Un’indagine di NordVPN mostra il divario tra ciò che gli italiani temono di perdere online e ciò che i criminali informatici rubano davvero. Mentre un italiano su dieci sarebbe disposto a rinunciare alla pizza pur di proteggere i propri dati bancari, sul dark web è proprio l’accesso quotidiano — email, streaming, social — a fruttare di più ai malintenzionati, con un set completo di dati identificativi in vendita a soli 90 dollari (circa 78 €).
La ricerca, condotta dall’azienda di cybersecurity, incrocia due rilevazioni: un sondaggio sulla percezione del rischio da parte degli utenti italiani e un’analisi dei listini di compravendita di dati rubati sul dark web. Il risultato è una fotografia che ribalta alcune convinzioni diffuse su cosa cercano davvero i cybercriminali.
Quasi un terzo degli italiani non rinuncerebbe mai a Internet
Dai dati emerge che il 29% degli italiani non riesce a immaginare una giornata intera senza connessione, mentre il 27% teme che i propri dati personali circolino già online a propria insaputa. Un timore non campato in aria: il 64% degli intervistati ha condiviso online nome e cognome, il 66% la data di nascita, il 44% la situazione sentimentale e il 43% l’indirizzo completo. Un italiano su dieci ha diffuso persino i propri dati bancari, mentre oltre uno su cinque ha condiviso il codice fiscale, informazione che può dare accesso a dati sanitari e finanziari sensibili. L’11% degli italiani ammette oggi di essersi pentito di aver pubblicato certe informazioni personali.
Il vero listino del dark web: meno costoso di una pizza a domicilio
A dispetto delle paure legate a documenti e conti correnti, secondo Marijus Briedis, chief technology officer di NordVPN, il furto di dati è “qualcosa di molto più ordinario: la password della tua email, l’account Netflix o i dati di una carta di pagamento”, proprio perché più facili da sottrarre.
I numeri lo confermano. Una carta di pagamento rubata ha un prezzo mediamente di circa 13 dollari (11 €), quasi quanto una pizza a domicilio. Un passaporto o una patente digitali italiani si vendono a 35 dollari (30 €), una carta d’identità a 31 dollari (27 €), mentre un “fullz”, il set completo di dati identificativi di una persona, costa 90 dollari (78 €). I documenti fisici, invece, valgono molto di più: un passaporto o una carta d’identità autentici possono arrivare fino a 1.500-1.800 dollari (1.300-1.560 €).
Sul fronte degli account, un profilo Office 365 italiano è in vendita mediamente a un prezzo di 26,90 dollari (23,30 €) e consente di accedere alla casella di posta della vittima e reimpostare le password di tutti gli altri servizi collegati. Le credenziali di Netflix scendono sotto i 5 dollari (4,30 €), mentre gli account social variano dai 12 dollari (10,40 €) di Telegram ai 60 dollari (52 €) di TikTok. I prezzi più alti restano quelli legati alla finanza: gli account Wise raggiungono un valore medio di 899 dollari (779 €), quelli Revolut superano i 1.700 dollari (1.470 €).
“I risultati mettono in luce un paradosso: le persone si preoccupano soprattutto dei dati “importanti” come coordinate bancarie, estremi di documenti d’identità e cartelle cliniche, quando invece i criminali prendono di mira più spesso gli account di uso quotidiano come email, servizi di streaming e social media. Basta un solo account di posta elettronica violato per spianare la strada a un furto d’identità completo”, spiega Briedis.
Cosa sacrificherebbero gli italiani per sparire dal web
Interrogati su cosa sarebbero disposti a rinunciare pur di cancellare del tutto la propria presenza online, il 26% degli italiani ha indicato l’alcol, il 24% i videogiochi e il 17% dolci e dessert. Alla domanda si è affiancato anche un dato più identitario: l’11% rinuncerebbe a pizza o pasta, un sacrificio che nel nostro Paese pesa più di molte statistiche.
Le contromisure indicate dagli esperti
Secondo NordVPN, ridurre l’esposizione ai furti di dati non richiede misure straordinarie ma abitudini costanti: password forti e univoche per ogni servizio, autenticazione a più fattori, uso di una VPN sulle reti pubbliche e maggiore cautela nelle informazioni condivise online. “La sicurezza informatica non è una questione di paranoia, bensì di abitudini […] bastano questi semplici accorgimenti per essere un gradino sopra alla stragrande maggioranza delle vittime, perché i criminali puntano sempre prima alle prede più facili”, conclude Briedis.

