI su larga scala. Dall’indagine, emerge che il 43% dei dirigenti la considera uno strumento ideale per sostenere la produzione domestica su larga scala. Non solo i processi di reindustrializzazione, ma anche la sola carenza di manodopera (soprattutto nei settori agricoltura, retail, high tech, logistica e automotive), starebbero spingendo per un cambio di paradigma: la physical AI viene considerata dal 74% dei dirigenti come fattore determinante per il futuro della robotica adattiva.
Stando all’opinione del 60% dei dirigenti, non solo la physical AI si adatterà a contesti già precedentemente esistenti, ma renderà praticabili casi d’uso prima impraticabili, ampliando l’impatto su produttività, resilienza, sicurezza e crescita. E le applicazioni spaziano da operazioni di micro-logistica, attività di pick-and-place e sopralluogo, da ambienti pericolosi fino a situazioni specifiche di settore, dal manifatturiero, al settore pubblico.
Ma, nonostante il clima rivoluzionario, la possibilità che un giorno in azienda operino davvero dei robot umanoidi, è ancora lontana. “La robotica ha una lunga storia di promesse troppo ambiziose, dovute a progressi iniziali che hanno generato aspettative superiori alle capacità reali della tecnologia – spiega Francesco Fantazzini, chief technology innovation officer di Capgemini in Italia -. Ciò che cambia oggi non è l’entusiasmo, ma la convergenza tra AI, dati e maturità ingegneristica. Implementare la physical AI in modo responsabile, sicuro e graduale sarà fondamentale per instaurare un clima di fiducia, garantendo sicurezza fin dalla progettazione, trasparenza e supervisione umana come elementi centrali di una collaborazione sostenibile tra esseri umani e robot”.
Il robot quasi umano è possibile?
Il report parla di anni, circa sette, prima che si renda possibile una diffusione su larga scala di robot con capacità, “intelligenza” e autonomia quasi umane. Un traguardo che sembra oggi più vicino che ieri, ma che presenta ancora alcune criticità.
Quasi due terzi dei dirigenti prevedono che la physical AI raggiungerà una dimensione significativa (in termini di passaggio da progetti pilota a implementazioni su larga scala) entro i prossimi cinque anni. La scalabilità resta tuttavia una sfida per circa otto dirigenti su dieci, principalmente a causa della mancanza di maturità tecnologica e operativa.
Almeno nel breve periodo, secondo più della metà del campione, la crescita sarà trainata dalle tipologie di robot già consolidate. I robot umanoidi, nonostante il forte interesse, restano per molti una prospettiva di lungo periodo. L’affidabilità, i costi elevati prevedibili e il muro dell’opinione pubblica rappresenterebbero, secondo alcuni, i limiti più onerosi.

